Claudio Nizzi l’inarrestabile: decimo romanzo a 87 anni
Il nuovo dell’autore di Fiumalbo è “Vendetta”: per Caruso, l’indagine più difficile
FIUMALBO. Tra le letture di quest’estate, non può mancare per gli amanti della narrazione intrigante e intessuta di suspense l’appuntamento con il nuovo giallo del fiumalbino Claudio Nizzi, che si conferma un fenomeno: a 87 anni (il 9 settembre), lo storico sceneggiatore di Tex ha dato alla luce il decimo romanzo dedicato al maresciallo dei carabinieri Lello Caruso e alle atmosfere del fantomatico Borgo Torre, paese dietro cui si nasconde (ma neanche tanto) l’amata Fiumalbo degli anni ’50 in cui è cresciuto. S’intitola “Vendetta”, ed è sempre pubblicato dall’editore Adelmo Iaccheri di Pavullo.
Ma non si ferma qui: ha già praticamente finito il prossimo romanzo, anche se vuole darci ancora qualche ritocco.
Nizzi, cosa c’è al centro di “Vendetta”?
«L’uccisione dell’uomo più potente e cattivo del paese, odiato da tutti. Ed è ciò che rende l’indagine particolarmente difficile per Caruso, perché i paesani sono contenti e non collaborano alla ricerca del responsabile. Ma interrogando e interrogando, alla vecchia maniera, Lello riuscirà a spuntarla anche stavolta. Anche se in modo sorprendente».
Cioè?
«Il finale è molto a sorpresa: tutti i lettori che ho incontrato mi hanno detto che non pensavano che fosse colpevole quella persona. È un romanzo che merita tutta la cavalcata fino all’ultima pagina. Ma è particolare anche per altro».
Cosa?
«L’approfondimento psicologico dei personaggi. È il romanzo in cui entro di più nel loro interno, a partire da Caruso, dalle cui prese di posizione scopriamo particolari inediti sulla sua personalità. Ci avviciniamo maggiormente a lui».
Però per essere di Nizzi, deve essere un romanzo che diverte anche…
«Sì, assolutamente, mantengo appieno il mio stile: è un romanzo molto scorrevole, se si comincia poi si va avanti. Per me la lettura deve divertire: se dà anche qualche consiglio etico-morale va bene, ma deve innanzitutto divertire, soprattutto se si tratta di narrativa di genere come il giallo».
Beh, una bella vitalità la sua, a 87 anni…
«Finché mi dura la testa, io vado avanti. Ho già scritto il nuovo romanzo dedicato a Caruso, l’undicesimo giallo. Posso anticipare che si intitolerà “La bella francese”, e che sarà un po’ particolare. Ma voglio ritoccare un po’ il finale, che non mi convince del tutto».
Ambientato sempre a Borgo Torre, cioè la sua Fiumalbo anni ’50?
«Sì, immancabilmente, resta sempre il mio posto del cuore ed è naturale per me omaggiarlo scegliendolo come cornice delle mie narrazioni. Sono tuttora a Fiumalbo, dove resterò finché non fa freddo: per me è sempre bello essere qui. Ma il cuore va al paese della mia infanzia e adolescenza, alla Fiumalbo degli anni ’50 che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita e nelle mie scelte di vita».
In che senso?
«Quando ero piccolo Fiumalbo era pieno di gente, c’erano tanti bambini come me con tanta fantasia, voglia di stare insieme e avventure. Bastavano due pozze del torrente, che per noi è sempre stato “il fiume”, e ci immaginavamo un mare da solcare. Bastavano due salici, e ci veniva l’idea di costruire una capanna in mezzo a quella che diventava la nostra “giungla”, diventavamo dei Tarzan. Era un posto, un contesto che stimolava naturalmente la fantasia, un mondo che apriva a quel senso di avventura che si è riflesso nella mia vita e nella mia attività di scrittore. Sto scrivendo la mia autobiografia fumettistica, e attribuisco a Fiumalbo larga parte nella mia scelta di questa professione. Per me tornare a quegli anni è sempre un piacere, ed è anche per questo che continuo a scrivere con facilità di Caruso e delle sue avventure».
Quindi la storia va avanti?
«Finché posso, continuerò a scrivere. Lo so che sono entrato nella cosiddetta età dei “fragili”, ma ho ancora una mente vivace. Sono consapevole che devo tanto a mia moglie Anna per questo, modenese doc che mi ha sorvegliato sul cibo facendomi evitare vizi che poi a una certa età si pagano. Mantengo curiosità e spirito d’avventura: mi sento vivo, e quindi scrivo».
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