La mostra
Modena. Corrispondenze alla Ranarossa Le opere di Venturelli e Monti: una ventata di novità a Modena
di Michele Fuoco
3 MINUTI DI LETTURA
Con la mostra di Mario Venturelli (1925-1999) e Alessandro Monti (1950) la galleria Ranarossa, in via Montevecchio 21, diretta da Ersilia Sarrecchia, porta una ventata di novità nel programma espositivo. Infatti, la personale dei due artisti modenesi costituisce la prima di una serie di appuntamenti che mirano a mettere in relazione i lavori di due autori, di generazioni diverse. Il progetto va sotto il nome di “Corrispondenze” e consente al visitatore di riflettere su consonanze di linguaggio e di stile, su certi collegamenti, sul differente modo di sentire o comunicare. La mostra nasce come omaggio a Venturelli che aveva stabilito una rispettosa e affettuosa amicizia con la famiglia Monti. E Alessandro, già da ragazzino, guardava con ammirazione l’opera del maestro mentre lavorava nel suo studio. I dipinti di Venturelli nascono dall’esperienza quotidiana, dall’attenzione all’uomo e alla natura che l’artista traduce in una pittura sanguigna, impetuosa, per quella passione, quasi carnale che egli porta alla realtà naturalistica che circonda la casa di Villa Freto, a Tre Olmi. Ma nelle sue rappresentazioni vivono anche figure d’angoscia, come le malate mentali sfollate dal manicomio di Reggio Emilia e ospitate nel convitto a Correggio, trasformato in clinica psichiatrica, dove Venturelli aveva trovato rifugio nel 1944, durante la seconda guerra mondiale. La condizione delle donne ai margini della società, come le prostitute, diventa oggetto della sua indagine sociale rivolta anche agli ubriachi, alle vite precarie. Non bisogna considerare Venturelli come un isolato. Anzi. Ha saputo farsi partecipe dell’evoluzione dell’arte del tempo. Con la formazione all’Istituto Venturi e all’Accademia di Bologna, dove poi insegnerà pittura, Mario era consapevole del “fare pittura”, terrà una mostra con Spattini e Trevisi alla Saletta degli Amici dell’Arte, presso il Caffè Nazionale di Modena, parteciperà alle collettive alla galleria Fante di Spade a Roma, farà una personale alla galleria Mutina di Modena, diretta da Mario Roncaglia che presentava mostre di Bacon e Sutherland , l’arte che Hitler chiama “degenerata” (Grosz, Otto Dux). Il suo sguardo è ricolto anche alla pittura di Vespignani (periferie) alla Scuola Romana di Scipione e Mafai. I richiami sono tanti, ma la sua pittura resta autentica, di “Nuova Figurazione”. Diversi gli elementi che Alessandro Monti impiega per costruire le sue opere, ricorrendo ad oggetti, a piccole cose anche insignificanti che acquistano valore nel dialogo con la pittura, il cui impianto determina un racconto spesso ironico e persino trasgressivo. Singolare è la capacità narrativa data dall’unione dei colori con oggetti della quotidianità, per un’operazione esecutiva condotta con un gioco di intelligente montaggio. L’interpretazione non è univoca. Tutti possono leggere le opere in modi diversi. Numerosii i motivi che rimandano all’ecologia (pesci destinati a morire per l’inquinamento, o a finire in una scatoletta), alla catena alimentare, dove il più forte mangia quello più debole, alla necessità di sopravvivenza, alla tecnologia portata all’esasperazione. Riflessioni, quindi, sull’ambiente, il tempo, la bellezza. Scene anche grottesche, persino esilaranti, possono compiacere immediatamente l’osservatore. Non mancano, dal punto di vista pittorico, richiami all’opera di Venturelli, ma anche a certi aspetti del’arte povera, del ready made, dell’objet trouvé, alle provocazioni di Cattelan. Alessandro spazia con un certo “divertissement” nell’arte del nostro tempo. La mostra può essere visitata, da venerdì a domenica, fino al 23 ottobre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
