Dal Festival di Venezia una bella infornata di pellicole di qualità
di Alberto Morsiani
Tanti i film che vorrei segnalare qui dalla Mostra del Cinema di Venezia. Mi limito ad alcuni titoli. In “Marcia su Roma” il grande documentarista irlandese Mark Cousins rievoca la manifestazione eversiva dell’ottobre 1922 e riflette sui meccanismi di manipolazione della verità messi in atto, ieri come oggi, da certa propaganda politica attraverso il mezzo filmico, a 100 anni dall’ascesa del regime fascista in Italia, e in un’Europa dove la minaccia dei nazionalismi è tutt’altro che scongiurata. In “Le favolose”, Roberta Torre con il suo stile fatto di contrasti accesi e vitalissimi trova un soggetto ideale nel racconto, tra documentario e fiaba surreale, di un gruppo di amiche trans che si riuniscono per omaggiare una di loro morta anni prima con una sepoltura in abiti maschili che ne ha negato l’identità.
Il 92enne Frederick Wiseman, il maggiore documentarista al mondo, ha portato al Lido la sua opera prima di fiction, “Un couple”, racconto di un incontro a base di lettere tra Tolstoj e sua moglie Sophia. “Athena” di Romain Gavras mette in scena come se fosse una guerra, senza esclusione di colpi e di mezzi cinematografici, l’insurrezione popolare in una banlieue parigina, originata dall’uccisione, per mano della polizia, di un giovane di origine maghrebina. “A Compassionate Spy” di Steve James è la storia vera di un genio con la passione per la musica classica e l’ideologia socialista, Ted Hall, inserito a soli 18 anni, nel 1944, nel tristemente celebre Progetto Manhattan sulla costruzione della bomba atomica. In “Padre Pio”, Abel Ferrara rivisita l’immaginario cristiano riflettendo sulla presenza del Male nel mondo, attraverso la biografia del celebre frate che è messa in parallelo con la repressione nel sangue del corteo della vittoria elettorale socialista nell’immediato primo dopoguerra.
“Argentina, 1985” di Santiago Mitre è un bel dramma politico nel quale si racconta la storia vera degli avvocati che osarono investigare sulla giunta militare argentina per ottenere giustizia e vedere riconosciute le sofferenze di tante vittime di quegli anni. “All the Beauty and the Bloodshed” di Laura Poitras è un magnifico documentario su quella straordinaria artista che è la fotografa Nan Goldin, vista anche nella sua lotta contro la famiglia Sackler e la Purdue Pharma, produttori dell’OxyContin, narcotico responsabile di un’epidemia di dipendenza. Anche due venerati maestri americani al Lido: Paul Schrader con “Master Gardener”, storia di un giardiniere che cura la tenuta di una ricca e anziana vedova, il cui equilibrio va in pezzi quando arriva una nipote assai problematica, e Walter Hill con il western dal sapore antico “Dead for a Dollar”, che mette assieme “I professionisti” di Brooks con lo spaghetti western.
Molto buono “Il signore delle formiche” di Gianni Amelio, che ricostruisce la figura di Aldo Braibanti, intellettuale radicale di molteplici interessi, vittima nel ’68 di un vergognoso processo per plagio, in realtà un attacco all’omosessualità.
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