Letame, cibo della terra e della solidarietà: torna il festival a Serramazzoni con un ricordo di Carlo Petrini
Fino a domenica 26 luglio confronto nazionale su suolo vivo, salute, biodiversità. Gli esperti valuteranno i migliori compost attraverso vista, tatto e olfatto. Il fondatore di Slow Food inaugurò l’evento nel 2005 insieme a Francesco Guccini
SERRAMAZZONI. C’è un evento che, già dal nome, riesce a incuriosire e a far sorridere. Ma dietro l’espressione “Festival del letame” si nasconde una delle manifestazioni più originali e significative dell’Appennino modenese, capace da oltre vent’anni di richiamare agricoltori, studiosi, tecnici e appassionati da tutta Italia. Fino a domenica 26 luglio Serramazzoni ospiterà infatti la ventunesima edizione del “Festival del letame. Il cibo della terra e della solidarietà”, appuntamento organizzato da Bio Appennino insieme a Rete Humus e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica negli spazi del Santa Rita Bio Caseificio Sociale 1964, in via Pompeano. Per chi vive lontano dal mondo agricolo, il tema può apparire insolito. Eppure il letame rappresenta uno degli elementi fondamentali per la fertilità naturale dei terreni. È da qui che parte la riflessione proposta dal festival: riportare al centro il suolo, la sua vitalità e la necessità di rigenerarlo attraverso pratiche agricole rispettose degli equilibri naturali. Un messaggio che oggi assume un significato ancora più forte alla luce dei cambiamenti climatici, del consumo di suolo e delle sfide che attendono il settore agricolo.Cuore della manifestazione sarà la singolare ma rigorosa competizione dedicata ai migliori compost e letami provenienti da aziende agricole biologiche e biodinamiche di tutta Italia. I campioni saranno sottoposti a valutazioni scientifiche e sensoriali per individuare quelli in grado di esprimere le migliori caratteristiche agronomiche. Le analisi chimiche saranno effettuate dal laboratorio Fitosoil del gruppo Cotecna, mentre quelle microbiologiche saranno curate dalle esperte Giorgia Liberati e Anna Strohmenger. Particolarmente atteso il forum aperto dedicato alla valutazione sensoriale del compost, in programma venerdì 24 luglio. Non si tratterà soltanto di esaminare dati e parametri tecnici: ricercatori, agronomi, agricoltori e cittadini saranno chiamati a osservare, toccare e percepire le qualità dei diversi campioni. Un modo concreto per avvicinare il pubblico a un tema spesso considerato materia per specialisti.Tra i protagonisti figurano nomi autorevoli del mondo scientifico e agroecologico come Alessandro Piccolo, Giorgia Liberati, Maurizio Agostino, Massimo Zaccardelli, Marco Serventi, Valentina Carlà Campa, Antonella Rambaldi, Carlo Bazzocchi, Enrico Gabrielli e Lorenzo Negri. Un parterre che conferma il valore nazionale dell’iniziativa e la capacità del territorio serramazzonese di diventare luogo di confronto tra ricerca, esperienze pratiche e innovazione.
Sabato 25 luglio spazio invece all’incontro pubblico dedicato al tema "Humus della terra, salute e pensiero agroecologico. Perché è importante riconnettersi al suolo e curarne la vitalità". Insieme al presidente di Bio Appennino Graziano Poggioli interverranno Alessandro Piccolo, la dottoressa Patrizia Gentilini e Carlo Triarico. Un’occasione per approfondire il legame tra qualità del terreno, qualità del cibo, salute e benessere delle comunità.
Il festival sarà però molto più di un convegno. Visitatori e famiglie potranno conoscere da vicino la filiera della lana naturale, incontrare pastori e filatrici, assistere all’apertura delle forme di Parmigiano Reggiano biologico ottenuto dal latte della vacca bianca modenese, presidio Slow Food, dialogare con produttori di vino biologico e biodinamico, acquistare eccellenze alimentari direttamente dai produttori e partecipare a laboratori dedicati anche ai bambini, compresi quelli con gli alpaca. Non mancherà un momento dedicato al ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che insieme a Francesco Guccini inaugurò la prima edizione del festival nel 2005. Un richiamo alle radici culturali di una manifestazione che ha saputo crescere mantenendo intatto il proprio spirito originario.
Fra riflessioni scientifiche, incontri, degustazioni e attività all’aria aperta, il Festival del letame si conferma così uno degli appuntamenti più singolari dell’estate modenese: un’occasione per riscoprire il valore della terra partendo proprio da ciò che, troppo spesso, viene considerato uno scarto e che invece rappresenta la base della fertilità, della biodiversità e del buon cibo.A rendere ancora più interessante la manifestazione è la sua capacità di mettere in dialogo mondi diversi. Accanto agli operatori del settore trovano spazio cittadini, famiglie, studenti e semplici curiosi, invitati a partecipare a una riflessione collettiva sul futuro dell’agricoltura e dei territori montani. In un’epoca in cui si parla sempre più di sostenibilità, transizione ecologica e tutela delle risorse naturali, il festival propone esempi concreti di pratiche virtuose e valorizza il patrimonio rurale dell’Appennino modenese. Serramazzoni diventerà quindi un laboratorio a cielo aperto dove scienza, cultura contadina e convivialità si incontrano, offrendo l’opportunità di scoprire come la salute della terra sia strettamente legata alla qualità della vita di tutti.
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