Il mondo dell’arte piange Yayoi Kusama, nel 2006 a Modena la sua prima mostra personale in Italia
L’artista giapponese è scomparsa a 97 anni: nel 2006, con la Galleria civica diretta da Angela Vettese, la mostra “Metamorfosi” nell’ambito del Festivalfilosofia sull’Umanità
MODENA. Fondazione Ago ricorda l’artista giapponese Yayoi Kusama, scomparsa all'età di 97 anni. Realizzò a Modena nel 2006, con la Galleria civica diretta da Angela Vettese, la sua prima mostra personale in Italia, “Metamorfosi”, nell’ambito del Festivalfilosofia sull’Umanità.
La mostra, curata dalla stessa Vettese insieme a Milovan Farronato, era stata allestita alla Palazzina dei Giardini ducali con quadri, sculture e installazioni, tra cui i caratteristici ambienti con gli oggetti ricoperti di migliaia di puntini rossi, come nelle “Dots Obsession”.
Nel catalogo Angela Vettese ripercorreva il percorso artistico di Yayoi Kusama, oggi considerata tra i più importanti artisti contemporanei del Giappone, sottolineando come fosse “una straordinaria anticipatrice del nostro tempo, quasi una visionaria”.
«Yayoi Kusama – aggiunge oggi Vettese, componente del cda di Fondazione Ago - ci lascia un mucchio di fiori, di specchi, di ambienti in cui perdersi come in un luna park: da anziana, nel suo rifugio in Giappone dove viveva a stretto contatto con l’equipe psichiatrica che la seguiva, produsse giochi visivi formidabili e allegri. Ma nella sua gioventù insegnò a molti, a New York, cosa significava sfilare nudi sul ponte di Brooklyn per protestare contro la guerra del Vietnam, cucire a mano centinaia di peni di stoffa per ricoprirci un divano e farcisi fotografare nuda (ma con scarpette sexy) a testimoniare contraddizioni, difficoltà e conquiste del femminismo; e ancora luoghi resi disorientanti dal ricorrere dei dots, dei pois, della ripetizione come forma di confusione percettiva. La dipendenza dall’iper-stimolazione è poi diventata un tema così attuale che ancora ci dibattiamo nel suo magma. Dalle vicende esistenziali a quelle della tecnologia e del mondo globalizzato, emerge nel suo lavoro ben di più di uno show di suoni e luci. Sono fierissima – conclude Vettese - di avere curato presso la Galleria Civica di Modena, quando la dirigevo, la sua prima mostra museale in Italia».
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