Gazzetta di Modena

castelnuovo 

Lorenzo Bonechi, un pittore colto che guarda alla tradizione senese

Michele Fuoco

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Castelnuovo. “San Francesco e gli uccelli” è la grande opera di Lorenzo Bonechi che si può ammirare, fino al 23 gennaio, al Crac di Castelnuovo, spazio sotto le mura storiche, delimitato soprattutto da vetrate che consentono la visione dell’opera in qualsiasi momento della giornata. L’esposizione di un solo dipinto è determinata dal fatto che l’opera, di notevoli dimensioni, appartenente alla collezione del compianto Carlo Cattelani, è tra le più importanti e significative dell’artista toscano, e richiede un’attenzione particolare per capirne il valore anche poetico nella sua attualità, perché sostiene un criterio di selezione e di organizzazione dell’immagine che interpreta e restituisce un’mozione, uno stato d’animo dell’uomo e del creato. «Il lavoro di Bonechi – scrive nel testo critico Alessandro Mescoli, curatore, con Tiberio Cattelani, della mostra “La pittura e l’attesa” – deve la sua riconoscibilità all’inesausta ricerca sul colore, insieme all’elaborazione di un modello pittorico legato ad un cultura visiva di “umanesimo esteso» tipicamente italiano. L’impianto cromatico utilizzato dall’artista anche nel “San Francesco e gli uccelli” è estremamente ricercato e può essere assimilato a quello di importanti opere del passato: dagli affreschi toscani del due-trecento alle icone bizantine, fino ad arrivare in alcuni casi a piatte campiture di deriva suprematista. Dedito alla pittura ma anche al disegno e al pastello, Bonechi sviluppa nell’ambito di questa tecnica un segno incerto rispondente al ricordo, con un controllo cromatico simile a quello dei divisionisti. Le figure allungate di uomini e donne che il pittore toscano, morto improvvisamente nel 1994, a 39 anni, all’apice della sua carriera, rappresenta nei suoi quadri, sono note per essere avvolte da una luce tagliente ed abbacinante che ne esalta vesti e silhouette, congelandole in situazioni teatralizzate ed intime. Si accresce così la sensazione di silenzio e sospensione dell’intera scena, spesso derivata da episodi storici o religiosi. L’immagine, spogliata della sua pesantezza, sembra nascere dall’immediatezza di sensibilità, da stati d’animo, L’essenzialità si trasforma in dolcezza di profili leggiadri e tocca intimamente l’osservatore. Il significato artistico risiede nella grazia delle figure in un panorama naturalistico, teneramente intriso di luce e affettuosamente contemplato. Bonechi, che è anche scultore e grafico, lega il suo nome al “ritorno alla pittura”, reclamato anche da Carlo Maria Mariani, Ubaldo Bartolini, Omar Galliani. E la sua opera, con rimandi alla pitturas senese e di Piero della Francesca, può essere collocata tra quelle degli Anacronisti, dei citazionismi, dei pittori colti che, tra l’altro, si sono visti alla Biennale di Venezia del 1984. Dopo la morte, le sue opere sono state esposte, su invito del direttore Jean Claire, alla 46esima Biennale di Venezia. . La chiusura, il 23 gennaio, alle 17 con un finissage.



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