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Malosti: «A Vignola rendo omaggio a Goldoni, colonna per la nostra lingua»

La versione de “I due gemelli veneziani”: «Un testo che mi ha permesso di lavorare con Marco Foschi, attore di alto livello»


15 febbraio 2022 Elena Pelloni


Vignola Dopo il debutto a Venezia, il direttore di Ert, Valter Malosti, porta “I due gemelli veneziani” di Carlo Goldoni a Vignola e Modena. La prima emiliana è in programma martedì 15 febbraio al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola mentre dal 24 al 27 febbraio sarà al Teatro Storchi di Modena.

Il testo è stato adattato da Angela Demattè, assieme a Valter Malosti che ha firmato la regia. In scena ci saranno Marco Foschi, Danilo Nigrelli, Marco Manchisi, Irene Petris, Alessandro Bressanello, Anna Gamba, Valerio Mazzucato, Marta Malvestiti, Vittorio Camarota, Andrea Bellacicco. Valter Malosti, in realtà quello di Venezia non è stato il primo debutto di “I due gemelli veneziani”.

«No, infatti. La prima è stata fatta lo scorso dicembre, nel 2020 ed è stata trasmessa in streaming. Quella di Venezia è andata in scena, finalmente dal vivo, a dicembre 2021. Ammetto che eravamo un po’ agitati all’idea di mettere in scena Goldoni, proprio a Venezia. Ma è andata molto bene, gli attori hanno fatto un grande lavoro sulla voce e sulla lingua. Per cui siamo fiduciosi per le repliche in Emilia».

La scelta di un testo di Goldoni si inserisce all’interno di un percorso di indagine che sta portando avanti a proposito della lingua italiana. In questo senso, cos’ha svelato questo autore?

«Sì, è da diversi anni che lavoro su autori che sono stati fondamentali per la costruzione della nostra lingua per la scena: Giovanni Testori, Pier Paolo Pasolini, Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi, Federico Fellini. Tutti questi grandi autori hanno qualcosa che va al di là del contenuto, hanno un suono che arriva dalla lingua. Prendiamo la Divina Commedia: quando la guardiamo scritta sulle pagine può anche spaventare, sembrare inaccessibile. Se viene letta ad alta voce, invece, la lingua miracolosamente si accende, si profuma. E lo stesso accade per Goldoni. In particolare, ne “I due gemelli veneziani” ci sono parti letterarie che sembrano quasi scritte in versi tanto sono belle. Questa musicalità dell’italiano rende più comprensibile anche il dialetto. E Goldoni non usa pedissequamente il dialetto ma la sua testa arriva a tutti, non solo ai veneziani». Come mai la scelta è ricaduta proprio su “I due gemelli veneziani”?

«Era da tanto tempo che mi sarebbe piaciuto lavorare con Marco Foschi che è un attore straordinario. Questa mi è sembrata l’occasione più adatta. Goldoni poi l’avevo sempre sfiorato, a parte uno studio che avevo fatto tempo fa, per il quale Ezio Bosso curò le musiche. In questi ultimi anni ho approfondito la sua opera, accorgendomi che mi ero fatto un’idea sbagliata su di lui, ovvero che fosse un “uomo di libro”. E invece Goldoni era un grande uomo di scena, di una modernità straordinaria. Basti pensare che lui scriveva per i suoi attori e la vita che portava sulla scena non rappresentava soltanto la realtà esterna, del quotidiano. Nella sua scrittura entrava anche la vita dei suoi attori. E se ci pensiamo è un modo di fare teatro subentrato negli ultimi anni. Grazie a Strehler, poi, ho potuto studiare la sceneggiatura che scrisse sui Mémoires. Non andò mai in scena quella pièce ma mi è stata di grande utilità per entrare in sintonia con l’autore».

Lei e Angela Demattè avete fatto un grande lavoro di adattamento, in particolare sui personaggi.

«Abbiamo lavorato innanzitutto su alcuni dialoghi, prendendo in prestito alcuni passaggi composti dallo stesso Goldoni in altre opere. Questo perché lui utilizza gli stessi caratteri in diverse commedie, rappresentano una cifra del suo stile autoriale. Abbiamo cercato di dare più corpo alle figure femminili. Inoltre, ci siamo presi una piccola libertà, quella di inserire la figura di Pulcinella. Questa maschera ci serviva per legare una cosa che a noi italiani non va molto giù, ovvero che la commedia può contenere anche aspetti tragici e viceversa. La commedia, dal teatro al cinema, è piena di riferimenti di questo tipo: pensiamo a Totò, Sordi ma anche Chaplin. Insomma, in questa storia la morte permea in diversi passaggi e personaggi, ma non per questo non si ride».

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