Misteri e nuovi delitti del Mostro di Modena: che sfida per Guicciardi
«Un giallo di fantasia per non dimenticare»
MODENA. Lo scrittore modenese Luigi Guicciardi torna a scaffale con «Il ritorno del mostro di Modena» (pp. 240, € 16, 00, Damster editore) che presenterà, intervistato da Paolo Tomassone, mercoledì 19 ottobre, alle 21,00, all'ex cinema Principe e sabato 5 novembre, alle 17,00, alla sede degli Amici del Libro, via San Giovanni Bosco 153.
Interamente ambientato a Modena il libro racconta la prima indagine del commissario Torrisi: un nuovo personaggio per nuove indagini, liberamente ispirate ai delitti che insanguinarono Modena fra il 1983 e il 1995, di cui non fu mai scoperto il colpevole.
Tocca al giovane commissario Giovanni Torrisi indagare sui delitti di alcune donne – di età diversa, ma tutte prostitute – avvenuti nel modenese. Tutto fa pensare che il misterioso killer si stia ispirando al «mostro di Modena», il criminale che tra l’83 e il ‘95 uccise varie prostitute senza esser mai identificato. Una vicenda che tuttora, periodicamente continua ad affascinare trasmissioni e giornalisti che si occupano di fatti di cronaca nera.
Un’ipotesi investigativa che crolla all'improvviso, quando l'ultima a cadere sotto le coltellate del mostro è una donna ricca e influente, nonché amica personale del commissario...
Guicciardi, come è nato questo libro?
«Dalla volontà di non dimenticare. Avevo 30 anni quando il “mostro di Modena” cominciò a far parlare di sé e senza arrivare alla cupa notorietà del “mostro di Firenze”, questo serial killer, per chi se ne ricorda ancora, ma anche a me, fa ancora paura. Poi un docufilm del 2019 del regista Gabriele Veronesi e un libro del 2020 edito da Artestampa hanno riportato il caso in tutta la sua macabra attualità. Il mio romanzo, ovviamente, è fiction, quindi filtrato dalla mia fantasia, ma il fatto che prenda ispirazione da una serie di omicidi realmente accaduti può contribuire a tener viva l'attenzione su un duplice mistero: criminale, perché il vero mostro non è mai stato identificato; sociale, perché le dieci donne uccise erano tossicomani e/o prostitute, e qui potrebbe aprirsi un discorso delicato sulla conduzione delle indagini o sull'atteggiamento dell'opinione pubblica dell'epoca».
Parlando del nuovo personaggio, il commissario Torrisi?
«Un protagonista nuovo per una storia nuova: più dura, drammatica, violenta, sanguinosa. Il commissario capo Cataldo (che tornerà in futuro) è arrivato a un'età rispettabile, è al culmine della maturità professionale, è capace e deduttivo, ma un'indagine come questa ho sentito il bisogno di affidarla a un commissario più giovane, modenese, del nostro Appennino (è di Samone), meno esperto ma più dinamico, meno attraente nel fisico e sfortunato in amore, ma altrettanto serio e impegnato nelle indagini. A cominciare da questa».
L’ombra della Ghirlandina si tinge ancora di giallo…
« Sì, anche questo è un giallo sostanzialmente urbano. Pur con qualche sconfinamento fuori città, nei luoghi di alcuni omicidi (San Damaso, Gargallo, Campogalliano), Torrisi si muove sia in ambienti popolari (Windson Park, via Palestro, la zona della stazione ferroviaria), sia in altri borghesi o abbienti, tra prostitute, protettori, ma anche giornalisti, imprenditori, intellettuali, e tanti angoli di Modena – con tutta l'umanità che emerge – continuano a offrire alla sua curiosità nuovi misteri da penetrare».l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
