Gazzetta di Modena

Il personaggio

L’architetto Guido Maria Soli l’uomo che rinnovò la città

di Elena Corradini
L’architetto Guido Maria Soli l’uomo che rinnovò la città

Da domani le celebrazioni a 200 anni dalla morte

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Modena La lunga attività di Giuseppe Maria Soli (1747-1822) che ininterrottamente attraversò due secoli, tra fine Settecento e inizi Ottocento, tra Antico Regime e Restaurazione, sarà approfondita da una serie di eventi organizzati a Modena in occasione del bicentenario della morte. Oltre alla mostra documentaria allestita presso la Sala Ovale dell’Archivio di Stato, domani e venerdì numerosi studiosi si avvicenderanno in un convegno presso l’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti dove verrà anche inaugurata una mostra dedicata alle “Carte private e progetti dell’Archivio Soli” lì conservate. Da domani (giovedì 20) si potrà visitare al piano terra del Palazzo dei Musei un’esposizione dedicata ai modelli lignei di due architetture di Soli distrutte nel secolo scorso, la Porta Sant’Agostino e il ponte di Sant’Ambrogio. Nelle giornate di sabato e domenica si potrà partecipare a un itinerario guidato “Nel segno di Soli”.

Tra il 28 ottobre e il 19 novembre sono previste altre conferenze.

Soli, nato a Vignola nel 1747, iniziò la sua carriera come pittore prima presso l’Accademia Clementina di Bologna poi a Roma dove dal 1776 poté frequentare la prestigiosa Accademia di San Luca e avviare le sue prime esperienze di architetto.

Chiamato a Modena nel 1784 dal duca Ercole III d’Este, iniziò la lunga carriera modenese che proseguì fino alla morte, nonostante l’invito ricevuto “dal monarca delle Russie ad essere suo architetto in Pietroburgo” come è ricordato dal biografo a lui contemporaneo Giovanni de Brignoli di Brunnhoff.

Il suo primo incarico modenese è il progetto per la Scuola di Belle Arti voluta dal Duca nell’edificio prospiciente la via San Domenico che era stato sede dal Tribunale dell’Inquisizione. I lavori iniziarono nello stesso anno 1785 in cui il Tribunale fu abolito e al termine, nel 1787, venne avviata l’attività della Scuola che dal 1790 divenne Accademia Atestina di Belle Arti e della quale Soli fu professore e direttore. Tra il 1790 e il 1792 realizzò il ponte di Sant’Ambrogio sulla via Emilia, fondamentale collegamento tra il Ducato Estense e lo Stato Pontificio. Soli subentrò all’architetto Luigi Bolognini il cui ponte, costruito con una sola arcata nel 1786, era crollato durante i lavori, e ne progettò uno che rispondeva alla duplice esigenza di funzionalità e rappresentanza: un ponte in laterizio a due arcate con 4 torri angolari alle due imboccature che, distrutto dai Tedeschi nl 1945, è stato ricostruito nel 1946. Il ponte è l’unica realizzazione di cui Soli ci ha lasciato memoria pittorica in un ritratto ufficiale di Ercole III che ne mostra il modellino.

Lo stesso Duca nel 1789 gli aveva affidato anche un progetto urbano per il largo Sant’Agostino, un’area ora oggetto di un complesso intervento di riqualificazione: Soli realizzò un grande fabbricato monumentale che chiudeva, collegandosi con l’antica cinta muraria, il largo su cui si affacciavano i due grandi edifici dell’Ospedale Sant’Agostino e dell’Albergo dei Poveri, voluti dal padre, il duca Francesco III, la cui statua equestre campeggiava sulla piazza, al margine occidentale della città.

Ne rimane solo una testimonianza coeva in una stampa di Guglielmo Silvester perché anche la porta di Sant’Agostino fu abbattuta nel 1912 nell’ambito del progetto di demolizione delle antiche mura e delle porte cittadine.

Dopo l’allontanamento di Ercole III, Soli continuò a esser attivo per i nuovi dominanti Francesi per i quali, tra gli altri monumenti, realizzò nel 1805 a Porta Bologna un grande arco trionfale per l’ingresso di Napoleone che lo insignì della Legion d’Onore anche se l’arco, essendo in tela dipinta, fu stato distrutto dalla pioggia caduta la notte precedente il suo arrivo.

Tra il 1810 e il 1814 lavorò al progetto, per il quale era stato chiamato Giovanni Antonio Antolini, di un edificio in Piazza San Marco a Venezia, di fronte alla Basilica: le Procuratie nuovissime, ora sede del Museo Correr, edificate sul luogo dove si trovava la chiesa di San Geminiano che era stata distrutta.

Dopo la Restaurazione riprese la sua attività a Modena come architetto di corte per Francesco IV d’Austria Este per il quale in particolare realizzò il progetto per la facciata orientale e per quella settentrionale del Palazzo Ducale con due corpi di fabbrica sporgenti privi di decorazioni e una parte centrale con un’attenta impaginazione degli elementi architettonici, prospiciente il corso dove c’era la darsena del canale Naviglio, importante via di collegamento fluviale verso nord e i territori asburgici: il progetto fu terminato dal figlio Gusmano.l



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