Modena. Marco Cavallaro al Michelangelo: «Raccontiamo divertendoci il bello di avere un figlio»
Questa sera e domani al teatro Michelangelo di via Giardini a Modena “Amore sono un po’ incinta”
Modena Che mondo e che futuro lasciamo ai nostri figli? Un figlio può salvare un amore? E soprattutto quanto costa fare un figlio? Di questo tratta lo spettacolo “Amore sono un po’incinta”, di Marco Cavallaro (anche regista e attore) in programma l’8 e 9 novembre al Teatro Michelangelo di Modena. Con Cavallaro sul palco ci saranno anche Sara Valerio, Guido Goitre e Antonio Conte. Il calo delle nascite genera paura nella società, ma mettere al mondo oggi un figlio preoccupa ancora di più, perché un bambino comporta grandi responsabilità sociali, civili ed economiche.
Quando poi arriva in una coppia improbabile che non aveva nessuna intenzione di avere un figlio, per non compromettere il senso di libertà e intaccare quello della responsabilità, ecco che la frittata è fatta. Roberta (Sara Valerio) e Maurizio (Marco Cavallaro) sono due giovani “non” più giovani che vivono la propria vita tra la realizzazione personale e la ricerca costante di una “condivisione”. Non si conoscono, ma il destino ha per loro in serbo qualcosa di unico, imprevedibile e pieno di notti insonni. La loro paura nell’affrontare l’ignoto si trasforma per il pubblico in una occasione di divertimento. La storia più vecchia del mondo diventa la favola più bella da raccontare, quella di dare un futuro alla vita.
«Uno dei segreti delle commedie – racconta Marco Cavallaro – sta nel fatto che il pubblico possa riconoscersi in una storia e cominci a ridere. Il bello è che si ride di cose di cui prima non avremmo mai riso. Vedendole rappresentate, le si prendono con il sorriso».
Oggi mettere al mondo un figlio è una bella preoccupazione, ma è anche dare futuro alla vita.
«Ma anche alla società. In questa storia raccontiamo di due persone che si incontrano ubriachi ad una festa e si ritrovano a letto senza conoscersi. Decidono però di portare avanti questo inno alla vita con tutte le problematiche che ci sono. Noi cerchiamo di leggere le cose in maniera ironica e divertente».
Perché tante coppie hanno paura di perdere il senso di libertà?
«Non è solo questione di libertà. Oggi si è innalzata l’età per avere un figlio perché non vi sono i presupposti economici e sociali. Rispetto a cinquant’anni fa un figlio costa. La situazione economica dei giovani non consente questo rischio, ma a volte serve anche come scusante. Non ci si assume questo “rischio d’impresa”, per usare un termine tecnico. Oggi molte coppie hanno un lavoro precario ed hanno paura di iniziare un percorso molto rischioso, come è la nascita di un figlio».
Comunque si tratta di una commedia che fa ridere delle nostre paure per affrontare il futuro.
«Chiunque verrà riderà per circa due ore e, soprattutto, chi ha figli si riconoscerà in tante dinamiche che sono da sempre le stesse. Cambiano i tempi ma non cambiano le dinamiche».
Come le è nata l’idea di scrivere questa commedia visto che lei non ha figli? «Molti mi dicono che racconto meglio di un genitore la sensazione di avere un figlio. Le commedie sono idee. Eduardo De Filippo diceva: “le nuvole stanno in cielo, basta alzare la mano e afferrarle”. Mi è venuta questa idea, l’ho sviluppata e poi mi sono anche documentato leggendo libri. Ho un sacco di amici che hanno figli che mi raccontano le loro storie. Se devo cercare l’ironia su un argomento devo conoscerlo per poi prenderlo in giro. Io racconto dinamiche vere ma lo faccio dal punto di vista comico».
Quando si mette al mondo un figlio bisogna essere presenti.
«È così. Io per il lavoro che faccio sono un nomade e sarei stato un padre assente e riconosco che non è giusto. È una vita che ti prendi a carico fino ad una certa età e ci vuole un senso di responsabilità».
Che effetto le fa ritornare al Michelangelo?
«Sono felice di tornare a Modena perché al Michelangelo ho sempre trovato un ambiente caloroso. Berto Gavioli è un direttore gentile e competente ed ho un ricordo meraviglioso del pubblico». l
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