Fiumalbo, Claudio Nizzi lascia ancora il segno: «Ecco il mio giallo più bello»
Lo sceneggiatore di Tex sorprende con “Omicidio a Lerici”, la nuova indagine di Lello Caruso
FIUMALBO Ci ha preso gusto e non si ferma più Claudio Nizzi, che alla brillante carriera di sceneggiatore di Tex ora a pieno titolo ne può abbinare anche una da romanziere. A 84 anni, lo scrittore fiumalbino (e modenese d’adozione) ha appena dato alla luce un nuovo gioiello: “Omicidio a Lerici”, pubblicato dall’editore pavullese Adelmo Iaccheri con cui è nata una feconda collaborazione. Nizzi non manca mai di mandargli un racconto per la sua rivista annuale “Il Frignano” (l’ultimo, “Il legionario”, è uscito a gennaio nel numero 13), e raccoglie volentieri i suoi suggerimenti per le avventure di Lello Caruso, il maresciallo dei carabinieri protagonista del ciclo di gialli ambientati nel paesino montano di Borgo Torre, in cui sono ravvisabili tanti tratti di Fiumalbo. E così, da una chiacchierata tra amici, è nato lo spunto per il nuovo romanzo della serie, che segna un ulteriore crescita del personaggio.
Nizzi, perché Caruso va in trasferta a Lerici?
«Oh è molto semplice: sapendo che da 40 anni trascorro dei periodi di vacanza a Lerici, Adelmo, che è un libraio da buoni consigli, un giorno mi ha detto: “Ma perché non ambienti lì un’avventura di Caruso?”. L’idea di tessere una narrazione su un altro luogo legato alla mia vita mi è sembrata subito una bella sfida da accettare. E così è nato “Omicidio a Lerici”».
A livello narrativo, come si giustifica il passaggio?
«Col fatto che Caruso si trova a portare i suoi due nipotini al mare per un paio di settimane, su indicazione del dottore dopo che nel rigido inverno di Borgo Torre avevano sviluppato una bronchite dietro l’altra. Arrivato là, Caruso fa i conti con un omicidio proprio nel residence in cui è andato ad alloggiare: viene trovato ucciso il giovane figlio di un notaio. E il comandante locale dei carabinieri, sapendo che Caruso aveva già brillantemente risolto dei difficili casi a Borgo Torre, gli chiede di dargli una mano nelle indagini. Non mancheranno i colpi di scena».
Un vero giallo dunque, ma nel tipico stile di Nizzi. Come lo definirebbe?
«Uno stile veloce, che strizza l’occhio, legato all’esperienza fumettistica: scrittura scorrevole ma sorvegliata, frutto di una lunga esperienza. Credo che il fumetto mi abbia lasciato una bella capacità di combinare le trame».
Ma anche di metterci humour. Come dev’essere un buon giallo per lei?
«A me non piacciono i gialli brutali, drammatici, stancanti, dove ci sono degli investigatori sfigati che fanno a pugni con la vita. A me, sicuramente anche per i miei 40 anni di sceneggiature di Tex, piacciono le storie intriganti sì, ma anche divertenti con pizzichi di humour ben sparsi. Le storie che ti trascinano via facendosi leggere di corsa, perché la letteratura per me deve essere uno svago. Per storie così ci vuole un protagonista come Lello Caruso, che non è uno in fuga dalla vita ma uno che ci sta bene al mondo. Credo sia piacevole stare in sua compagnia, fino al finale potente della storia: i cultori del genere, non resteranno delusi. Ma ciò che mi piace molto di questo lavoro è anche l’approfondimento psicologico del personaggio: mai come stavolta ci addentriamo nella personalità di Caruso».
Questo è il settimo romanzo dedicato a lui. Ce ne saranno altri?
«Ce n’è già un altro, visto che “L’albergo del Passo” è praticamente già pronto».
Nizzi è un fiume in piena a livello di creatività: ma come fa a 84 anni?
«Forse è perché io sono stato ragazzo molto a lungo. Diciamo che sono maturato tardi, sono diventato uomo tardi e quindi anche vecchio tardi. E così, essendo arrivato dopo, forse mi trovo un po’ in vantaggio di tempo sui miei coetanei. Non faccio il pensionato da giardinetti: finché posso, io scrivo».
Il libro è dedicato a Claudio Fini di Riolunato, scomparso nell’ottobre 2021 a 69 anni.
Eravate molto amici?
«Sì, aveva organizzato anche una mostra per me a Fiumalbo nel 2017, e poi tanti altri eventi insieme. Era un uomo dinamico e generoso, sapeva essere amico vero. La sua morte improvvisa è stata davvero un duro colpo». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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