Pavarotti nella walk of fame di Hollywood: «Luciano era un grande artista non una star della musica pop»
Mercoledì a Hollywood la posa della Stella dedicata al tenore Pavarotti Il maestro e amico Leone Magiera ripercorre un sodalizio lungo 50 anni
Modena «Fra noi esisteva uno stretto feeling musicale che ci accomunava. Le nostre discussioni su come interpretare un ruolo, una singola frase o solo una parola duravano anche diverse ore, magari con qualche intermezzo divertente».
L’ottantottenne direttore, pianista e maestro di canto Leone Magiera ricorda così il suo amico per la pelle e collaboratore per cinquant’anni Luciano Pavarotti, che mercoledì sarà celebrato con una stella sulla Walk of Fame a Hollywood. «Eravamo dei battutari rapidi e veloci nel gioco di parole, nello stravolgimento dei significati, ma anche nell’impegno a completare i cruciverba della “Settimana Enigmistica” che usavamo per riuscire a rilassarci tra un impegno stressante e l’altro».
In occasione della cerimonia della posa della Stella a Luciano Pavarotti sulla Walk of Fame di Hollywood, verranno proiettati dei filmati, inediti negli Stati Uniti, che oltre al “tenorissimo” hanno coinvolto anche e come sempre Leone Magiera, a partire dalla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi fino ad alcuni brani liederistici eseguiti in recital al Teatro alla Scala.
«Luciano cantò per la prima volta la Messa verdiana a Milano nel 1967 diretto dal maestro Herbert von Karajan: aveva preparato con me quel capolavoro, così come ha preparato con me il 90 per cento del suo repertorio, essendo stato fin dai suoi 18 anni mio allievo», ricorda ancora Magiera. «Da allora le sue esecuzioni del Requiem, ripetute con altri grandi direttori (la proiezione, trasmessa anche da Rai 5, è quella diretta nel 1970 a Roma da Claudio Abbado, ndr), furono sempre di grande emozione artistica».
Con un pizzico di rammarico Magiera ricorda poi come l’immagine del Pavarotti «sommo e raffinato interprete» anche del repertorio liederistico sia stata colpevolmente ignorata a favore di quella pop dei concertoni del “Pavarotti and Friends”, ai quali il pianista e direttore pure collaborò, che in termini temporali appartiene solo agli ultimissimi anni della vita artistica del tenore: «Per qualche decennio ci siamo esibiti in duo cameristico in programmi che partivano dalle arie antiche italiane, per giungere ai Sonetti del Petrarca musicati da Listz, alle arie di Respighi e di Tosti che abbiamo contribuito a rendere popolari, per finire con un paio di arie d’opera. Abbiamo portato quei concerti nei più importanti teatri del mondo musicale ottenendo successi entusiastici sia di pubblico che di critica.
Persino nel teatro di Manaus, quello di Caruso descritto da Herzog in Fitzcarraldo». Nei molti periodi trascorsi assieme, sempre alla ricerca dell’intima comprensione di un personaggio, del modo in cui l’aveva inteso il compositore, i due artisti si confrontavano sempre, ma le loro idee spesso collimavano. «Quando non eravamo d’accordo – prosegue Magiera – le discussioni si protraevano anche per settimane, analizzando le interpretazioni dei grandi del passato o del presente, non solo cantanti ma anche direttori d’orchestra. A un certo punto – conclude il pianista e direttore d’orchestra – ho avuto l’impressione quasi di avere un fratello siamese, del quale era impossibile liberarsi, per me ma anche per lui. Un’amicizia risultata vincente». l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
