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Modena. Il “Santo scrivente” di Serodine, un pittore fuoriclasse dell’arte

Alla Galleria Estense viene proposto uno dei dipinti più enigmatici delle collezioni. Una mostra dossier per presentare questo quadro sin qui mai esposto


26 marzo 2022 Michele Fuoco




MODENA. È di Giovanni Serodine (Roma, 1600-1630) il “Santo scrivente” che, fino al 26 giugno, viene posto all’attenzione del pubblico, presso la Galleria Estense di Modena. Un dipinto che, ritenuto tra i più enigmatici delle collezioni estensi, è stato attribuito, da un secolo, all’artista ticinese che si pone fra i più grandi e originali seguaci del Caravaggio. L’opera è stata sottoposta ad un lungo lavoro di restauro, in quanto le sue condizioni erano compromesse. Un intervento scrupoloso che ha tenuto presente le indagini di diagnosi. E’ la prima volta che vien esposto alla Galleria Estense di Modena, con una antica copia che offre la riproduzione dell’aspetto originario. Proviene dal Museo della Certosa di Pavia. Accompagnano questa copia altre due opere, dello stesso formato, attribuite ad un altro pittore caravaggesco, Giuseppe Vermiglio (Milano, 1587 ca. – Torino?, post 1635). Raffigurano San Paolo Eremita e San Giovanni Battista ed è ciò che resta di un ciclo di “sei quadri rappresentanti eremiti nel deserto” ancora registrati negli inventari del tardo Settecento presso la Foresteria Nobile della Certosa. Il restauro dell’opera è stato affidato al Laboratorio Cristina Lusvardi di Reggio Emilia. Le campagne di analisi diagnostiche sono di Diagnostica per l’Arte Fabbri di Davide Bussolari di Campogalliano, e di Gianluca Poldi di Milano. Analisi chimiche e stratigrafie di Maria Letizia Amadori dell’Università di Urbino. «La nostra è una mostra di indagine di ricerca per scoprire la storia di un dipinto da molto tempo nelle collezioni delle Gallerie Estensi. Un’opera che è stata sempre al margine della conoscenza e mai esposta. Il dipinto – evidenzia la direttrice delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli - è stato attribuito a Giovanni Serodine grande pittore caravaggesco. Aveva molto sofferto nel tempo e quindi sono state necessarie lunghe indagini, anche diagnostiche. Grazie allo studio di altre opere che vengono dalla Certosa di Pavia è stato possibile rivalutare sia l’attribuzione che la storia conservativa e iconografica del dipinto. Ci si trova, quindi, davanti ad una piccola mostra dossier che si focalizza su un gruppo di opere per capirne il significato. Mostra piccola ma studi approfonditi. Questi dipinti hanno molti segreti da svelare».

Serodine viene riconosciuto come un “fuoriclasse”, anche se non è noto dal grande pubblico. E’ tra artisti attivi a Roma nel secondo e terzo decennio del Seicento durante la stagione caravaggesca. Fa parte della feconda tradizione di pittori, scultori e architetti che dalla Svizzera giunsero a Roma a lavorare. Morto giovanissimo, sono pochi i documenti che lo ricordano. Di lui si è interessato il grande Roberto Longhi. Sue solo una ventina di opere, tra cui “Il santo scrivente” che dal 1886 fa parte della collezione dei duchi d’Este a Modena. Il curatore della mostra Federico Fischetti, storico dell'arte delle Gallerie Estensi, mette in luce come la copia è un’opera fedele a quella originale, in quanto raffigura S. Girolamo a figura intera. Il dipinto originale, che è in mostra, è ciò che resta dopo che l’opera subì qualche danno e fu ridotto al formato di quadro da collezione.

Lo studioso parla di Serodine, come un artista legato al naturalismo di matrice caravaggesco, poco rappresento nella Galleria Estense. Sottolinea la qualità alta dell’opera Emanuela Daffra, direttrice Direzione Regionale Musei Lombardia, che si sofferma sulla serie di problemi intriganti, di intrecci ancora da risolvere, in rapporto anche alle altre tre opere in mostra. Il catalogo sarà pubblicato dopo la mostra che si può visitare dal martedì al sabato 8.30-19.30. Domenica e festivi 10-18. Ingresso 6 euro, ridotto due. Gratuito per i minori di 18 anni.

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