Al Ciocco, una grande famiglia che da mezzo secolo accoglie il mondo
Dalle cinque camere del 1976 agli ospiti che arrivano a Farneta da ogni continente
MONTEFIORINO. Tanta passione, tanta “famiglia”, tanto amore per una località, per una comunità. E un pizzico di follia, quello che mezzo secolo fa spinse Lino Costi e Marina Righi a lasciare un lavoro sicuro a Milano e a ritornare sui propri monti, prima prendendo in gestione un locale a Quara di Toano, sull'Appennino reggiano, poi tirando su dal niente un albergo-ristorante a Farneta di Montefiorino nel Modenese. «Quando ho iniziato a chiedere i permessi per realizzare il nostro sogno mi guardavano in modo strano, qualcuno diceva addirittura che ero pazzo, ma eccoci qui: dove gli altri vedevano miseria, io vedevo il pane» sottolinea l’ottantanovenne Lino. La famiglia Costi si è integrata subito nella meravigliosa realtà di questa parte dell’Appennino modenese, ottenendo consensi e aiuto da parte della popolazione locale, che partecipa attivamente a tutto quanto organizziamo, così come noi facciamo partecipando alle varie iniziative del paese. Oggi, a portare avanti questa bella struttura sono le sorelle Gabriella e Milena, anche se a dare man forte in cucina c’è ancora mamma Marina. È proprio Gabriella, insieme al papà, a raccontare la storia di questa attività, nata nell’ottobre 1976 con il ristorante e le prime cinque camere. Dopo mezzo secolo, a forza di ampliamenti, con cadenza più o meno biennale - le camere sono cresciute sino a diventare quattordici, e cresciute sono anche le sale, in grado di ospitare centinaia di persone. «Al Ciocco – un nome nato da un ceppo di castagno trovato durante la realizzazione della struttura – oltre alla ristorazione di tutti i giorni, si organizzano cerimonie ed eventi di vario genere, mentre la clientela che alloggia in albergo non è più solo locale, ma arriva da tutto il mondo, soprattutto grazie al passaparola. Sono turisti che arrivano da Francia, Gran Bretagna, Austria, ma anche da Malta e addirittura dagli Stati Uniti, che vengono da noi grazie a realtà locali. Ad esempio, i corsi sulla realizzazione di presepi, con il maestro Antonio Pigozzi, curatore del museo dei presepi di Gazzano di Villa Minozzo, e, prima del Covid, per partecipare ai corsi di cucina che organizzavamo nella nostra struttura». Del resto, la specialità della casa è proprio la cucina, a cui è dedicata un’attenzione particolare per la scelta delle materie prime e della loro lavorazione e l’attenzione e l’amore per i clienti. «Il cibo, oltre ai prodotti del territorio, rappresenta un richiamo importante. I caseifici, la castagna, le patate, il tartufo e persino lo zafferano, che in pochi sanno si coltivi qui, rappresentano alcune nostre ricchezze la cui provenienza, però, non è riconosciuta». Un ambito in cui è impegnata direttamente Gabriella, è anche l’associazionismo, in quanto è presidente dell’Associazione Cuochi Modena, di cui fanno parte molti ristoratori e professionisti della provincia e non solo, che proprio nelle scorse settimane ha celebrato i quarant’anni di attività. A dimostrazione, che questa è una passione autentica, Gabriella è anche la team manager di un gruppo di cucina regionale, l’Equipe Ufficiale cuochi Emilia-Romagna, che partecipa a competizioni nazionali ed Internazionali, quali Olimpiadi di cucina e Coppa del Mondo di cucina, e con i quali, a coronamento di tanti anni insieme, hanno scritto un libro di ricette. Gusto e passione. Al Ciocco ormai è tutt’uno con la comunità locale, in un bel clima che permette di organizzare anche eventi benefici a favore di varie associazioni. «Nel 1986 venne in ritiro da noi il Milan di Nils Liedhlom, grazie a Carlo Bernasconi, presidente di Medusa Film e braccio destro di Silvio Berlusconi: per il nostro territorio fu un evento straordinario. Poi gli spettacoli, con artisti come Albano e Romina Power, Donatella Rettore, e persino incontri di pugilato. Del resto, crediamo nel territorio e investiamo molta passione e tempo per la realizzazione di eventi che possano valorizzarlo ulteriormente».
E per renderlo più attrattivo?
«Avremmo bisogno di guide turistiche locali, oltre che individuare un marchio comune per la promozione dei nostri prodotti, come il nostro Parmigiano, il miele, lo zafferano e tanto altro ancora».
Malgrado le difficoltà, siete soddisfatti ed orgogliosi di ciò che avete fatto in questo mezzo secolo di attività?
«Sì – la risposta è… collettiva e unanime – lavorare con i genitori, con la famiglia è difficile, ma è bello. Ne vale sicuramente la pena», sottolinea Gabriella, che aggiunge «se siamo arrivati ad un traguardo simile, un enorme ringraziamento va rivolto a tutti i dipendenti, fornitori,collaboratori ed amici, di oggi e di ieri, che ci hanno sempre seguito e aiutato nei momenti difficili. Come ha fatto Cna».
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