Gazzetta di Modena

L’appuntamento

Vito Mancuso a Modena con “Gesù e Cristo”: «Dio è più della fede e di ogni religione, parla a tutta l’umanità»

di Laura Solieri

	Vito Mancuso
Vito Mancuso

Il teologo e filosofo apre il calendario del nuovo anno al Bper Forum presentando il suo nuovo saggio, in cui affronta il cuore della tradizione occidentale

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MODENA. Il calendario del nuovo anno del Bper Forum di Modena si apre oggi alle 17.30 con il teologo e filosofo Vito Mancuso, che presenta “Gesù e Cristo” (Garzanti) . In questo nuovo saggio, Mancuso affronta il cuore della tradizione occidentale con il suo consueto approccio libero e rigoroso, proponendo una distinzione fondamentale tra la figura storica di Gesù — il carpentiere di Nazaret, l’uomo della parola e dell’etica — e il Cristo della fede, elaborato nei secoli dalla dogmatica ecclesiastica. Mancuso non si limita a districare la Storia (Gesù) dall’Idea (Cristo) , ma arriva a riconoscere come, lungi dall’essere incompatibili tra loro, esse rappresentino due dimensioni costitutive di ognuno di noi. Se infatti la dottrina di cui il cristianesimo istituzionale è portavoce appare ormai insostenibile, è vero però che dell’unione di queste due dimensioni noi abbiamo bisogno, oggi più che mai: proprio nella loro distinzione e nella loro integrazione consiste il duplice scopo, storico e teologico, di questo libro.

Mancuso, questo libro invita i lettori a un viaggio intellettuale e spirituale per liberare la figura di Gesù dalle incrostazioni dottrinali: quali sono le incrostazioni da eliminare per restituire la forza rivoluzionaria e la capacità di Gesù di parlare ancora oggi alle coscienze laiche e credenti?

«Il senso di ogni vita umana è la libertà, l’autodeterminazione, il fatto che possiamo compiere la nostra esistenza oppure fallirla, è l’apertura alla costruzione di sé stessi. Se uno legge il Nuovo Testamento, legge che la vita di Gesù era come su un binario ferroviario, non poteva andare da nessun’altra parte se non quella già stabilita: la morte in croce per togliere il peccato del mondo, e questa è una forzatura molto pesante che colpisce la vita di Gesù. L’aver interpretato la sua fine sulla croce come un destino: non poteva che finire così. Grande errore nell’interpetrare la vita di un essere umano. Questo ha significato renderlo, come dice San Paolo nella Lettera ai Romani, uno strumento di espiazione».

Per secoli e secoli si è detto Gesù Cristo senza distinguere: c’è molta confusione?

«Gesù non è l’unico nella storia, per fortuna, guardando il quale si vede l’azione divina all’opera, ce ne sono altri prima di Lui e dopo di Lui. Bisogna deporre la presunzione del Cristianesimo di essere la religione assoluta, l’unica rappresentante della verità divina, e aprire il cuore e la mente all’idea che Dio è più grande di una singola religione e non ha mai cessato di farsi presente con la sua azione a tutta l’umanità».

Gesù e tutti i maestri spirituali dell’umanità parlano ancora oggi alle persone che sono in ricerca?

«La coscienza umana è aperta alla ricerca, questo vale sia per chi crede sia per chi non crede. L’insegnamento fondamentale di Gesù sta nell’esortazione a cercare anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, che tutto il resto sarà dato in più, dove per Regno di Dio si intende il volto buono e giusto della storia».

La coscienza contemporanea non vuole più accettare il senso di colpa che l’idea del peccato ha generato nell’umanità e togliendo ciò viene meno il senso della morte redentrice: è questo a rendere ormai insostenibile la dottrina di cui il cristianesimo istituzionale è portavoce?

«A partire dall’epoca moderna il Cristianesimo ha cominciato un lento ma progressivo declino, e ai nostri giorni questo lo si vede. Perdita di mordente, di capacità di aggregazione, di parlare effettivamente al cuore, di entusiasmare: basta considerare quanto vuote siano le chiese, e se sono piene lo sono di persone di una certa età. Secondo me la risposta è da ricercare nell’annuncio stesso del Cristianesimo, nell’idea che il destino di un essere umano non dipenda da qualcosa che posso contribuire a costruire ma dalla morte in croce: non funziona più questa colpevolizzazione di fondo della natura umana per togliere la quale era necessaria la croce».

La crisi delle Chiese da cosa dipende esattamente?

«È la visione fondamentale di fondo che è in crisi, quella prospettiva biblica che lega l’intervento di Dio alla storia e siccome la storia a partire dal Novecento, da Auschwitz, si mostra a essere impossibilitata a essere interpretata come storia sacra o come provvidenza, e l’attestazione delle cronache quotidiane non fa che confermare questa impossibilità, ecco che il paradigma del Dio che si fa uomo, interviene nella storia e salva il suo popolo, non funziona. Tutte le altre questioni di cui si dibatte nella chiesa, seppur importanti, sono del tutto secondarie, il problema di fondo è spirituale: l’incontro dell’anima con Dio».