Gazzetta di Modena

L'intervista

Modena. Il mondo di Umberto Eco racchiuso in una biblioteca

Alberto Morsiani
Modena. Il mondo di Umberto Eco racchiuso in una biblioteca<br>

Davide Ferrario a Festivalfilosofia presenta il suo docufilm

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La rassegna “Immagine/parola”, organizzata alla sala Truffaut in occasione del Festival della Filosofia 2023 sulla “Parola”, si apre venerdì alle 19 con la prima visione del docufilm “Umberto Eco – La biblioteca del mondo” (2022, 80’) . Sfrattato perché la pesantezza della sua biblioteca metteva in pericolo la stabilità del palazzo ma amato nel mondo per la leggerezza dei suoi saggi e dei suoi densi romanzi, Eco ci accompagna nel labirinto inestricabile dei suoi volumi. Stanze, corridoi e saloni segreti custodiscono i testi e le immagini più curiose, cabalistiche e folli. Il Professore racconta il proprio rapporto con la parola letta e Dedalus quello con la parola scritta. Sei attori mettono in scena alcune pagine illuminanti, a coronamento di un ricco materiale di repertorio tv. Al termine della proiezione, conversazione tra Davide Ferrario e Anna Maria Lorusso, docente di Semiotica e già allieva di Eco. Abbiamo rivolto alcune domande al regista.

Come è avvenuto l’accesso alla biblioteca di Eco?

«C’è un antefatto. Nel 2015 avevo intervistato Eco per la realizzazione di una videoinstallazione per la Biennale di Venezia sul tema della “memoria”. In quell’occasione ho avuto la fortuna di visitare questo immenso labirinto di libri insieme a lui, e realizzare ad esempio quel piano sequenza con Eco che cammina tra gli scaffali, in mezzo al suo mondo di carta. È l’intervista che si vede nel film. L’anno seguente purtroppo lui è scomparso. In seguito, i familiari mi hanno contattato in occasione della vendita della biblioteca allo Stato, chiedendomi di fare alcune riprese per documentarla prima che venisse smembrata».

Come si è svolta la ricerca del materiale d’archivio?

«Si è svolta come in una rete di continue connessioni. Si partiva magari da una conferenza o da un convegno a cui Eco partecipava, e da lì si sviluppava in varie direzioni. Le idee base di Eco vengono espresse in modi sempre diversi, ma mai professorali. Eco è un personaggio affascinante di affabulatore, e io nel film l’ho trattato quasi come il protagonista di una fiction che si esibisce davanti a un pubblico sempre differente e vi si adegua brillantemente. Un personaggio che ama esporsi, ma che in privato non si concede molto. Partecipa alla sua vita famigliare in maniera affettuosa, intima».

In effetti dal suo film emerge un Eco showman, il suo aspetto ludico, mai serioso…

«La grande forza di Eco era quella di dire cose complesse, complicate, in un modo sempre chiaro. Da gran curioso qual era, era molto interessato a vedere le reazioni di chi lo stava ad ascoltare. Da autentico saggio, non si limitava a spiegare ma cercava soprattutto di capire».

Un altro aspetto di Eco che esce nel film è la sua qualità profetica, anticipatoria

«Se si pensa che alcune delle interviste contenute nel film risalgono a 10 o 15 anni fa capiamo quanto Eco vedesse in anticipo quelle che erano le tendenze future in diversi campi. Ad esempio, di come l’immensa mole di informazioni disponibili attraverso il web fosse destinata a perdere sempre più autorevolezza col tempo. Oppure, le sue valutazioni mai moralistiche sul “falso”, che lui non demonizzava, anzi… Addirittura, lui ha costruito degli interi romanzi sulla nozione del “falso”».

Nel film, affiora evidente la nozione di biblioteca come sedimento di memoria e momento di identità

Alcuni dei suoi libri sono lì magari da 500 anni ma ancora ci parlano oggi come ci parlavano ieri. Mentre, invece, i floppy disk così in voga negli anni’80 adesso non dispongono più di una tecnologia che possa supportarli e diventano irrilevanti per conservare informazioni e dati. La memoria digitale si dimostra labile, facilmente cancellabile. E poi quando la mole di informazioni è troppo vasta non serve più a niente, viene schiantata dalla sua stessa ampiezza. Quelle dei libri antichi sono avventure visive ancora affascinanti. Pensiamo alle loro magnifiche illustrazioni, un autentico viaggio nel surrealismo. La parte antica della biblioteca è chiaramente quella più preziosa, perché il libro è un valore in se stesso.

Data la fama mondiale di Eco immagino che il film avrà una distribuzione internazionale

«Il film ha un successo incredibile all’estero. Sto partendo per Los Angeles [N.B. l’intervista risale a metà agosto] dove sta per avere la sua “prima”. Il film è uscito a New York il 28 giugno scorso ed è rimasto in cartellone per 7 o 8 settimane. Per un documentario è un risultato pazzesco, un vero miracolo. Pensiamo dunque, vista l’uscita americana, di farlo concorrere per i prossimi premi Oscar nella sua categoria. Certo, il nome di Eco è decisivo, ma credo che il film funzioni anche per meriti propri».l




 

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