Gazzetta di Modena

Musica

Si apre “Modena Belcanto Festival” e celebra la voce italiana

di Paola Ducci

	Carmela Remigio, soprano
Carmela Remigio, soprano

Al Teatro comunale Pavarotti-Freni il concerto inaugurale della rassegna dedicato a Georg Friedrich Händel organizzato dalla Fondazione Leone Magiera. La presidente Eloisa Magiera: «La nostra mission è sostenere giovani talenti dell’opera»

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MODENA. «Metamorfosi del Belcanto. La voce italiana dalle origini barocche alla contemporaneità» è il titolo e, insieme, la dichiarazione d’intenti della terza edizione del “Modena Belcanto Festival”, che prende il via nella giornata odierna per concludersi il 12 novembre. Nato dalla convergenza istituzionale tra Comune di Modena, Fondazione di Modena, Fondazione Teatro Comunale e Conservatorio Vecchi-Tonelli, il Festival prosegue il proprio percorso di ricerca intorno a una delle espressioni più alte e riconoscibili della tradizione musicale italiana, osservandone la storia attraverso le trasformazioni che nei secoli ne hanno modificato linguaggi, forme e pratiche esecutive, attraversando ambiti differenti messi in comunicazione tra loro, cercando repertori, fonti e linguaggi multidisciplinari. Ad inaugurare la terza edizione del Festival, questa sera alle 20.30 al Teatro comunale Pavarotti-Freni sarà “Il cambiamento era incessante”, concerto interamente dedicato a Georg Friedrich Händel e affidato al soprano Carmela Remigio, al controtenore Raffaele Pe e all’Orchestra Canova, diretta da Enrico Pagano. Il progetto, della Fondazione Leone Magiera, è curato da Kenny Alexander Laurence ed Eloisa Magiera, con il coordinamento musicale di Leone Magiera e la scenografia di Riccardo De Biasi.

«Siamo felici di aver organizzato il concerto di inizio Festival - afferma Eloisa Magiera, presidente della Fondazione Leone Magiera - La Fondazione è nata un anno fa per valorizzare la figura di mio padre, Leone Magiera, pianista, direttore d'orchestra e didatta, che ha dedicato la vita alla musica e all'insegnamento. Da quell'impegno deriva il nostro lavoro: sostenere i giovani talenti dell'opera lirica, della musica classica e delle arti visive. Lo facciamo anche attraverso nuove produzioni - continua la presidente-, in cui il repertorio operistico incontra il lavoro di artisti visivi contemporanei, promuovendo nuove prospettive saldamente radicate nel presente e capaci di parlare a nuovi pubblici». Il programma di questa sera attraversa quattro capolavori händeliani – Rinaldo, Rodelinda, Alcina, Giulio Cesare – alternando pagine orchestrali, arie e duetti. Dalla Sinfonia di Rinaldo a “Furie terribili” e “Venti turbini”, da “Morrai sì, l’empia tua testa” al duetto “Io t’abbraccio” di Rodelinda, fino alle ombre incantate di Alcina e alla Cleopatra di Giulio Cesare, con “Da tempeste il legno infranto” e “Se pietà di me non senti”, il concerto percorre differenti stati e possibilità della voce teatrale.

L’apertura händeliana introduce inoltre uno dei campi di indagine centrali del Modena Belcanto Festival: la riscoperta delle origini del belcanto attraverso il patrimonio musicale estense. Modena diventa così il luogo dal quale osservare una storia più ampia della vocalità, ricostruendone genealogie, passaggi e trasformazioni attraverso le fonti e riportando alla luce repertori capaci di modificare, o almeno ampliare, la percezione consueta della tradizione. Al centro rimane la valorizzazione di un patrimonio musicale che continua a rivelare prospettive nuove grazie all’indagine critica condotta dal Festival in questi anni e alla capacità di mettere in relazione epoche apparentemente lontane, restituendo alla storia della vocalità la sua natura mobile e vitale. L’edizione 2026 del Belcanto guarda così alle trasformazioni culturali della voce italiana e alla fluidità di una tradizione che, pur conservando nel tempo caratteri riconoscibili, ha continuamente ridefinito la propria fisionomia: dai tecnicismi e dalla vertigine espressiva del Barocco alla straordinaria scrittura teatrale di Giuseppe Verdi, del quale ricorrono i 125 anni dalla morte, fino alle avanguardie novecentesche e alle sperimentazioni elettroniche contemporanee. Il belcanto diventa allora un lungo principio di continuità della nostra storia musicale: un’idea di suono, un’estetica della voce, una pratica espressiva capace di attraversare i secoli e di mutare con essi. Il Festival proseguirà venerdì 25 settembre alle 20.30, sempre al Pavarotti-Freni con “La Costanza trionfante” per le musiche di Antonio Vivaldi.

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