Elisa sceglie Campovolo per il concerto-evento del 2027. Nel suo messaggio l’allarme sui sociali media e rivendica il dovere degli artisti di esporsi «contro le ingiustizie»
L’artista è arrivata a sorpresa in città mercoledì per la presentazione: «A Reggio Emilia c’è un supporto e un sostegno diverso»
Reggio Emilia Elisa festeggerà i suoi 30 anni di carriera a Reggio Emilia. È la notizia che proietta il Campovolo nel 2027 e che irrompe in un maggio torrido proprio nel cuore della Rcf Arena. È qui, infatti, che l’artista friulana mercoledì è venuta ad annunciare il grande evento dell’11 settembre dell’anno prossimo. Le prevendite al via da oggi.
«Non mi sembra ancora vero». Sono queste le prime parole appena arrivata nel set della conferenza stampa: una decina di ombrelloni bianchi, cuscini e bancali nel prato adiacente l’Arena. Ad attenderla c’è anche Claudio Maioli, ex manager di Ligabue e che del Campovolo sa più di qualcosa.
Mentre la stagione 2026 fa i conti con le note incognite, ad accendere un faro sull’anno prossimo ci pensa Ferdinando Salzano con la sua Friends & Partners portando al Campovolo una regina della musica italiana per un evento - “Soudtrack ’97-’27 - che è molto più di un concerto. «L’idea è nata dal voler fare una cosa unica, un anniversario, ma è anche una scusa per fare una festa grande in un posto speciale» spiega Elisa, occhiali da sole e ventaglio mai fermo in una giornata che sembra Ferragosto: 35 gradi sul termometro, percepiti forse anche di più. Sulla scelta della Rcf Arena per un evento così significativo non esita: «Credo che sia lo spazio open air più virtuoso, moderno e di ultima generazione che abbiamo in Italia per la musica. È il contenitore migliore a disposizione nel nostro Paese per un grande evento. Inoltre l’Emilia-Romagna è una delle regioni più all’avanguardia in termini di innovazione, sostenibilità e mentalità contemporanea». «Qui certi progetti si possono attuare concretamente perché esistono i servizi e le infrastrutture - evidenzia -. A Reggio Emilia c’è un supporto e un sostegno diverso, oltre al fatto che si tratta di un posto incredibile nato e pensato per la musica».
Per Elisa non sarà la prima volta al Campovolo. Oltre a Italia Loves Emilia, Italia Loves Romagna e Una, nessuna, centomila, c’è l’esordio oltre 20 anni fa, che ricorda con gratitudine. «Ero qua nel 2005, perché Luciano (Ligabue, ovviamente) mi aveva permesso di far parte della sua festa ed era stato incredibile. Un bel battesimo di fuoco: una cosa così non l’avevo mai vista, tranne forse un Primo maggio, in cui avevamo suonato davanti a così tanta, tanta gente». «Campovolo - sottolinea - vuol dire: tanta, tanta gente, tanta energia, tanta festa e un enorme amore per la musica condiviso. Quindi, è un onore poter festeggiare qua». Inevitabile chiedersi - e chiederle - se Luciano Ligabue che del Campovolo è, di fatto, il padrone di casa ci sarà sul palco dell’11 settembre 2027, per ricambiare il favore. O se ci saranno ospiti speciali con lei a celebrare il trentennale di una carriera costellata di successi. «Speriamo! - dice - Credo di essere stata tra gli artisti che hanno avuto più ospiti durante le celebrazioni, gli anniversari vari. Tutto questo è molto fresco, non ho ancora parlato con tutti i miei amici, la maggior parte sono proprio amici, ma sì sarà una festa, sì con dei colleghi».
Ma ciò che Elisa porterà dentro al Campovolo non sarà solo la celebrazione di un anniversario. In scena ci sarà un’artista che non si sottrae a parlare delle emergenze del nostro tempo, anzi rivendica il diritto a una presa di posizione. Che si vede bene nella determinazione di proporre un evento che mette al centro l’attenzione all’impatto ambientale e le misure per ridurlo: è uno dei pilastri di questo concerto, sui quali insiste più volte. E poi naturalmente nei testi delle sue canzoni. In questo senso, l’inedito cantato nel recente concerto di Milano “Fomo 2” e che anticipa il prossimo album, incarna la volontà dell’artista di dire la propria quando dice «ci vogliono deboli, ci vogliono stupidi». «Parla del degrado sociale contemporaneo, di come la società e i ritmi frenetici ci stiano schiacciando, privandoci del nostro tempo. C'è un aspetto ancora più preoccupante, ormai comprovato a livello scientifico – sottolinea, a domanda specifica – I social media e i loro algoritmi stanno alterando profondamente i nostri processi cognitivi e il nostro modo di pensare, condizionandoci molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. Si tratta di una deriva pericolosa che richiede una forte consapevolezza dello strumento che abbiamo davanti». «Mi capita spesso di rileggere una celebre intervista in cui a David Bowie veniva chiesto un parere su Internet. Lui si mise a ridere e rispose: “Non è uno strumento, è il diavolo. Sono gli alieni”. Aveva intuito in anticipo la portata antropologica di questa rivoluzione».
Commenta anche la recente presa di posizione Francesco De Gregori contro gli artisti che fanno proclami. «Credo che questa sia una sua personalissima visione - confessa -. È una posizione curiosa, se pensiamo che la sua generazione ha vissuto l'epoca in cui la musica è stata il motore trainante dei movimenti giovanili più rivoluzionari della storia, dal '68 a Woodstock. Francesco è da sempre un pensatore originale e fuori dal coro. Per me rappresenta un punto di riferimento assoluto e lo ascolto con lo stesso rispetto che si deve a un filosofo. Tuttavia, questa volta non sono molto d'accordo con lui». «Esiste una critica comune secondo cui i cantanti dovrebbero limitarsi a cantare, ed è una visione legittima: in un'epoca di tuttologia diffusa, il rischio di generare confusione e disinformazione è reale. Ma è altrettanto vero che quando figure provenienti da settori diversi si espongono per accendere i riflettori su un'ingiustizia, aiutano a fare emergere il problema, creando un'evidenza collettiva» rivendica.
Nelle sue parole, durante la conferenza stampa, c’è l’orgoglio per le sue radici. «Sono orgogliosa dell'impegno di mio nonno come partigiano della Resistenza a Ronchi dei Legionari, che fu deportato a Buchenwald come prigioniero politico. Fu portato via per un anno e mezzo a soli 21 anni, insieme a milioni di altre persone. Il suo insegnamento per me è ancora forte e chiaro: c'è stata gente che ha combattuto duramente per farci ottenere i diritti di cui godiamo oggi». E lo sguardo di una donna che è anche madre: «Ho una figlia di 16 anni e ho letto di ragazzini a cui sono state rotte le costole durante le cariche alle manifestazioni. Se mia figlia andasse a manifestare e tornasse con una costola rotta, con chi dovrei prendermela? Significa che abbiamo sbagliato qualcosa come società. Quei giovani non avevano armi né gas lacrimogeni, erano solo dei ragazzini. Quando ho partecipato alla manifestazione per la Flotilla a Trieste, sono andata da sola con uno zainetto. Eravamo in diecimila e mi sono messa in testa al corteo. L'ho fatto perché davanti a tutti c'era una fila di ragazzini, che potevano essere i miei figli, che esponevano uno striscione e cantavano le loro canzoni per la pace a Gaza. Abbiamo marciato pacificamente. Di fronte a noi c'erano i poliziotti in tenuta antisommossa; trovarsi lì fa molta impressione. Come musicista e come artista, ho avvertito il bisogno di rispondere. E ho scelto di farlo con la mia musica». Le chiedono quando, nella sua carriera, ha sentito di essere arrivata. La risposta dopo averci pensato un po’: «Forse proprio adesso...».
© RIPRODUZIONE RIS
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
