Quando Guccini si raccontò alla Gazzetta: «Alla mattina leggo, al pomeriggio scrivo. Non chiamatemi Maestro, ma passeggero della musica»
Era il 25 giugno 2017 quando intervistammo il cantautore nella sua casa a Pavana, pochi giorni prima della sua esibizione sul palco del Carpi Summer Fest, in piazza Martiri
MODENA. Dove il lambrusco cede il passo al vinsanto e l’Appennino emiliano abdica a quello toscano viveva lui, il maestro. Era il 25 giugno 2017 quando intervistammo Francesco Guccini nella sua casa a Pavana, pochi giorni prima della sua esibizione sul palco del Carpi Summer Fest, in piazza Martiri. In un borgo di 300 anime incastonato tra i monti dove, se ti fermi al primo bar che incontri sul prolungamento di quella strada Porrettana che congiunge l’Emilia all’infinito puoi conoscere il suo indirizzo. “Dove abita Guccini? Per noi di Pavana ormai è Francesco, vive là in fondo, ma non so se c’è: stasera deve uscire a cena” rispondono al bar. Bussi alla porta con alcuni rintocchi e sulla soglia appare lui, statura imponente e sorriso buono, che dopo le presentazioni ti invita ad accomodarti introducendoti nella sua quotidianità. E nella cucina della sua casa accogliente costellata di fogli, libri, appunti ti svela i suoi sogni nel cassetto e il contenuto, invece, dei cassetti già aperti. Un luogo, la casa di Guccini, divenuta punto di approdo di una sorta di pellegrinaggio laico per fan di tutte le età: da chi ha partecipato, emozionandosi ai concerti fino a chi del cantautore ha ascoltato le canzoni solo su cassette o cd. Da Leonardo Pieraccioni ad altri artisti.
L’intervista alla Gazzetta del 25/06/2017
Maestro, perché ha scelto di ritornare qui, a Pavana?
«Qui ci sono i ricordi della mia infanzia, i primi cinque anni della mia, e sono ritornato spesso per trascorrere le vacanze. Il “rientro” a Pavana in pianta stabile è avvenuto nel 2001 quando mia moglie, Raffaella, che insegna lettere alla scuola media, ha trovato posto qui vicino».
Com’è la sua giornata tipo?
«Al mattino di solito trascorro il tempo immerso nella lettura di giornali o libri. Al pomeriggio mi metto a scrivere. Sempre se sono libero, perché di solito qui viene molta gente. D’estate vado ad un lago artificiale realizzato poco distante da qui ed è un po’ come il nostro mare».
Lei è un simbolo della storia della canzone italiana e ha attraversato più generazioni: oggi potrebbe nascere quella scuola dei cantautori ricca di quella coscienza critica di cui lei è stato ed è protagonista?
«Io sono stato un passeggero, non mi chiamate maestro. Alle mie canzoni ho sempre cercato di dare un’anima. Oggi, innanzitutto, è diverso il mercato discografico: è cambiato moltissimo. L’avvento di Internet ha sconvolto i tempi».
Il web: un bene o un male?
«Sia un bene, sia un male: dipende da come lo si usa. Io non seguo nessun social. So che ce ne sono un paio dedicati a me. Mi fa molto piacere, ma non li frequento. Rifuggo decisamente dalle chat e uso il computer soltanto per scrivere i libri».
Meglio quando le idee per le canzoni fiorivano al tavolo di un’osteria, magari davanti a un buon bicchiere di lambrusco...
«Qui a Pavana di lambrusco ce n’è poco. Comunque, su Internet certo ci sono idee da cui si può attingere. Intuizioni buone che poi possono essere sviluppate».
Al proposito di modernità: tempo fa lei ha dichiarato che i rapper la incuriosiscono…
«Sì, ma è stata una fase. Li trovavo interessanti perché non erano omologati come gli altri: sembravano differenti. Poi è avvenuta la proliferazione di questo fenomeno che non nasce italiano».
Che rapporto ha oggi Guccini con la musica?
«Non la ascolto più: è un distacco avvenuto a poco a poco. Una volta ascoltavo di tutto, i canti popolari, italiani, angloamericani. Una volta esistevano i negozi di dischi in cui si poteva curiosare».
Lei ha annunciato che quella di Carpi sarà la sua ultima esibizione…
«Non è vero: magari sarà l’ultima di un ciclo. Ma potrei ripartire con un nuovo ciclo di spettacoli magari anche in autunno».
Il suo legame con Carpi è molto profondo
«Sì, mia mamma, Ester Prandi, era di Carpi. E un paio di mesi fa sono ritornato in città per salutare mio cugino, Alberto Prandi, un’anima bella, un poeta, un profondo conoscitore della letteratura, scomparso improvvisamente. Una perdita che alla nostra famiglia ha provocato un dolore immane».
Al proposito di libri, ne sta per uscire uno…
«E ne ho un altro nel cassetto. Quello che uscirà a settembre si intitola “Tempo di elfi”, edizioni Giunti, è un giallo che ha come protagonisti gli hippy, che ormai in Appennino sono più di 200. Si tratta di personaggi di origine tedesca, francese e spagnola arrivati qui alla fine degli anni Settanta. In questo contesto avviene un delitto intorno al quale si sviluppa la trama. Il secondo in cantiere è una nuova versione delle “Croniche epafaniche” ripensate sulla base del modo di vivere attuale».
Guccini andrà a Modena Park?
«Non ci andrò, ma Vasco ha scritto buone canzoni. Una tra tutte: “Vita spericolata”».
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