Gli ottant’anni di Maurizio Pollini una vera leggenda tra i pianisti
ROMA. Maurizio Pollini, che oggi compe 80 anni, a 15 anni vinse il primo concorso internazionale e quando, tre anni dopo, nel 1960, da poco diplomato al conservatorio di Milano, vinse il prestigioso Concorso Chopin a Varsavia, Arthur Rubinstein, che era tra i giurati, esclamò: «Questo giovane suona tecnicamente già meglio di tutti noi». Oggi quel giovane possiamo dire che ha fama assolutamente internazionale ed è entrato nella leggenda della storia dei grandi pianisti. Questo ha voluto dire disciplina durissima e continua e ora, apprestandosi a festeggiare gli 80 anni, ammette, come ha dichiarato recentemente, di «sentire una certa fatica. I pianisti invecchiano, certo, ma dalla loro hanno un ottimo antidoto, la musica. Suonare ogni giorno per ore e ore fa meglio dell'andare in palestra: tiene sveglio il cervello, agili le mani. Alla tastiera passano i dolori, si dimenticano gli anni. Soli, immersi nella musica, il tempo si ferma. A volte persino va indietro e si torna giovani». I suoi studi, dopo il successo a Varsavia, continuarono ed ebbero un momento alto nel perfezionamento con Arturo Benedetti Michelangeli che lo aiutò anche a lavorare ulteriormente sulla tecnica che, assieme a una profonda cultura musicale e alla bravura, gli permette sempre di mettere in evidenza la costruzione strutturale di un brano affrontato con spirito razionale, ma in cui fa poi affiorare pian piano il sentimento, la vena malinconica o appassionata come sostanza stessa dei dettagli e della forma della composizione, con una minore rigidità arrivata anche col tempo: «Credo oggi la mia interpretazione sia più libera nel ritmo e che ci siano maggiori elementi di 'rubato '- confessava tre anni fa - ma restando sempre lontano da esagerazioni di fine Ottocento». La sua è un'interpretazione che ha sempre voluto si basasse sul rispetto totale del testo scritto, ma restando sempre molto moderna, senza abbandoni lirici o eleganze virtuosistiche, con una forza espressiva tutta interna al lavoro. Una modernità che è nella sua formazione culturale che, per ambiente famigliare (suo padre era un noto architetto razionalista e la madre una musicista sorella del pittore e scultore Fausto Melotti) e frequentazioni negli anni '60, a partire da quella con Nono, non vive l'arte e la musica come qualcosa di distaccato dalla vita e quindi ne ha fatto un artista intellettuale che ha sempre espresso pubblicamente le sue idee e il suo impegno civile e politico, come quando negli anni '70 suonò in scuole e fabbriche, o quando esprime le sue opinioni. Così i suoi interessi musicali, il suo repertorio non sono rimasti circoscritti nel continuo approfondimento.,La vita artistica di Maurizio Pollini, nato nel 1942 e cresciuto a Milano, è stata sempre legata al Teatro alla Scala, dove debuttò sedicenne nel 1958 eseguendo in prima assoluta la Fantasia per pianoforte e strumenti a corda di Ghedini diretto da Thomas Schippers , e poi costantemente per oltre 150 tra recital e concerti da solista o coi direttori più importanti, a cominciare dall'amico Abbado. Egli stesso si è misurato anche come direttore d'orchestra, anche nella lirica. Impossibile dire dove e con chi ha suonato Pollini in oltre 60 anni di attività; sarebbe un elenco lunghissimo che comprende tutte le maggiori sale da concerto del mondo.
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