Enzo Iacchetti oggi a Correggio: «La malinconia è la mia compagna. Le parole su Gaza? Una risposta a tanti anni di silenzio»
Oggi l’autore presenta il suo libro autobiografia sincera tra silenzi e ostinazione alle 18 alla nuova biblioteca Einaudi
Correggio Un uomo racconta la sua infanzia fatta di silenzi e di sogni custoditi con il pudore di chi ha paura di disturbare troppo. Con ostinazione gentile arriverà in televisione a quarant’anni, sempre fedele a sé stesso e alla scelta di non abbassare mai la testa davanti alle ingiustizie. Enzo Iacchetti aprirà la serie di incontri con l’autore del 2026, oggi pomeriggio in un atteso incontro in programma alle 18.30 alla Biblio, la nuova biblioteca Einaudi – Centro Pieri Vittorio Tondelli di Correggio, per presentare la sua tenera e sincera autobiografia “25 minuti di felicità. (Senza mai perdere la malinconia)” (edito da Bompani Overlook, 18 euro) in dialogo e sollecitato dalle domande del giornalista Pierluigi Senatore. L’incontro è su prenotazione.
Iacchetti, con questo libro voleva andare al di là del personaggio pubblico?
«Non volevo fare il solito libro “da comico”, con aneddoti e frasi degli spettacoli. È il romanzo della mia vita, soprattutto prima del successo. È la storia di un bimbo brutto, timido, che ha difficoltà a relazionarsi con i suoi genitori. I miei infatti erano persone povere e io mi sentivo in dovere di non “disturbarli” con i miei sogni; amavo la musica, ma non volevo chiedergli di fare sacrifici per mandarmi al conservatorio». «Comunque – prosegue Iacchetti –, da ragazzo introverso sono diventato autodidatta, e a 13 anni suonavo già vari strumenti. Dopo trent’anni di gavetta durissima, con sberle in faccia, nessun provino vinto e spazio per suonare solo nei night prima delle spogliarelliste, motivo per cui venivo maltrattato dal pubblico, continuavo a fare cabaret. A 39 anni stavo ancora chiedendo la carità, ma non mollavo. Infine, la svolta: ospite fisso al Maurizio Costanzo Show e da lì Striscia».
E adesso la gente, in particolare i giovani, si è accorta che non rinuncia a esprimere le sue opinioni.
«Cerco di non fare male a nessuno, di fermarmi se una lucertola mi passa davanti alla macchina, ma rimango un istintivo: vado di pancia, a volte urlo; lo hanno visto tutti con quel segmento che è diventato virale sul genocidio in corso a Gaza. Forse è stata una risposta a tanti anni di silenzio e di cose che mi sono tenuto dentro, soprattutto con mio padre, con cui avrò scambiato trenta frasi in vent’anni. Ma quando l’ho visto all’obitorio, su quel tavolaccio d’acciaio, la vita mi si è accanita contro».
Gli parla di più ora?
«Il libro mi ha aiutato molto. Gli ho scritto e mi sono dato le risposte che volevo sentire. Non credo in un aldilà, ma mi piace immaginare tanti pianeti dove vive tutta la gente trapassata e dove potrò rivedere i miei cari. Non possiamo essere, su questa terra grande come una capocchia di spillo piantato in mezzo all’universo, gli unici esseri intelligenti prescelti da Dio».
Come vive il successo?
«Questo libro è stato un esercizio di psicanalisi: ciò che ho pensato nella vita, quando e quanto ho sofferto, la mia famiglia; poi sì, anche il successo, che per fortuna è arrivato tardi e non mi ha stravolto. I miei soldi li ho prestati o donati tutti, proprio perché ho imparato a vivere senza. Case o auto di lusso non mi interessano, perché io vivo della felicità degli altri. Se qualcuno mi ferma per strada cerco di essere gentile, so che devo molto a loro».
Soffre per la solitudine?
«Moltissimo. Ho bisogno di avere qualcuno intorno che rida o non ce la faccio. Ecco perché io vivrò finché potrò lavorare in teatro o in televisione ed ecco perché andare in giro perl’Italia a presentare questo libro mi sta facendo bene. Sono arrivato nono in classifica e la presenza è tanta, la gente vuole vedermi con il libro in mano.
Chi abita vicino al lago di solito si sente la malinconia addosso. È lo stesso anche per lei?
«Sì, anche se ce l’avevo già addosso da prima, dalla nascita. Mi sono trasferito sul lago Maggiore che avevo cinque anni: ricordo i miei genitori sopra il camion, la testiera del letto, l’arrivo nella nuova casa. La malinconia il lago te la dà, perché è sempre uguale, coi suoi tramonti e, certo, il suo fascino misterioso. Inoltre io sono convinto che, oltre ai cinque sensi, ce ne sia un sesto, quello dell’umorismo. E la follia simpatica e surreale dei lacustri è proprio questo».
Nel libro parla del suo amore platonico per Anna Marchesini. È un ricordo amaro?
«Mi ha telefonato la sorella di Anna per dirmi che se le avessi rivelato i miei sentimenti le cose sarebbero andate diversamente. Il mio innamoramento è stato segretissimo, perché pensavo che fosse sposata, ma in realtà si stava già separando. Anche lì, sono stato contento lo stesso. A volte la rivedo sul web con i suoi sketch geniali e rido, poi piango. Ma è bello anche piangere». © RIPRODUZIONE RISERVATA
