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Il racconto funky di Cristiana Minelli «Perché tutti abbiamo bisogno di favole»

alice benatti
Il racconto funky di Cristiana Minelli «Perché tutti abbiamo bisogno di favole»

«King of Freskura» il pinguino con corona e scettro di cialda in una storia magica che diverte, commuove e fa riflettere

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alice benatti

«È una storia che si inerpica in mille vicissitudini, anche incredibili, con un finale imprevedibile che lascia la porta aperta alla speranza». Così Cristiana Minelli, giornalista e scrittrice, descrive il suo racconto di Natale «King of Freskura. Una favola funky» in uscita questa settimana per Il Dondolo: la casa editrice digitale del Comune di Modena diretta da Beppe Cottafavi. Sono un pinguino con la corona, parecchi cimiteri e un “funerale” i compagni d’avventura di questa storia d’amore ambientata a Siviglia, nel cuore dell’Andalusia, che vede un uomo molto ricco fare il giro di quattro cimiteri pur di trovare un mazzo di fiori da regalare alla donna che intende conquistare. Fantasia? Anche, ma un “appiglio” alla realtà c’è: l’ispirazione di Minelli, che ha lavorato con Comix e collabora con diverse case editrici, viene da una storia vera e romantica.

Com’è nata l’idea di questo racconto?

« È successo questo: quando Beppe Cottafavi mi ha chiesto se potevo scrivergli un Dondolo di Natale io stavo sistemando delle vecchie carte digitali ed è saltato fuori un disegno di un pinguino con la corona e uno scettro di cialda che era l’immagine pubblicitaria realizzata da mio fratello per la «Heladeria Freskura» di Siviglia. Che esiste veramente, ci sono stata! Pensa che questa gelateria aveva realizzato una macchina - Aurelia Printing Machine – che permetteva ai bambini che andavano lì a prendere il gelato di stampare a secco la figurina di questo pinguino. Comunque: dopo la chiamata di Beppe, ho pensato “secondo me questo pinguino vuole andare a spasso per la città”. E così la storia si è messa in moto. Dopodiché abbiamo chiesto ai titolari della gelateria di usare il disegno per la copertina e loro ci hanno risposto “Vamos!”. C’è poi una seconda traccia importante, sempre recuperata dalla realtà, che mi ha portata a scrivere questa storia».

Quale?

«Dirò il peccato ma non il peccatore. Ho conosciuto un uomo innamorato, ricchissimo, che una sera aveva un appuntamento con una donna che voleva conquistare. Avrebbe tranquillamente potuto mandare dei fiori, farli comprare alla sua segretaria, insomma risolvere la questione in un attimo. Invece quella domenica pomeriggio, con tutti i fiorai chiusi, mi ha raccontato di aver setacciato quattro cimiteri per riuscire a conquistarsi un mazzo di fiori da portare alla sua innamorata e farle vedere che non aveva fatto riferimento a nessuno. È un’idea follemente romantica e molto divertente che è finita nel tessuto costitutivo della mia storia costellata da Eros e Thanatos – quindi l’amore e la morte – non in modo tragico ma con quell’humor un po’ inglese tipico di certi film come “Quattro Matrimoni e un funerale”. È ambientata a Siviglia, città che trovo specialmente bella perché oltre a essere misteriosa e affascinante anche d’inverno profuma d’arance…sono dappertutto. Mentre passeggi ti lascia l’impressione di custodire una storia dietro ogni angolo. E adesso c’è anche questa».

E ci hai messo dentro anche l’Alzheimer…

«Sì perché per chi ci precipita è un tunnel che rende la vita impossibile ma allo stesso tempo è una malattia dove tutto è possibile. L’ho inserita anche per ricordare che il mondo delle patologie non è popolato solo dal Covid: ci siamo dimenticati di tutti i malati di cancro, di demenza, di quelli che hanno bisogno. Magari teniamo a mente che c’è un pianeta di persone che necessitano di essere curate e assistite a prescindere dal Covid».

Pensi che questo Natale abbiamo più che mai bisogno di favole?

«Io ho un bisogno intrinseco di favole quindi faccio fatica a pensare che un adulto non ne abbia bisogno. Secondo me abbiamo tutti bisogno di sognare, di perderci in racconti che ci portino da qualche altra parte, che ci facciano vedere che ci sono possibilità anche incredibili. Troppa realtà uccide, in questo momento ancora di più. Un po’ di fantasia non può fare altro che salvarci».

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