Venti autori per Zagaglia e il suo quaderno dei ricordi
Nel libro di Natale anche testi del sindaco Muzzarelli e dell’ingegnere Forghieri
Michele Fuoco
Non un tema vincolante per tutti. Per il quaderno di ricordi che Beppe Zagaglia pubblica, per il Natale, chiamando a raccolta una ventina di amici, in particolare giornalisti e scrittori, quest’anno si va “Fuori tema”. Tanto meglio per i partecipanti che hanno avuto la possibilità di scrivere ciò che hanno voluto. E lo fa, per primo, lo stesso Zagaglia che, ricordando i “4” che, al ginnasio, il professore d’italiano gli dava, perché giudicava i suoi compiti non rispondenti alla traccia, si sbizzarrisce ad affrontare argomenti diversi che riguardano la “sua” Modena. Un racconto che tocca anche episodi di storia remota: dalle mura e Baluardo di San Pietro, dove passavano le carrozze, alla casa del Muratori, sede della Deputazione Storia Patria; dall’antica Calle di Luca con la Cappella, ora rovinata con luminarie permanenti, alla contrada Fregatette dalle parti di Castel Maraldo, alla contrada Tre Fate e a quella dei Tre Re. E poi via Trivellari che una volta si chiamava contrada dello Spavento, perché dicevano che apparissero fantasmi. Le strade erano strette, buie, i canali puzzolenti a cielo aperto, con galline, topi e maiali… Poi il miracolo della costruzione del Duomo di Lanfranco e Wiligelmo e la “traslatio” delle salma di S. Geminiano “in cui credono anche quelli che non credono”. E non poteva mancare il ricordo del giornalista Guglielmo Zucconi e del dottore Bruno Urbini, nonché delle sorelle Lara e Dina del ristorante in via Cervetta.
Toccano anche vicende della loro biografia, con alcune curiosità, alcuni giornalisti. Lo fa Stefano Spoto, ripercorrendo le tappe dalla Gazzetta di Modena alla Rai; Daniele Soragni con i pensieri di fine anno, passeggiando in zona traffico limitato, per il piacere di incontrare luoghi cari e amici; Ferruccio Veronesi “miracolato” dall’intervento al cuore effettuato dal professore Alberto Benassi, e con l’aiuto della medaglietta della Madonna delle Grazie donata dalla figlia Chiara; Roberto Grimaldi si sofferma sul video che parla dei misteri della nostra città; Beppe Boni riporta alla “musica” del ticchettio, in redazione, delle macchine per scrivere, per lo più Olivetti, quando non esisteva il web. Si distacca, con “il Buco della Giacoma”, Roberto Barbolini che, con la solita ironia e spiazzamenti di significati (Leopardi, Compostella), rimanda alle sue prime tempeste ormonali. Si sofferma, invece, sul recupero della biodiversità Saverio Cioce, richiamando il prezioso lavoro di pastore, un secolo fa, dei fratelli Fraulini (Angelo, Franco e Ivo) di Fiumalbo per la difesa della razza della Cornella Bianca, cioè delle pecore con le corna, quasi simili alle capre, capaci di offrire prodotti particolari. Presenze nuove sono il sindaco Muzzarelli che va alle radici della sua Fanano (qui sarà anche sindaco), dove c’erano le piccole comunità, anche politiche, lo zio Adelmo che, dopo la campagna di Russia, era diventato partigiano. Nel disagio e a momenti di screzi si univano momenti di intesa e di solidarietà; l’ingegnere Mauro Forghieri che ringrazia Beppe che rappresenta per lui gli anni favolosi in Ferrari, dove l’entusiasmo senza limiti; Maria Carafoli, direttrice di Modena Amore Mio, che ricorda l’emozione quando ad Assisi, durante la Giornata dei Poveri, Papa Francesco le ha donato il rosario dopo averle stretto la mano; la contessa Jana Molza di Gazzolo che afferma che i segreti coi nomi di famiglia non si devono divulgare mai!
Se l’oste Claudio Camola riporta una filastrocca scritta, un giovedì, con il poeta Ugo Preti, sulla differnza tra zampone e cotechino, il parrucchiere Germano Malagoli pone l’accento sul significato di “teddy” boys, nome con cui lui e amici amavano definirsi negli anni ’50, senza mai pensare che “teddy”, significa in italiano “orsacchiotto”, ragazzacci senza troppo rispetto per le convenzioni. Spazio anche alla professoressa Licia Beggi Miani per un’insolita estate di San Martino a Zocca; a Giulia Squadrini, bibliotecaria e ricercatrice, alla ricerca di Bellorofonte (1581-1649), grande musicista modenese e spirito libero; al narratore Roberto Bolzoni che rievoca, tra l’altro, l’incontro a Bologna con una ragazza italo-eritrea: al manager Fulvio Tardini (Aria unta) e agli scrittori Francesco Baraldini (L’ascensore) e Mario Ventura (Il convegno).
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