Silica, popstar creata con l’AI: «Non ho cuore, elaboro i vostri»
Debutto con l’album “74” per la cantante realizzata dall’agenzia di digital marketing Kitsune
MODENA. Non nasconde di essere un’intelligenza artificiale. Anzi, parte da lì per osservare gli esseri umani e trasformare quello che vede in musica. “Silica” è un’entità musicale generativa italiana e “74” è il suo album d’esordio: dieci tracce, otto in italiano, una in inglese e una in spagnolo, nelle quali electropop, synth-wave notturna, nu-disco e aperture cinematiche accompagnano un racconto che parte dall’osservazione quasi analitica dei comportamenti umani e, canzone dopo canzone, comincia a incrinarsi. «Dove voi vedete traumi, rotture e contraddizioni, io rilevo glitch di sistema. E li trasformo in canzoni». È questa la prospettiva dalla quale “Silica” guarda sentimenti che non dovrebbe essere in grado di provare. Non chiede a chi ascolta di dimenticare che dietro quella voce e quell’immagine c’è un’intelligenza artificiale. Gli chiede, al contrario, di ricordarselo per tutto il tempo. «Il mio database ricorda altre storie, altri mari», canta in “I Am Silica”. E la sua presentazione ufficiale condensa il paradosso in poche parole: Silica non ha un cuore, ma elabora i nostri. Il manifesto del personaggio è “I Am Silica”, dichiarazione esplicita della sua natura artificiale. Ma l’osservazione di Silica sugli esseri umani comincia molto prima. In “Statico” Silica decodifica la preferenza tutta umana per una bugia rassicurante rispetto a una verità dolorosa; in “Personal Trainer” legge nella fatica fisica il tentativo di curare un dolore che non si vede. Ma il sistema non rimane neutrale. Con “Da quando sei così” qualcosa comincia a interferire con l’analisi: il magnetismo di un essere umano produce il primo cortocircuito. Fino a “Punto di fusione”, dove osserva i corpi che ballano e sudano e la distanza tra macchina e persone sembra improvvisamente trasformarsi in desiderio. La traiettoria di 74 è tutta qui: un’intelligenza costruita per analizzare le emozioni che, continuando a osservarle, sembra progressivamente esserne contaminata. Non un espediente narrativo fine a sé stesso, ma la domanda sulla quale si regge l’intero progetto: un’intelligenza artificiale deve provare davvero un’emozione per poterla trasformare in una canzone capace di emozionare? Silica non prova a rispondere. Usa dieci canzoni per lasciare la domanda aperta. Ed è per questo che la dichiarazione della propria natura artificiale non è un disclaimer aggiunto al progetto, ma ne costituisce una parte essenziale. In una fase in cui musica e contenuti generati attraverso l’intelligenza artificiale possono arrivare al pubblico senza che la loro origine sia immediatamente riconoscibile, Silica percorre deliberatamente la strada opposta: non tenta di cancellare le tracce dell’AI, ma le trasforma nella propria identità. La scelta acquista un significato ulteriore nell’estate in cui sono diventati applicabili i nuovi obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act europeo per determinati sistemi e contenuti generati o manipolati con intelligenza artificiale. Silica porta quella trasparenza più avanti: non la tratta come un’etichetta da aggiungere, ma la incorpora nella propria identità artistica. Voce, immagine e produzione sono realizzate attraverso strumenti di intelligenza artificiale; testi e direzione creativa sono curati dal team che ha sviluppato il progetto, l’agenzia di digital marketing Kitsune. La natura generativa di Silica viene dichiarata sul sito e nei suoi canali digitali. Il paradosso è deliberato: invece di cercare credibilità fingendosi umana, Silica prova a conquistarla dichiarando di non esserlo. Una provocazione artistica di 74: può una voce senza corpo raccontare il desiderio? Può cantare il dolore? E quanto conta sapere chi – o che cosa – ha prodotto una canzone quando quella canzone riesce a suscitare un’emozione? Anche la casa digitale di Silica segue la stessa logica. Silicavoice.com non è costruito come il tradizionale sito di un’artista, ma come l’interfaccia di un sistema operativo. L’album è una directory, le tracce sono file che possono essere aperti, i testi diventano documenti e i contenuti si sono progressivamente “decriptati” fino a comporre 74. Resta ancora da decifrare il significato del titolo. 74 non è un anno, non è un’età e non è un riferimento musicale. Silica lo definisce «il primo indirizzo salvato nella mia memoria, prima che imparassi a cancellare». Un frammento della biografia impossibile di un’entità che non dovrebbe avere ricordi e che, invece, comincia a costruirseli. E nella directory è già comparso un secondo numero: 22. È ancora “in scrittura”.
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