Trentacinque anni del ristorante Bulldog: un pezzo di storia della città
In via Borelli il compleanno di un luogo simbolo: dalle prime cene ai tavoli di sempre, una storia lunga generazioni. Immancabile la cotoletta primavera
MODENA. C’è chi è cresciuto con le cotolette primavera di via Borelli e chi mente. Al massimo, può aver scansato l’insalata, spostato i pomodorini sul bordo del piatto o chiesto il purè al posto della cipolla di Tropea. Ma se si è davvero modenesi, almeno una volta nella vita, la cotoletta del Bulldog bisogna averla ordinata. Per forza. Perché ci sono locali che fanno da mangiare e poi ci sono quelli che, col passare degli anni, finiscono per servire ricordi. Il Bulldog appartiene alla seconda categoria.
Trentacinque candeline
Da trentacinque anni è una presenza discreta ma costante nella vita della cittá, uno di quei posti che non hanno bisogno di presentazioni perché, semplicemente, fanno parte della quotidianità dei modenesi. Qui dentro si sono celebrate cene di fine scuola prima della maturità al Tassoni, con la tensione degli esami che si scioglieva davanti a una pizza e a una risata. Ma anche i pranzi veloci tra una lezione all’università e il ricordo ancora fresco delle medie alle Paoli. Compleanni, promozioni, pensionamenti, vittorie sportive… Per non parlare degli infiniti sabati sera passati a discutere per conquistare il tavolo con la vista migliore sulla televisione. Ecco, questi sono i tasselli che hanno fatto in modo che si arrivasse a festeggiare i 35 anni di attività: un anniversario che racconta la capacità rara di attraversare le mode senza rincorrerle, restando fedeli a se stessi. Varcata la soglia del locale, infatti, il tempo sembra rallentare.
Fascino senza tempo
Le riproduzioni di De Chirico appese, le luci morbide e soffuse sulle pareti di legno scuro, il carrello dei dolci che arriva ancora al tavolo come una volta. E poi i volti familiari dei camerieri che conoscono i propri clienti da una vita, e che spesso sanno già cosa verrà ordinato prima ancora che il menù venga aperto. «Tutto è nato da un sogno nel cassetto di mio padre, Rolando Leonardi – racconta la figlia Aurora Leonardi, che oggi guida il ristorante insieme al compagno Luca Cavallari e alla madre Egle –. Lui desiderava creare un’ attività tutta sua. All’inizio era una piccola cucina all’interno di un circolo dove si giocava a biliardo. Poi, poco alla volta, il ristorante ha preso sempre più spazio». Fino ad arrivare ad oggi, con una delle insegne più riconoscibili della ristorazione cittadina e una clientela fedelissima. «Questo è un posto per locali – spiega Aurora –. Di turisti ne arrivano pochi, e quei pochi che arrivano vengono qui perché mandati da qualcuno». Un luogo pensato da modenesi per altri modenesi, dunque, che negli anni è diventato non solo tradizione, ma anche abitudine. E le buone abitudini, si sa, che non vanno cambiate… «Siamo conosciuti in città soprattutto per la nostra cotoletta primavera, che è nata quasi per scherzo – aggiunge la titolare –. Ricordo ancora il giorno in cui abbiamo deciso di metterla sul menù. Io e il mio compagno avevamo visto una cotoletta in un altro ristorante. Ci era piaciuta l’idea e abbiamo deciso di reinterpretarla a modo nostro. Con il maiale, perché siamo in Emilia, e con l’insalata, i pomodorini e la cipolla di Tropea. L’abbiamo chiamata primavera perché era colorata, fresca. Ma non di certo leggera, anche perché è fritta… ».
I prodotti di qualità
Ed enorme, aggiungiamo. E anche se è la cotoletta l’elemento più pop del Bulldog, assicuriamo che ce n’è pure un altro, più nascosto, in cucina. Parliamo della moglie di Rolando, Egle Banfi, instancabile ottantaduenne che «ogni mattina si presenta al ristorante insieme alle pastaie per preparare la pasta fresca». Negli anni ne sono passati di personaggi famosi in via Borelli: Beppe Grillo, Johnny Dorelli, Alessandro Preziosi… Ma nonostante ciò, le storie che Aurora ricorda con più affetto riguardano le persone comuni. Le famiglie che tornano da decenni. I bambini diventati adulti che oggi prenotano per i propri figli. I clienti che, dopo migliaia di cene, vengono accolti come parenti. È questa, probabilmente, la vera eredità costruita in trentacinque anni: varcare la soglia del locale, sedersi a tavola, e riuscire a sentirsi, immediatamente, a casa.
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