Quando Claudia Cardinale fu “Libera”, coraggiosa antifascista nel film girato a Modena
L’icona del cinema, morta a 87 anni, fu protagonista della pellicola di Mauro Bolognini del 1975, con musiche del maestro Ennio Morricone: le scene girate nel 1973 in piazza Grande accanto a Duomo e Ghirlandina e anche lungo il fiume Secchia
MODENA. Claudia Cardinale, icona del cinema morta a 87 anni a Nemours, in Francia, nel corso della sua straordinaria carriera ha portato sul grande schermo anche Modena.
Da Hollywood a Modena
Lo fece negli anni Settanta, quando affrontò nuove sfide dopo aver conquistato Hollywood e lavorato con le stelle del cinema –John Wayne, Sean Connery, William Holden, Henry Fonda, Eli Wallach, Orson Welles, Peter Finch, Anthony Quinn, Jack Palance, David Niven, Laurence Olivier, Burt Lancaster, Jason Robards e molti altri ancora – nel decennio precedente. Fu infatti una delle prime attrici italiane a interpretare figure femminili emancipate, autonome, slegate dal semplice ruolo decorativo.
Il film “Libera, amore mio!”
Il film “Libera, amore mio!”, girato nel 1973 e uscito nel 1975, racconta la lotta contro i fascisti di Libera-Anarchia Valente. La regia è di Mauro Bolognini, già capace di valorizzare Claudia Cardinale in film di successo degli anni Sessanta, e la colonna sonora è del maestro Ennio Morricone. Nelle scene girate a Modena sono visibili piazza Grande e Calle dei Campionesi accanto a Duomo e Ghirlandina. Sempre in provincia, tra Modena e Soliera lungo il fiume Secchia, è stata girata la scena dell’esplosione organizzata proprio da Libera. In quei giorni di riprese modenesi, la presenza di Claudia Cardinale rappresentò un vero evento per la città.
La trama del film
Libera, figlia di un anarchico esiliato a Ustica dal regime, vive a Roma con il compagno Matteo Zanoni e i due figli Carlo e Anna. Libera, che non riesce a restare indifferente a quello che le accade intorno, viene spedita con la famiglia prima a Livorno e poi a Modena, dove viene presa di mira dal commissario Franco Testa. Allo scoppio della guerra, Matteo si trasferisce a Padova, mentre Libera fornisce armi ai partigiani e il figlio Carlo, ormai cresciuto, milita nella Resistenza. Diversi compagni muoiono nelle rappresaglie o nelle sommarie e brutali esecuzioni dei nazifascisti. Finita la guerra, Carlo libera la mamma dalla prigione padovana in cui è finita. Ma quando scopre che il commissario Testa siede nuovamente nell’ufficio alloggi del municipio, Libera indignata solleva ancora la sua protesta, e finisce uccisa dai colpi di un cecchino fascista.
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