“Invivavoce”, sul palco dello Storchi la voce di Elisa Meschiari con “Resistere”
Scelta da Mogol, ha partecipato con una borsa di studio alla sua scuola per interpreti conseguendo il diploma di cantante interprete: martedì 21 aprile debutterà nello spettacolo ideato dalla Gazzetta di Modena con il brano de La Rappresentante di Lista
MODENA. Con le mie mani ho toccato la fine / senza sapere chi c’era con me / ho attraversato tutte le mie paure». Così inizia il pezzo che Elisa Meschiari ha deciso di presentare a “Invivavoce”, lo spettacolo ideato dalla Gazzetta di Modena in programma martedì 21 aprile al teatro Storchi. Un inno alla forza interiore, alla resistenza, alla vita. Un testo che invita ad affrontare le proprie paure e il dolore toccando il fondo, trasformandolo in una spinta vitale per esistere e lottare, senza paura di perdere.
Chi è Elisa Meschiari
Elisa Meschiari canta da quando è adolescente e si è provata in vari generi, dal rock al funky, passando per il pop e il gospel. Ha fatto esperienze molteplici: scelta da Mogol, ha partecipato con una borsa di studio alla sua scuola per interpreti conseguendo il diploma di cantante interprete; ha cantato nel coro gospel “Freedom family” esibendosi in numerosi concerti in Italia e Germania, poi ha continuato ovunque in Italia, ma anche a Londra. Ha scritto e collaborato alla scrittura di tanti pezzi originali, ma principalmente si definisce un’interprete, soprattutto di rock ed elettronica.
Il brano “Resistere”
Elisa partecipa a “Invivavoce” per la prima volta, coinvolta dalla Gazzetta di Modena, con il brano “Resistere” de La Rappresentante di Lista. «Un brano molto intenso che ho immediatamente pensato potesse essere adatto al tema del corpo - Esordisce, spiegando le ragioni dietro alla sua scelta -. In realtà non tocca questo tema direttamente, dal punto di vista “anatomico”, ma parla di una persona che è giunta alla fine di un percorso dopo essere stata all’interno del “bosco”, cioè qualcosa di doloroso. Quest’esperienza l’ha cambiata, ma le ha anche fatto capire cosa è importante per lei: provare ad esistere e resistere, senza necessariamente dover raggiungere obiettivi riconosciuti dal mondo come rilevanti, ma più che altro puntando a ciò che la interessa e che la fa stare bene». Il riferimento al “bosco”, evocato nel testo, apre una dimensione simbolica: il bosco come luogo di smarrimento, ma anche di attraversamento necessario. Non un punto di arrivo, ma una soglia. L’uscita non coincide con una soluzione definitiva, quanto piuttosto con una nuova consapevolezza, ossia che si può continuare a camminare anche senza certezze. La canzone rappresenta bene l’apporto di Elisa a quest’edizione: se i più giovani porteranno sul palco le loro fragilità e paure, un’artista con anni di esperienza, che ha già fatto un pezzo di strada in più, potrà includere l’accettazione del dolore e dunque la speranza per il futuro. «Non so ciò che verrà, ma certamente ho già affrontato quel periodo della vita in cui l’ansia e l’insicurezza la facevano da padrone, per poi compiere un ulteriore passaggio: oggi riesco a tollerare meglio gli aspetti negativi e a vedere anche il bello che prima magari non vedevo. Il brutto che c’è nel mondo non riesce a sgretolare il bello, come dice la canzone. Il brano ci racconta che nonostante la sofferenza esista, possiamo sempre trovare il modo di compiere quel passaggio che consiste nell’accettare il dolore. Ciò è necessario per andare avanti e cercare non solo di sopravvivere, ma di vivere». Dal punto di vista vocale il brano è complesso: «Non tanto tecnicamente, ma c’è una parte recitata, parlata, più impegnativa. Richiede intenzione, intensità». E complesso è il significato del brano, che tra i vari messaggi ben si inserisce in una sensibilità contemporanea che rifiuta l’idea di successo come unico parametro di realizzazione.
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