Gazzetta di Modena

Modena. Gli “Imperfetti” di Giulia Pincella: un romanzo che aiuta ad affrontare i dubbi e le paure

CRISTIANA MINELLI
Modena. Gli “Imperfetti” di Giulia Pincella: un romanzo che aiuta ad affrontare i dubbi e le paure

Ambentato a Modena tra il volontariato e gli “ultimi” Oggi alle 18,30 presentazione alla libreria Ubik di Modena

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MODENA «Ripartiamo da Modena», il ciclo che propone appuntamenti con autori del territorio promosso dalla libreria Ubik di via dei Tintori, prosegue martedì 12 aprile con Giulia Pincella che alle 18.30 presenterà «Imperfetti» (pp.180, € 15,00, Artestampa).

Modera l’incontro Fabrizio Poletti.

La trama: don Paolo, giovanissimo sacerdote piemontese, si ritrova a fare le veci del vecchio e malandato parroco di una piccola chiesa della periferia torinese: San Leone. Inizialmente entusiasta del nuovo incarico, trascorre lunghe giornate nella noia rimpiangendo il sacerdozio nelle parrocchie di montagna.

In più gli tocca un compito davvero ingrato: economizzare le finanze di San Leone.

Così, però, fa due scoperte: innanzitutto scopre l’associazione «La Vela», che si occupa degli indigenti della periferia, e poi che anche ai confini della metropoli, dove la noia la fa da padrona, può darsi che succeda qualcosa.

Perché proprio a partire da qui don Paolo comincia a condurre una sorta di doppia vita: da un lato il solito tran-tran scandito da funzioni e celebrazioni.

Dall’altro l’incontro, ravvicinato, con gli esclusi, i reietti, gli ultimi, nel cuore di notti folli trascorse in periferia.

Lo affiancano alcuni volontari: Giorgio, un giovane carismatico, a capo dell’associazione «La Vela», e Alex, un ragazzo dal passato difficile che dedica il poco che ha agli altri.

Infine c’è Laura, scontrosa e fragile, che prende subito in antipatia il giovane sacerdote.

È con lei che esce a consegnare viveri e beni di prima necessità, con un’attenzione particolare rivolta al mondo della prostituzione Un pianeta attorno al quale orbitano Mira, una prostituta più che cara ai due giovani, e le sue disgrazie.

Il difficile rapporto con Laura, da cui è attratto, permette al protagonista di questa storia di vedere con occhi diversi sia il mondo che se stesso, e di comprendere l’imperfezione di cui è fatto ognuno di noi.

Giulia Pincella, chi sono gli Imperfetti?

«Gli Imperfetti siamo noi: ogni persona è perfetta nella sua imperfezione, nel momento in cui realizza che sono i percorsi tortuosi della vita a permettere di apprezzare al meglio i paesaggi che si presentano davanti».

In questo romanzo si avvicendano, fra le righe, sacro e profano, elementi di fede e vicissitudini della vita terrena. É un libro per chi crede? O per chi ha fede nell’uomo?

«La fede non è il soggetto del libro, ma solo uno strumento per poter approfondire al meglio il carattere del protagonista. É un libro per tutti: credenti e non, poiché affronta appunto le vicissitudini della vita, i dubbi e le paure che ognuno di noi incontra nel proprio percorso».

Scrivere di una realtà provinciale, di periferia, l’ha portata, inevitabilmente fra gli ultimi. Ci sono tante storie di emarginazione quante sono quelle che non vogliamo vedere. Cosa si può fare, concretamente, per le persone (cosiddette) ai margini?

«A tal proposito mi piace parafrasare le parole di Henry Dunant, fondatore di Croce Rossa, per cui ognuno, a modo suo, può aiutare e portare conforto a chi soffre».

Lei, di formazione mista, umanistica e scientifica, con una grande vocazione per la letteratura, nonostante la laurea in chimica ha scritto un libro. Conosce forse la formula del successo?

«Purtroppo no, ma ho sempre pensato che l’antitesi tra queste due nature, mi dia la possibilità di osservare il mondo da più punti di vista: quello rigoroso della scienza e quello libero dell’arte».

C’è un focus sul mondo della prostituzione, ci racconta qualcosa?

«Ho deciso di introdurre questo tema nel romanzo, poiché credo che sia un argomento spinoso e di cui spesso si parla solo superficialmente, senza soffermarsi sul lato umano di chi è vittima di questo tipo di schiavitù».

Quanto ha pesato, nella scelta del soggetto, la sua esperienza come volontaria, attiva nell’ambito del sociale?

«La mia esperienza nel volontariato mi ha permesso di osservare persone e situazioni quando si vorrebbe solo posare lo sguardo di sfuggita, portandomi così a descrivere e dare voce a soggetti che, seppur fittizi, sarebbero rimasti silenti».

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