Gazzetta di Modena

L’intervista

Il Teatro dei Venti tra sogni sospesi e sfide: il futuro incerto di una compagnia ribelle

di Paola Ducci
Il Teatro dei Venti tra sogni sospesi e sfide: il futuro incerto di una compagnia ribelle

Il direttore artistico Tè: «Dalle celle alla scena, il teatro cambia vite. Orgogliosi del premio Ubu»

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MODENA. Per il Teatro dei Venti il 2025 è stato un anno speciale che si è chiuso, per la seconda volta dalla sua fondazione, con uno dei riconoscimenti più importanti del teatro italiano: il Premio Ubu, sezione premi speciali. Questo secondo premio Ubu (il primo arrivò per la scenografia del Moby Dick nel 2019) è stato assegnato per la “Trilogia dell’assedio”, un progetto che si compone di tre spettacoli (“Edipo Re”, creato all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia; “Sette contro Tebe” con gli attori della Casa Circondariale di Modena e “Antigone” con le attrici della Casa Circondariale di Modena) e per gli anni di lavoro artistico e umano all’interno delle carceri di Modena e Castelfranco Emilia. La premiazione si è svolta lunedì 15 dicembre all’Arena del Sole di Bologna. A ritirare il premio sono stati il regista e direttore artistico della compagnia Stefano Tè, una delegazione dello staff e un gruppo di attori detenuti che hanno preso parte al progetto.

Stefano Tè, cosa ha significato per lei e per la compagnia questo secondo premio Ubu?

«È un riconoscimento che appartiene a tutte le persone, le istituzioni e le realtà che negli anni hanno reso possibile questo cammino condiviso. Un segno forte che conferma come il teatro, anche nei luoghi più complessi, possa essere strumento di visione, ascolto e cambiamento».

Come hanno accolto i detenuti e le detenute questo riconoscimento?

«Con grande gioia. Il premio è anche per loro il riconoscimento di un duro lavoro. Un giovane attore detenuto un giorno ci disse, dopo ore di estenuanti prove: “Ci ho messo un minuto a rovinarmi la vita, e adesso ci vuole una vita per fare un minuto di teatro”. Del resto è proprio così: è una gioia e un privilegio viverlo, quel minuto. E i detenuti lo hanno capito bene».

Questo premio arriva alla fine di un anno speciale.

«Si, e possiamo definirlo speciale per vari motivi. Certamente per i progetti realizzati e per l’importante riconoscimento ottenuto. Ma è stato un anno altrettanto speciale anche per le grandi novità che riguardano i finanziamenti statali alla cultura che di certo non ci fanno stare tranquilli».

Ci spieghi meglio?

«Mi riferisco alle direttive ministeriali sul Fus (Fondo unico per lo spettacolo) da cui si è ben compresa la linea politica di questo governo su teatro e cultura. In questo momento siamo in attesa di capire quale sarà l’effettivo impatto che avranno su di noi gli importanti tagli che verranno fatti. A quel punto decideremo come reagire a questa situazione. La nostra principale preoccupazione riguarda il fatto che i tagli siano stati fatti soprattutto su quei finanziamenti ideati per sostenere progetti e visioni che hanno a che fare con la ricerca, con il contemporaneo e con il sociale. Quindi se la scelta va a colpire tutte quelle realtà di festival che hanno concentrato le attività in questa direzione, ne risentirà tutta una parte di settore, che ha scelto di vivere e investire in questi contesti, noi compresi».

E quindi?

“Quindi viene da sé che l’anno nuovo si apre con la consapevolezza di un momento di profonda crisi, ma non cambieremo la nostra identità per metterci a fare ciò per cui è possibile ottenere finanziamenti».

Avete già un’idea?

«Per prima cosa abbiamo deciso di tenere chiuso nel cassetto un grandissimo progetto di comunità che prevede una macchina scenica molto complessa ancora più del Moby Dick, inoltre metteremo da parte anche la gestione dell’ostello di Gombola così come abbiamo abbandonato il sogno di far diventare quel luogo un centro permanente di residenza teatrale».

A Gombola non farete più nulla?

«Continueremo a portare in quel luogo unico e meraviglioso eventi e spettacoli, così come Festival».

Qualche anticipazione al riguardo?

«Nel 2026 si commemoreranno i 200 anni dalla nascita di Collodi e Gombola per alcune giornata si trasformerà nel borgo di Pinocchio».

A Modena invece?

«Innanzitutto, siamo felici di aver chiuso l’anno con la realizzazione del nuovo assetto scenico del Teatro dei Segni. Grazie al contributo della Regione e del Comune, ora abbiamo a disposizione una sala ampia, polifunzionale ed estremamente versatile, adatta al nostro lavoro creativo. Continueremo poi il nostro grande lavoro in carcere (ci siamo per 5 giorni a settimana), sia per il proseguo della nuova Accademia delle Arti e dei Mestieri del Teatro in Carcere che per la nuova produzione, il Macbeth in collaborazione con Ert che coinvolgerà tutte le sezioni (maschili e femminili di detenuti e detenute sia di Sant’Anna che di Castelfranco».  l