Dentro Walt Disney, le mille sfaccettature dell’uomo
L’arte è dare forma a un altro mondo. E ogni avanguardia si prefigge il compito di «sfuggire alla fotografia dell’esistente». Creando un universo parallelo, dove «suoni, immagini, parole sono corpi da fondere in una sinestesia che coinvolga tutti i sensi, che produca l’inesistente». Non stiamo parlando dell’idea di opera d’arte totale cui aspirava Richard Wagner, ma del genio del papà di Topolino. In questo bellissimo ed esauriente saggio, Mariuccia Ciotta, finissima critica cinematografica con un debole per l’animazione, ci dice tutto quello che avremmo voluto sapere su Walt Disney e nessuno ci ha mai rivelato. Anzi, a volte ci hanno pure confuso le idee, con ambigue malignità sull’antisemitismo di un cartoonist reazionario e prepotente.
Il ritratto sfaccettato e informatissimo, che approfondisce insieme biografia e opera, non tralascia alcun aspetto: dalla nascita di Mickey Mouse alle varie tappe della arcinota filmografia, dalla prima ardita Silly Symphony del 1929, con gli scheletri che ballano mentre il crollo di Wall Street provoca i suicidi dei banchieri, al sogno di quella città dell’utopia che nelle intenzioni era Disneyland, diventata con il tempo un divertimentificio kitsch. Sempre con un occhio alla storia americana (dallo sciopero degli studios nel 1941 alla propaganda antihitleriana) e l’altro al grande cinema dell’epoca (gli incontri e le affinità con Sergej Ejzenstejn, Charlie Chaplin, Frank Capra). Tra la mostruosità dei freaks (Dumbo, il Brutto Anatroccolo) trasformati «da minaccia per la comunità in modello», e lo straordinario mix umano e animale di personaggi ormai immortali, si traccia il profilo di un “sogno americano” che, giocando con la metamorfosi, riesce a trasformare il caos dell’esistente in un tripudio di meraviglie, nel quale «a un sasso spuntano gli occhi, a un barattolo esce la voce, a una scarpa rotta l’anima».
Tra le chicche, una lunga intervista con Diane Disney Miller, figlia di Walt. Dunque, sorella di Topolino.
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