Modena. Rave interrotto? Tiziano Ferro traslocato a Bologna? Niente paura: arrivano gli Alpini
MODENA Non si placano i magoni e i rodimenti dei fans geminiani scattati nell’apprendere dell’improvviso spostamento del concerto di Tiziano Ferro, previsto al Braglia nel luglio prossimo, costretto a traslocare nello stadio Dall’Ara della perfida Bologna per meri (pare) motivi di convenienza economico-logistica.
Lo scippo di Titty Iron è una ferita che rischia di essere ricordata nei secoli a venire come una una sorta di odiosa rivincita dello storico derby della Secchia rapita.
Occorre correre ad immediati ripari, devono aver pensato i nostri manovratori comunali. Inoltre in città molti, soprattutto giovani, sono ancora traumatizzati dalla vicenda del rave nel capannone, di cui si è occupata tutta la grande informazione nazionale, ove, in piena festa, sono arrivate le forze dell’ordine a spegnere il mixer e a tappare la spina delle birre, tipo genitori nel bel mezzo di un festino con ballo della scopa. Non vogliamo certo passare per città-guastafeste, e così, all’improvviso, arriva un’ ideona: forte del successo rappresentato dallo sgombero pacifico e ordinato del rave nel capannone di Modena Nord, (operazione di intelligence di raro pregio), ecco che la nostra città va in fustinella totale e, sulle ali dell’entusiasmo, si candida per accogliere il raduno degli alpini per l’anno di grazia 2024! Vamolà Bulègna, tieniti il tuo Tiziano Ferro che noi rispondiamo con i Pennuti!
Vietato fare paragoni tra il un rave e l’adunata nazionale del Corpo Pennuto, le differenze tra i due assembramenti sono notevoli, ad esempio se i ragazzi del rave per comunicare tra loro usano le App, gli alpini sono invece più propensi ad utilizzare la Grapp. Inoltre al raduno alpinico sarà improbabile sentire adattamenti techno-trance spacca-timpani di ‘La Linda la va al fosso’ o versioni remixate da David Guetta di ‘Il Capitan della Compagniaaa…è ferito e sta per morirrr…’, ma un buon coefficiente di festoso bàito in città sarà garantito.
Oddio, come sempre c’è qualcuno che alza il sopracciglio e storce la bocca. E’ infatti ancora freschissimo il ricordo delle controversie relative al raduno del maggio scorso, quello svoltosi a Rimini, con più di 200 segnalazioni, da parte di donne di varie età, di presunte molestie sessuali subite, a dir loro, da alpini in trance agonistica. In molti casi si trattava di catcalling, anglicismo davanti al quale l’alpino medio ti fissa con l’occhio del bovino che guarda passare Gigetto.
Con ‘catcalling’ si intendono grosso modo le cosiddette ‘molestie da strada’, ovvero quei fischi, ammicchi, commenti volgari e strombazzate di clacson (o di tromba da trombettiere) che sottolineano il gradimento greve di grazie femminili di passaggio da parte di maschi raffinati quanto la carta vetrata del doppio zero.
Qui si coglie il gap generazionale, col differente peso specifico che viene dato ad un apprezzamento grezzo da un ‘Bepi ‘ imbibito di Julia, e da una camarra millennial nel momento in cui si vede sottolineato il sedere da un fante montanaro con la piuma in erezione. l
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