L’incontro tra maestro e giovane Guerzoni dialoga con Modica
Alla Galleria Studio G7 di Bologna viene proposta un’interessante esposizione La mostra diventa un progetto di riflessione tra artisti di generazioni diverse
Michele Fuoco
BOLOGNA. Un artista affermato (Franco Guerzoni, Modena 1948), e un giovane (Lorenzo Modica, Roma 1988) in dialogo nella mostra “Nascosto in bella vista”, fino al 19 gennaio, a Bologna, presso la Galleria Studio G7. «La mostra – spiega Guerzoni - si inserisce all’interno di un progetto di riflessione tra artisti di generazioni diverse, inaugurato dalla galleria nel 2019 con la bipersonale di Jacopo Mazzonelli e Giulio Paolini. Ora, invece, vengono proposti il mio lavoro e quello di Lorenzo Modica nella mostra, con presentazione di Davide Ferri. Quindi, un giovane artista che si confronta con un artista non tanto giovane. L’esposizione si svolge attorno ad alcuni punti di contatto fra le loro poetiche, in particolare viene messa in luce la loro comune sensibilità per l’immagine». Guerzoni presenta tre lavori, uno con data 1980, dal titolo “Spie”, è una grande lastra di gesso che dalle crepe fa intravvedere un piccolo viso che guarda dalle fenditure: uno dei primi esempi di ricerca verso la pittura dopo gli anni nei quali il modenese utilizzava il mezzo fotografico, o meglio la fotografia come supporto del suo lavoro di allora. Inoltre, una piccola struttura in gesso dipinto dal titolo "Intravvedere" del 2018, si offre come una piccola stanza che costringe lo sguardo dello spettatore verso i suoi lati per vederne l'interno. Esposto pure un lavoro a parete dal titolo "Reve néolitique" recentissimo, che presenta due grandi gessi come struttura portante per un volo di carte molto che nelle immagini narrate si rifanno ai decori di una grotta alto neolitica, scoperta dal professore Paolo Graziosi, figlio dello scultore Giuseppe. Grotta che si può osservare soltanto attraverso le foto.
L’ingresso è prudentemente chiuso alle visite del pubblico che comprometterebbe la fragilissima l'esistenza. Forse, per tale ragione, questo vero e proprio tempio del remoto ha suscitato in Guerzoni una grande curiosità e infinite fantasie.
Di Modica, invece, viene presentato un dipinto del 2021, “La chacha”, in cui l’intervento dell’artista nasce dal supporto (tessuto/tovaglia), include il collage e approda a segni che sembrano ipotesi di figure fragili e momentanee. Accanto a questo lavoro, una installazione di lavori su carta e disegni, disposti a parete in forma libera e parzialmente visibili. L’installazione è stata pensata dal giovane romano appositamente per lo spazio di G7.
«Modica – nota Ferri – utilizza spesso stoffe e tessuti, i cui pattern invitano l’artista a depositarvi liberamente macchie e campiture, ma anche ritagli e frammenti di immagini stampate o fotografiche, fino a definire una specie di paesaggio astratto nel quale collocare segni e tratti che, sincopati e intermittenti, appaiono come ipotesi di figure e cose riconducibili al reale. Guerzoni, invece, opera attraverso un lungo lavoro di stratificazione che dona all’opera un forte spessore materiale, all’interno della quale, idealmente, le immagini finiscono per nascondersi o rivelarsi come ritrovamenti per via di un lavoro di scavo (nel supporto), operato dall’artista a posteriori, un processo di sottrazione e nuove aggiunte di colore e materia».
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