Gazzetta di Modena

L’anniversario

C’era una volta il mitico Picchio Rosso: tutto iniziò una notte di 50 anni fa

di Alfonso Scibona

	50 anni fa iniziò la storia del Picchio Rosso
50 anni fa iniziò la storia del Picchio Rosso

Il 13 marzo 1976 si accesero le luci e partì la musica nella discoteca di Formigine che ha scritto un’epoca, fino all’abbattimento nel 2003. Vasco Rossi, Renato Zero, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Donna Summer, Tina Turner, Antonello Venditti, Ornella Vanoni, Ray Charles, i Boney M., i Rockets, Barry White tra le tante star che qui si sono esibite

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FORMIGINE. Il Picchio Rosso, quella splendida realtà internazionale della musica targata Formigine, targata 13 marzo 1976, cinquant’anni fa proprio oggi, abbattuta nel 2003, alla fine di un’era, è ancora vivo. Vive grazie ai ricordi nitidi di coloro che ancora oggi possono dire “io ci sono stato”; vive grazie a coloro che portano avanti nome e musica per farne un ricordo indelebile. Oggi, al tempo dei likes, al tempo delle stories e dei reels, qualcosa che ha fatto “vivere” nel divertimento sano decine di migliaia di giovani, c’è ancora nella mente e nei cuori. E se vengono proposte serate in diverse direzioni il merito è di coloro che hanno fondato e gestito uno dei più grandi fenomeni nel secolo scorso del divertimento italiano.

La storia: tutto partì da Mario Boni

Il Picchio Rosso è diventato una leggenda: un mostro sacro, un mito, una storia fenomenale che riposa delicata tra la nostalgia e i ricordi di un’epoca vicina ma che oggi sembra distante anni luce. E quando si diventa “leggenda” non si muore mai. Una leggenda che ha portato nel distretto modenese i più grandi nomi della musica degli anni Settanta, Ottanta e Novanta provenienti dall’Italia (tantissimi) e dal resto del mondo (tanti). L’inaugurazione? Fastosa e ricchissima. Basti pensare che sul palco c’erano contemporaneamente Andrea Mingardi, Gino Paoli e Mia Martini. E loro sono stati i primi di una lunga serie di fenomeni che al Picchio hanno cantato, suonato, fatto ballare migliaia di giovani esaltati non dal consumo di alcool o da droghe, ma da qualcosa di ancora più forte: la loro passione per la musica. Perché a Formigine si è verificata davvero una grande rivoluzione concretizzata nel passaggio da balere a discoteche. Prima c’erano le orchestre, i dj erano roba da poco, quasi ininfluente nel quadro globale dell’intrattenimento. Poi è arrivata l’intuizione della proprietà: perché utilizzare un’intera orchestra quando una sola persona può fare la stessa cosa, se non addirittura di più, con un disco in mano? È stata questa la folgorazione di Mario Boni, padre e patron del Picchio Rosso, ed è stato questo, probabilmente, a depositare la pietra miliare che avrebbe fatto diventare questa discoteca la “Discoteca”. Mario Boni non era da solo: la società che aveva costruito e gestiva il Picchio Rosso era la Sir Due Spa, di cui Boni era presidente, già dal 1967 gestiva la discoteca “Il Picchio” di Carpi e anni prima aveva inaugurato (con altri soci) il Poker Danze di Sassuolo.

Dj e grandi star come ospiti

Boni, forte della sua esperienza, nei primi Anni Settanta, contattò l’ingegnere Silvestro Lolli per progettare un locale “a sua immagine e somiglianza”, con particolari caratteristiche derivanti da ciò che conosceva e che aveva visto in giro per l’Europa. L’obiettivo era uno solo: creare qualcosa che non si era mai visto prima in zona. E si iniziò dal direttore, il primo direttore: Mauro Marchi. A collaborare uno stuolo di dj tra i quali Antoine Antonio Nanni, Luca Zanarini, Tommy Life, Enzo Persuader, Simona Gee, Paolino Pelloni e tanti altri. E gli ospiti? Roba da stadio stracolmo di oggi: con Renato Zero, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Donna Summer, Tina Turner, Antonello Venditti, Ornella Vanoni, Vasco Rossi, i Boney M., i Rockets, Barry White, John Miles, James Brown, i Pooh, Zucchero, Amanda Lear, Sylvester, Grace Jones, Gianni Morandi, Anna Oxa, Loredana Bertè, Patty Pravo e ne dimentichiamo a decine. Non solo musica. Al Picchio vi sono stati spettacoli indimenticabili, come la finale della trentanovesima edizione di Miss Italia, con Pippo Baudo affiancato alla presentazione da Uliana Nanni, sorella di Antoine, o l’ambientazione di diversi film con Celentano e Tognazzi. Quattro bar all’interno, tre all’esterno, le luci, i fari, la voglia di ballare, un dehors mozzafiato. E poi tutte quelle cose che adesso si fa quasi fatica a comprendere: il momento dei lenti, i ragazzi intorno alla pista alla ricerca della loro amichetta “puntata” per tutta la sera, tutti arrivati da ogni dove e in ogni modo: anche da fuori provincia, anche in autostop. Poco importava come, l’importante era essere lì e passare una serata senza sballo ma nella più completa allegria di gruppo e ricordarlo per sempre.

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