“Emily in Paris” va di gran moda Abiti e accessori delle attrici vanno a ruba
Nuova stagione per la serie di successo che grazie alla costumista Field aiuta anche il mercato
L’americana contemporanea più famosa di Parigi è tornata!
Prepotente la mano di Patricia Field, la costumista che ha pennellato su Lily Collins, figlia di Phil Collins, un look su misura dall’effetto assicurato. Tre giorni prima di Natale, Netflix ha lanciato la seconda stagione di “Emily in Paris”, la serie tv che nel 2020 ha macinato record, ottenendo sulla piattaforma il miglior risultato dell’anno tra le commedie più viste e che racconta le avventure di una giovane pubblicitaria di Chicago, molto à la page, nella capitale francese tra luoghi comuni e storie che si intrecciano.
Nelle nuove puntate quasi centocinquanta marchi, per un totale di dieci mila vestiti, sono indossati da Emily e i suoi amici sotto la supervisione di Patricia Field appunto, la superstar fra i costumisti con una carriera da leggenda tra candidature e premi vinti, da “Sex and the city” al “Diavolo veste Prada”. È a lei che va l’eterno ringraziamento del mondo della moda per aver reso indispensabile a milioni di donne in tutto il mondo la baguette di Fendi, come quella di Carrie, o il vestito sottoveste, come quello di Carrie. L’intero armadio di Carrie era diventato un genere di prima necessità!
E ora la Field, dopo aver snobbato il sequel per impegni precedenti, a 79 anni si trova alle prese con la sua ultima musa, il personaggio di Emily Cooper e anche se il successo riscosso nella prima stagione dal guardaroba molto colorato della protagonista è stato planetario, non sono mancate le critiche dei francesi offesi nell’orgoglio per i loro cliché rivisitati in chiave americana.
Dai croissant al complesso di superiorità, fino ai selfie sotto la Tour Eiffel, sono stati i cappelli indossati da Emily in tutte le sfumature e fantasie a irritarli di più. L’indignazione ha occupato pagine e pagine di giornali preoccupati per la reputazione all’estero della Capitale: ma quando mai tutte le donne porterebbero un berretto? I numeri però parlano chiaro: Emily fa tendenza. Il capello da pescatore indossato durante una puntata ha fatto crescere del 342% sulla piattaforma Lyst le ricerche per accessori simili. Secondo la stessa Field si chiama Emily l’oggetto cult della seconda stagione, un paio di guanti da pilota (senza dita) creati dalla costumista in collaborazione con il marchio Seymoure e battezzati con lo stesso nome della protagonista perché durante la serie li usa in più occasioni, da St. Tropez al cuore di Parigi.
Tuttavia nel successo della Field c’è un tocco francese, nel team è stata arruolata Marylin Fitoussi, la costumista della Ville Lumière con il compito di insegnare alla collega americana come si comporterebbe, vestirebbe e penserebbe una vera parigina. Insieme hanno scelto di suddividere in tre settori il guardaroba di “Emily in Paris”: un terzo marchi di lusso, un terzo vintage e un terzo stilisti emergenti. Tra quelli non ancora conosciuti segnatevi: Marcia, Coperni e Weinsanto, ne sentirete parlare a lungo. Parola di Patricia Field! Queste serie televisive rappresentano la piattaforma ideale per consacrare nuovi nomi e dare spazio alla creatività.
Per il sequel di “Sex and the city”, “And just like that”, le tre ragazze di New York sono state affidate dalla Field a Molly Rogers, che già in passato aveva collaborato con lei sul set di molti episodi. Non tutti i nuovi look, però, hanno riscosso il successo sperato. Il pubblico ha preferito puntare sulle certezze, così 24 ore dopo la messa in onda della prima puntata, su Vestaire Collective, il sito leader dell’usato di lusso online, sono schizzate in alto le ricerche per i pezzi iconici usati dalle protagoniste. I clic sulla baguette di Fendi sono cresciuti del 42% e quelli su Norma Kamali addirittura del 900%. È difficile inventarsi Patricia Field, ma è più facile che Patricia Field, inventando i look dei personaggi che le vengono affidati, faccia di Carrie Bradshaw o di Emily Cooper o del brutto anatroccolo che ne “Il diavolo veste Prada” diventa cigno, Andy Sachs, lo specchio nel quale si riflettono i sogni di milioni di donne in tutto il mondo.
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