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la mostra 

Le “anime” dell’opera di Soli Il Salotto omaggia il vignolese

Michele Fuoco
Le “anime” dell’opera di Soli Il Salotto omaggia il vignolese

L’artista e professore ricordato nella Casa del Muratori a 11 anni dalla morte  con i lavori di pittura, scultura e grafica. Percorso dal “chiarismo” all’informale 

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Michele Fuoco

Vignola. Era stata programmata nel 2020 la mostra, presso il Salotto di L.A. Muratori di Vignola, per ricordare l’artista Cesare Soli (Vignola 1926 – 2010), a 10 anni dalla scomparsa. Ma il lockdown scoraggiò qualsiasi evento espositivo. Un evento che, invece, è stato possibile, con il rispetto delle norme, attuare in questi giorni anche con la partecipazione del sindaco Emilia Muratori. E la mostra, a cura di Marco Fornaciari e Domenico Simonini, resterà aperta, con ingresso gratuito, fino al 9 gennaio: venerdì 15.30-18.30; sabato e festivi 10-12, 15.30-18.30. Il Salotto accoglie opere di pittura, scultura e grafica, perché Soli è stato artista nel senso totale del termine, ma anche un personaggio di tutto rispetto, tanto che questa retrospettiva vuole celebrare non solo l’artista, ma anche il professore e l’amico. Il professore, in quanto Soli è stato per molti anni insegnante di educazione artistica nella scuola media, meritando la considerazione e la stima di tutti; l’amico, perché sapeva stabilire relazioni cordiali, affabili con gli altri, soprattutto con i giovani, ai quali impartiva anche lezioni d’arte. Particolari i rapporti con gli Amici dell’Arte di Vignola (Mario Sighinolfi, Lamberto Franchini, Ugo Anceschi, Angelo Rilei…) che incontrava nel suo studio, di fronte alla sua abitazione, diventato una sorta di fucina di iniziative, tra cui la realizzazione di cartelle di grafica e formelle in terracotta, da offrire, a prezzi modici, per le feste natalizie, agli iscritti dell’Associazione per sostenere l’attività del Salotto Muratori, di cui Cesare è stato socio fondatore e, nel tempo, direttore artistico e presidente onorario.

E’ la dimensione di creatore di immagini che la mostra vuole evidenziare con una selezione di opere, tra cui spicca il ritratto a carboncino, nel 1948, di Franca, una spigliata ragazza di 15 anni che diventerà sua moglie, e quello dell’amico Emilio, presentato al concorso artistico-culturale “Anno Santo” con la presenza di 3961 lavori di 1310 concorrenti. Soli è tra i 72 premiati delle varie sezioni (fotografia, medicina, narrativa, poesia, critica letteraria…). E riceve nel 1952 in Campidoglio, dalle mani del Ministro della Pubblica Istruzione Segni, il secondo premio per le arti figurative. E’ uno dei tanti premi che Cesare riceverà nella sua lunga carriera, tra cui spicca quello, nel 1963, dedicato al Concilio, presentando sei grandi tele dedicate ai misteri gaudiosi.

Sorprendono i dipinti tra gli anni Cinquanta e Sessanta (le nature morte con pere, candeliere, borgo di Savignano, paesaggio, strada di borgo, brocche, abside…) per il segno e il colore che si compenetrano l’un l’altro come elementi necessari per manifestare il ritmo con cui si manifesta la vita stessa, spogliata della sua pesantezza, delle cose e dei luoghi, nonché della figura umana (fanciulla). E’, invece, pittura di luce quella degli anni Settanta e dei primi Ottanta (vigneto, nature morte, paesaggi…), dove il colore si estenua in dolcezza, quasi nel recupero del regno della purezza e dello stupore. Sono opere che possono trovare rispondenze nelle tenerezze cromatiche di artisti del “chiarismo”, come Semeghini, Lilloni e il modenese Tino Pelloni. Soli vive l’arte come stato di grazia ininterrotto anche quando nelle anni Novanta porta la pittura ad un flusso continuo di mutazioni, ad un mondo di essenza, a guizzi cromatici esaltati nell’immediatezza del gesto. Gli alberi, le colline e i boschi perdono di identità ma si arricchiscono di fremiti, di aspetti inebrianti. E’ una sorta di “ultimo naturalismo” con cui il critico Francesco Arcangeli proponeva in termini esistenzialisti il rapporto tra uomo e natura.

Nelle dimensione classica si colloca, invece, la sua scultura (ragazza con colomba, presepe), secondo gli insegnamenti dello zio Ivo Soli, che ha operato soprattutto a Milano. Senza dimenticare che Cesare è anche bravo incisore (cancelletto, padovane, villa nel bosco). In mostra anche il ritratto in terracotta di Soli realizzato da Marco Fornaciari.

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