Il nuovo “gioco” di Nogal A Cesena Prima nazionale per la ballerina de La Veronal
CESENA Crepe, spaccature, fratture. Ingranaggi necessari per ripartire, per guardarsi con uno sguardo nuovo: soprattutto, per accorgersi che il corpo lungo il cammino, cambia. Vie ospita la danzatrice Lorena Nogal, al suo debutto come coreografa con “El Elogio de la fisura” (Ex Chiesa dello Spirito Santo a Cesena, oggi alle 19, in replica domani). L’artista, che fa parte della compagnia catalana La Veronal ( il 9 ottobre al Teatro Bonci a Cesena in “Opening Night”), si esibisce da solista. La prima volta da creatrice e coreografa. Come ti senti? «Sentivo il bisogno di uno spazio più personale e intimo. Desideravo mettere il corpo in primo piano, senza che la testa fosse del tutto presente. Questo mi ha fatto percepire in modo differente la danza. Quando sei sola sul palco, infatti, ti concedi un tipo di libertà che in gruppo non è possibile. Ho lavorato per moltissimi anni con La Veronal, ma sentivo l’esigenza di sviluppare anche un mio percorso. “El Elogio de la fisura” credo sia per me un inizio, il “motore” di un nuovo sguardo per me stessa». Cosa ti ha ispirato nella creazione dello spettacolo? «Un po’ il vissuto personale, quei momenti bui che però alla fine diventano pilastri nel tuo percorso di vita e rappresentano infine grandi passi che ti fanno cambiare e migliorare. Questo spettacolo vuole avere dunque uno sguardo ottimista, di mutazione, di amore e accettazione verso il cambiamento. Mi piacerebbe che questo ottimismo arrivi anche allo spettatore, esortandolo da una parte ad abitare quelle condizioni transitorie di cui parlo ma lasciandolo dall’altra parte libero di discostarsi dal “viaggio” che viene messo in scena. Lo definiresti un approccio giocoso alla danza? «Donarsi alla danza per me è un gioco costante, un gioco con se stessi e con lo spettatore. Mi è sempre piaciuto concepire il corpo come un puzzle, come un luogo virtuale: muta, va in diverse direzioni, lo si può convertire in tutto ciò che si può immaginare. Però è importante non rimanere in contesti convenzionali, in cui ci sentiamo comodi, occorre accorgersene e andare più in là. D’altronde il corpo, invecchiando, si trova in uno stato di costante transizione. Troppo spesso, però, ce ne manca la consapevolezza». l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
