Festa del Mirtillo, a Fanano si celebra l’oro nero
Sabato 8 e domenica 9 agosto bancarelle, degustazioni, show cooking e laboratori per celebrare un prodotto unico e di altissima qualità dell’Appennino
FANANO. Tra bancarelle, degustazioni, uno show cooking e laboratori, la “Festa del Mirtillo” a Fanano, sabato 8 e domenica 9 agosto nel centro storico, celebrerà un prodotto di altissima qualità e dal valore unico con varie iniziative. L'evento si tiene ogni agosto, periodo del mirtillo, in uno dei territori di crescita più vasti a livello regionale. Le piante infatti crescono spontaneamente nell’Appennino dell’Alto Frignano, a un’altitudine compresa tra i 1.400 e i 1.500 metri. Un contesto naturale che contribuisce in modo determinante alle caratteristiche organolettiche del frutto.
Il mirtillo nero dell’Appennino modenese
Il mirtillo selvatico qui sviluppa un gusto intenso e una concentrazione aromatica difficilmente replicabile altrove. A confermare la sua unicità vi è anche il marchio di tutela “Mirtillo nero dell’Appennino Modenese”, promosso dalla Camera di Commercio di Modena. Grazie alla collaborazione tra il Comune e l’Ente Parchi anche quest’anno la raccolta è consentita quotidianamente, dalle 6 alle 20, esclusivamente per i frutti giunti a piena maturazione. È ammesso l’uso dell’apposito rastrello, purché non superi i 30 centimetri di larghezza. Non è richiesta alcuna autorizzazione per la raccolta giornaliera, che è limitata a un massimo di 1 chilogrammo a persona; il limite sale a 5 chilogrammi per i residenti nei comuni del Parco del Frignano. L’obiettivo è la tutela di un prodotto inimitabile e la raccolta responsabile, con consigli pratici per non danneggiare le piante e preservare la biodiversità. L’oro nero dell’Alto Frignano è speciale. Nulla a che vedere con il mirtillo americano, frutto dalle grandi dimensioni ma dal sapore blando racchiuso nelle infinite scatole impilate nei supermercati.
Alla scoperta della raccolta dei mirtilli
L’imprenditore locale Stefano Baraldi, insieme alla moglie Michela, in questi giorni è impegnato nella lavorazione del piccolo frutto di montagna presso l’azienda “I Rodi”: «Molte persone compreranno i mirtilli freschi per poi congelarli e trasformarli in confetture a casa», racconta Baraldi, che da più di trent’anni frequenta le cosiddette “praterie” del mirtillo. «Noi venderemo i nostri prodotti a base di lampone, more e mirtillo, anche se quest’ultimo rimane il protagonista». Facendo un confronto con le stagioni precedenti, la raccolta 2026 rileva un dato da non sottovalutare: il cambiamento climatico sta sfavorendo la crescita del mirtillo selvatico. Chi lo raccoglie abitualmente ne ha potuto osservare l’evoluzione: «È una buona annata. La definirei “normale”, ma rispetto ai raccolti precedenti c’è stato un aumento estremamente positivo. Il mirtillo ora cresce più in alto a causa del caldo e della mancanza di neve. La pianta si adatta per trovare il microclima più favorevole, perché la temperatura è aumentata anche da queste parti. Durante l’inverno, inoltre, le nevicate sempre più scarse, indispensabili per creare le condizioni ideali per la crescita, tolgono vigore alle piante». I raccoglitori partono dalla fine della vegetazione. Sopra i 1300 o 1400 metri iniziano le praterie di mirtillo. «Si comincia ad agosto dal basso, perché lì i frutti sono più maturi. In quel periodo si ricava la maggiore quantità di mirtillo. Poi si continua fino all’autunno inoltrato, in anni buoni fino alla metà di ottobre o inizio novembre, perché man mano che passa il tempo, la maturazione procede anche per quelli più in alto. L’importante è continuare a spostarsi. In alcune annate si arriva molto avanti e smettiamo quando nevica, con le prime gelate». Bisogna mantenersi in movimento e “inseguire” il mirtillo selvatico: dalla vallata di Ospitale fino alla Croce Arcana; poi sarà la volta della vallata di Fellicarolo. «Ci si regola in base all’ombra e ai suoi spostamenti. Si arriva con la jeep e poi si comincia». È così che l’oro nero arriva sulle nostre tavole.
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