Gazzetta di Modena

L’intervista

Modena Al Michelangelo in scena “Non ti scordar di me” e l’amnesia è tutta da ridere

di Nicola Calicchio
Modena Al Michelangelo in scena “Non ti scordar di me” e l’amnesia è tutta da ridere

Oggi e domani al Michelangelo una commedia degli equivoci «Uno spettacolo divertente capace anche di far riflettere»

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Modena Oggi e domani, alle 21, al Teatro Michelangelo si può assistere a un'esilarante commedia degli equivoci dal titolo “Non ti scordar di me” di Attori & Tecnici, scritta e diretta da Chiara Bonome. Protagonisti: Stefano Messina, Carlo Lizzani, Stefano Dilauro e Marco Simeoli. La commedia racconta di un uomo che un giorno si sveglia su un lettino in confusione e non ricorda più chi sia. Poco a poco, con l’aiuto di conoscenti che entrano in scena, scoprirà di essere uno psichiatra e di chiamarsi Ettore.

Con lui dialoga Adriano, un suo paziente affetto da disturbo d’identità; Orlando l’uomo dalle pulizie che è terrorizzato dallo sporco e cerca nel medico un supporto per combattere la sua maniacale attenzione all’igiene; Vittorio che soffre di stress emotivo. Nell’aiutare lo psichiatra a ricordare la propria identità, i tre rendono evidente sul filo dell’ironia i loro disturbi nevrotici e quelli del dottore, con una serie irresistibile di nonsense, gag e giochi di parole, specchio delle debolezze collettive.

L’appropriata scenografia non cambia, ma l’atmosfera sul palco è avventurosa, divertente e vivace. Una commedia degli equivoci, alla quale il pubblico risponde con risate fragorose, un divertissement che vuol ricordare allo spettatore l’imprescindibile rilevanza, il valore di singoli momenti e situazioni della vita e la facilità con la quale ce ne dimentichiamo: un atteggiamento di rimozione, per dirla in termini psicanalitici, che non ci giova. Il tempo scorre veloce, sorretto da una sceneggiatura fluida che, bene interpretata dal cast, stimola risate e applausi, confermando la validità di Chiara Bonone commediografa e regista.

Stefano Messina, cosa succederebbe se una mattina ci svegliassimo senza ricordare più nulla?

«Sarebbe sicuramente un problema grande. Non avendo memoria del nostro passato, non sapremmo chi siamo. Nella commedia io interpreto uno psichiatra che non ricorda neppure il suo nome e, quindi, deve ricostruire in qualche modo la sua identità. E lo fa con i suoi pazienti».

Il tutto raccontato in modo esilarante. Ma ci sono anche spunti di riflessione sulle fragilità dell'animo umano.

«Lo spettacolo è divertente. Chiaramente la comicità si basa sulle debolezze dell'uomo che ci fanno sorridere, ma anche riflettere. Lo spettacolo è in giro già da due anni e viaggia con il vento in poppa. Oggi c'è proprio bisogno di una risata liberatoria per superare questo difficile momento».

Tra equivoci, ironia e giochi di parole a mancare però sono i ricordi.

«Tra le righe della commedia emerge appunto la necessità della memoria tra i protagonisti. Ma si evidenzia anche il fatto di una memoria collettiva. Senza la memoria del nostro passato, della nostra storia, è difficile capire i momenti che stiamo vivendo. Non è mai una perdita di tempo rivolgersi al passato che, alla fine, ci aiuta a credere nel presente».

Ci dimentichiamo troppo in fretta dei momenti di felicità che viviamo…

«Sicuramente. Mi viene in mente una battuta del mio personaggio quando riprende la memoria: io chi ero fino a pochi minuti fa? Non so però se stavo meglio o stavo peggio»".

Perché in questo momento è importante andare a teatro?

«Perché è uno dei pochi momenti di partecipazione collettiva, altrimenti siamo sempre più soli. Crediamo di essere con gli altri attraverso i social ma di reale non c'è niente. Questo aumenta la solitudine delle persone. Ridere insieme non è la stessa cosa che ridere da soli».

La vostra compagnia non manca mai nel cartellone del Michelangelo.

«Il direttore Berto Gavioli è veramente un amico ed è una persona che stimo molto, anche per la sua cultura teatrale. Io so cosa significa gestire un teatro privatamente, in un momento in cui si fa fatica ad andare avanti. Bisognerebbe ringraziarlo per quanto sta facendo in questi anni».l

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