Gazzetta di Modena

L’intervista

Stefania Passamonte a Davos: la musica racconta il cambiamento climatico

di Cristiana Minelli
Stefania Passamonte a Davos: la musica racconta il cambiamento climatico

La musicista modenese racconta l’esperienza al World Economic Forum 2026 in vista del debutto della sua opera multimediale sullo scioglimento dei ghiacci, realizzata su incarico della Norvegia

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DAVOS (SVIZZERA). Anche la modenese Stefania Passamonte, pianista, musicista e compositrice, da oltre vent’anni di stanza a Londra, pluripremiata e riconosciuta, nel mondo, come pioniera nella costruzione di linguaggi, ha partecipato, di recente al World Economic Forum 2026 a Davos. «Quando ho ricevuto l’invito – racconta – non avevo idea di quanto questa esperienza avrebbe significato per me. L’evento ha riunito quest’anno quasi tremila partecipanti da oltre 130 Paesi, più di sessanta capi di Stato e di Governo e centinaia di Ceo, scienziati, investitori e leader della società civile impegnati su temi che spaziano dall’innovazione tecnologica alla geopolitica, dal clima all’equità».

Stefania Passamonte, cosa l’ha portata a Davos?

«Il lancio di Climate Opera Haus (Coh), una production company dedicata alla creazione di opere musicali multidisciplinari ispirate agli Sdgs (Sustainable Development Goals). Dopo la mia esperienza a Cop30, dove la fusione tra arte e messaggio climatico è diventata per me una missione, la Norvegia mi ha chiesto di comporre un’opera sul scioglimento dei ghiacci (che debutterà in prima mondiale a Londra il 7 marzo alla Conway Hall). Poi di creare altre opere dedicate all’oceano, al deserto e all’Africa, dando vita alla Tetralogia, ora colonna portante della nuova Climate Opera Haus».

Come ha lavorato?

«La mia musica è scritta “in maniera tradizionale”, su carta e penna, ma è profondamente integrata con scenografie AI immersive che trasformano l’ascoltatore da spettatore a partecipe emozionale e cognitivo, un passo successivo alla mia AI Premier del concerto di Rachmaninoff per il Giubileo».

La sua prima volta a in questo consesso internazionale?

«Sì. Sono rimasta profondamente colpita dal senso di cameratismo globale che si respira tra i corridoi del Wef: nelle code per una conferenza, su una funivia, sui treni che si inerpicano tra le vette innevate. Ho scambiato conversazioni con persone straordinarie, da Naomi Campbell (incontrata mentre aspettavamo di ascoltare Bill Gates) al rapper Will.i.am, incrociato per caso all’Hard Rock Hotel. Incontri inaspettati e robot umanoidi a passeggio sulla promenade, in un clima informale e inclusivo, malgrado la presenza delle più grandi potenze economiche del mondo».

Il momento più significativo?

«Forse l’intervento del direttore dell’Intelligenza Artificiale della Casa Bianca, che ha affermato: “Voler essere i primi non significa voler essere soli”. Ciò che mi ha colpito di più non è stata solo la visione dell'innovazione, ma l'impegno a investire nella formazione sull'intelligenza artificiale, non per sostituire i lavoratori umani, ma per accrescere le loro competenze e consentire loro di crescere parallelamente alla tecnologia».

Le donne hanno avuto un ruolo importante?

«Grande visibilità delle donne leader nei più svariati settori, dalla Ceo di una grande banca d’investimento internazionale a un’imprenditrice che costruisce reti di finanziamento dedicate all’universo femminile, esito di un lungo lavoro per creare opportunità e inclusione».

Presente anche Donald Trump.

«Il clima politico internazionale ha spinto leader e imprenditori a confrontarsi in un periodo di incertezza globale: il discorso e il ruolo del Presidente Usa hanno dominato molte discussioni della settimana».

In conclusione, cosa resta di Davos, dal punto di vista di chi fa musica e arte?

«La consapevolezza che la musica e l’arte possono svolgere un ruolo chiave nel promuovere cooperazione, empatia e strutture di pensiero per un futuro sostenibile».