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Con “Trick or Treat” il metal è modenese

È uscito il nuovo album dal titolo “Creepy Symphonies”. «Un disco nato in pandemia che racconta il mondo di oggi»


26 aprile 2022 Nicola Calicchio


MODENA “Creepy Symphonies” è il nuovo album, per Scarlet Records, che segna l’atteso ritorno dei modenesi Trick or Treat. Il gruppo ha creato il disco nella piena maturità artistica e, allo stesso tempo, segna il loro manifesto alle sonorità più happy metal tipiche degli esordi. Un viaggio attraverso dieci brani che, con ironia e sarcasmo, parlano dei piccoli orrori che si celano nella società dei nostri tempi. La band affronta temi d’attualità come l'ambiente, cyber bullismo oppure la dipendenza dai social, sempre senza prendersi troppo sul serio. I Trick or Treat sono una band modenese di power metal nata nel 2002 ispirandosi al gruppo tedesco Helloween e che, negli ultimi anni, ha deciso di dedicare le sue canzoni al mondo dei cartoni animati e anime giapponesi. Nel 2018 hanno inciso il doppio cd “Re-Animated”, in cui hanno arrangiato ben 19 sigle dei migliori cartoni animati degli ultimi trent’anni, per far tornare bambini anche i metallari ascoltando pezzi come “Jeeg Robot D’Acciaio”, “Daitarn 3”, “Dragon Ball”, “Ken il Guerriero” fino ai più recenti “Pokémon”. Sono seguiti poi “The Legend of the XII Saints” (2020) e “The Unlocked Songs” (2021). La line-up è formata da: Alessandro Conti (voce), Guido Benedetti (chitarra), Luca Venturelli (chitarra), Leone Villani Conti (basso), Luca Setti (batteria). La loro musica, ormai conosciuta per la sua vasta e varia discografia, ha mantenuto negli anni il fresco sorriso degli esordi.

Ci hanno raccontato tante storie fantastiche e di vita quotidiana trasmettendo all’ascoltatore quel mood positivo, quella spensieratezza che fa sembrare la vita più leggera. «Abbiamo scritto “Creepy Symphonies” durante i due anni di pandemia. Diciamo che questo periodo sciagurato ci ha dato la possibilità e il tempo di curare tutto nei dettagli. Ogni canzone del disco affronta un tema attuale in modo più o meno serio. Nonostante i toni ironici con cui vengono presentate, possiamo definire le problematiche di cui parliamo spaventose».

L'album è uscito in occasione dei vostri 20 anni di carriera. Ne avete fatta di strada.

«Siamo partiti come la classica band di amici di scuola e ormai abbiamo fatto centinaia di concerti tra Europa, Asia e Stati Uniti. Un lungo viaggio fatto con la migliore compagnia possibile».

L'album è un manifesto alle sonorità più happy metal tipiche degli esordi?

"E si. Questo è il disco della nostra “crisi di mezz’età”. Abbiamo voluto fare il disco che avremmo voluto ascoltare quando avevamo 18 anni, con qualche elemento attuale e con l’esperienza accumulata negli anni, ovviamente, ma un po' un ritorno alle origini".

Ogni canzone del disco affronta un tema attuale, in modo più o meno serio, come ambiente, cyber-bullismo, dipendenza dai social.

"Si, le Creepy Symphonies sono delle canzoni su delle storture e piccoli orrori della nostra società moderna, sempre più paranoica e cinica, tutto affrontato con un ironia e sarcasmo. Ci teniamo che in qualche modo la nostra musica possa essere divertente anche con temi più seri".

Come è nata l'idea di dedicare le vostre canzoni al mondo dei cartoni animati e anime giapponesi?

«Nel 2018 abbiamo pubblicato “Re-Animated”, una raccolta di cover dei cartoni in versione metal con tanti ospiti tra cui Giorgio Vanni. E' stato un gran successo».

Nei live vi divertite e fate divertire il pubblico. Ci vuole davvero tanta energia. «Noi ce la mettiamo tutta, quest’estate gireremo l’Italia. Ci teniamo che un nostro show possa essere apprezzato dai fan del genere ma anche da “ascoltatori occasionali”. C’è sempre un po' di spazio all’improvvisazione».

Che spazio c'è oggi in Italia per il metal?

«Poco a livello mediatico, buono in sede live. C’è una certa “distorsione” del mainstream che farebbe pensare che il metal quasi non esista. Però se si vedono le programmazioni di locali e festival, ci sono moltissimi eventi rock e metal, anche con grandi affluenze. Per noi che abbiamo tanti anni di gavetta è un peccato, ma ci riteniamo comunque fortunati nel poter suonare tanto».
 

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