Editoriale
Vie, identità spezzate di un teatro alal ricerca di sé
di Altre Velocità
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MODENA Personaggi alla ricerca di un’identità si muovono sui palchi di VIE, attraversando spazi a volte inospitali e a volte nudi: i primi, nella ricchezza delle loro scenografie, quasi ne ostacolano l’espressione, mentre i secondi lasciano la figura umana sola sulla scena, a fare i conti con la difficoltà e la potenza dello spazio vuoto. Frantumate, spezzate, disorientate: le identità in scena vogliono ricomporsi, cercarsi, affermarsi, mostrando l’urgenza di mettere a fuoco le difficoltà del presente, dominato dal dubbio sul futuro. Come mi costruisco in un mondo in crisi ambientale, economica, sociale? Il teatro, che rende visibili i meccanismi della finzione, trasporta sul palcoscenico questa domanda, cercando la giusta forma con cui tentare di darne una risposta ma il più delle volte restituendola al pubblico. Ne “Il Ministero della Solitudine” la spinta alla relazione si scontra con il muro delle proprie paure e della propria inadeguatezza: i personaggi non sanno stare soli ma non riescono a dialogare autenticamente, ritagliati ciascuno all’interno della propria scenografia. Oppure in “ECLOGA XI”, in cui la ricerca sulla parola oscura di Zanzotto tenta di ristabilire un contatto con la natura, problematica affine a “Forma Sonata”, che suggerisce un riconoscimento concreto della nostra responsabilità nei confronti dell’ambiente. Il tentativo di definirsi o ricostruirsi ci coinvolge direttamente in “I AM (VR)”, immergendoci in un percorso di allenamento e preparazione, in vista dell’incontro con l’oracolo finale. Si avrà risposta? Il nucleo del festival pare risiedere nella domanda stessa, che è propria della natura del teatro e del suo ruolo nei confronti del pubblico, in una realtà che si frammenta in rivoli identitari, personali e collettivi, e nelle multiformi lingue di comunicazione. (redazione)
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