«Max il boschettiere storia di un’avventura che può insegnarci un’ecologia migliore»
La modenese Cristiana Minelli pubblica l’originale racconto ispirato a un fatto accaduto in Inghilterra durante il lockdown
È una storia liberamente ispirata a una straordinaria vicenda umana quella con cui la prolifica scrittrice modenese Cristiana Minelli dal 3 febbraio torna in libreria, pubblicata per la seconda volta dalla casa editrice Ultra.
Si chiama “Camp out. Storia di Max, il boschettiere” e attinge da un curioso caso di cronaca che arriva dal Devonshire, nel Regno Unito: durante il lockdown Max Woosey, dieci anni, ha trascorso un anno intero in una tenda allestita nel giardino di casa.
A regalargliela era stato il suo migliore amico Rick, un vicino settantaquattrenne, che prima di morire si era fatto promettere che con quella tenda il bambino avrebbe vissuto un’avventura.
Ed è proprio un’avventura (e sempre a chilometro zero!) quella che Minelli ha immaginato per la sua, di storia, che vede protagonista un altro Max, un’altra combriccola di amici e un altro bosco da difendere.
«Spero che questo libro possa essere un contributo originale alla questione della sostenibilità, dell’ecologia e anche dell’umanità, da cui ci stiamo allontanando» dice l’autrice introducendo il suo nuovo lavoro.
E sui disegni che scandiscono la storia, realizzati dal fratello Andrea: «Li ho voluti per farli diventare quasi delle impronte, tracce della natura che accompagnano la narrazione passo dopo passo».
Cosa l’ha portata a ispirarsi proprio a questa storia vera?
« Questa notizia, tra le tante, mi ha colpito perché aveva una forza umana molto particolare: un bambino, per una volta, ha fatto una cosa da uomo, cioè mantenere una promessa, in un mondo di adulti che hanno dimenticato come si fa. Il Max “originale” ha dormito in quella tenda 366 notti in cambio di donazioni per l’associazione che aveva aiutato il suo amico nell’ultimo tratto della sua vita. Detto questo, la storia che ho scritto io è totalmente inventata. Al mio Max ho affiancato ad esempio, una coppia di genitori molto particolare perché secondo me solo una coppia di genitori molto particolare può assecondare un progetto come questo. E gli danno fiducia perché capiscono che nel momento in cui lui ha preso questa decisione è già diventato grande».
Il suo Max è un “boschettiere, parola curiosa che unisce la figura storica del moschettiere al contesto naturale del bosco. Ci dica di più sul suo protagonista…
«Ho sfruttato questa particolare avventura umana per togliere un po’ di quella patina anche un po’ algida e fine a se stessa che a volte gravita attorno ai temi green. Ho voluto aggiungerci un po’ di sentimento, immaginandomi un bambino che si scopre “boschettiere”, quindi una persona che comprende l’importanza del bosco e dei temi che girano attorno ai concetti di ecologia e sostenibilità, amandoli, vivendoli, difendendoli. Il “boschettiere” alla fine è questo: una specie di nuovo eroe che sa come vivere questa dimensione, dialogando con lei in modo diverso dagli altri. E allo stesso tempo ci ho messo dentro anche la modernità, nel senso che questo bambino continua a tenersi in contatto con il mondo attraverso i podcast, i social, e in generale le nuove tecnologie. Sotto questo aspetto, il mio libro è una podcast story: il mio personaggio, attraverso i suoi podcast, si occupa ogni volta di un tema diverso. E ci offre un’opportunità». Un’avventura come questa testimonia che si può sempre fare qualcosa di straordinario, pur essendo le persone meno straordinarie possibili, basta crederci. Quasi un invito che calza a pennello con i tempi che stiamo vivendo…
«Ci sono due aspetti. Uno è che leggendo la realtà si scopre che, a volte, è straordinaria nel senso letterale del termine. E io non riesco a liberarmi dall’impulso di raccontare le cose straordinarie che vedo o che mi arrivano alle orecchie. Dall’altra c’è questo messaggio prezioso: tutti noi, se lo vogliamo, possiamo fare qualcosa di importante per noi e per gli altri».
E i disegni?
« Li ho voluti dentro al libro non tanto perché illustrassero la storia ma perché costituissero quasi delle impronte, tracce della natura, passo dopo passo. Mi sembrava che questa storia meritasse un approccio di questo tipo. A mio fratello ho dato la storia, lasciandogli piena libertà, e lui alla fine ha realizzato questi disegni. Una curiosità: il disegno del cartello con i corvi - “Two old crows live here!”, in italiano “due vecchi corvi vivono qui!” – è realmente nel giardino di casa mia. L’ho trovato a New York, in una delle mie scorribande fra mercatini delle pulci. E siccome ho pensato che rappresentasse alla perfezione me e mio marito (tra l’altro uno ha gli occhiali, proprio come lui!) non potevo lasciarlo lì! Così dopo essere entrato nel nostro giardino, ad un certo punto è inevitabilmente entrato anche nella storia. Un campeggiatore novantacinquenne d’eccezione, inoltre, mi ha regalato una spericolata e psichedelica postfazione». Lo scrittore Vittorio Orsenigo…
«Sì, vero artista dai molti talenti. Per ringraziarlo, io gli ho regalato il suo ritratto, ricavato da una fotografia scattata mentre esplorava il continente asiatico. Un boschettiere da sempre».
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