Gazzetta di Modena

L’intervista

Ron a Vignola: «La poesia ha un potere magico quando la incontri non ti lascia più»

di Laura Solieri

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Ron

Il cantautore ospite d’eccezione alla serata d’onore del Poesia Festival presso il Teatro Fabbri: «Sul palco racconterò tante cose che mi sono successe nella vita legate alla musica»

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VIGNOLA. Domani sera – mercoledì 10 settembre - ore 21 al Teatro Fabbri di Vignola, il noto cantautore Ron sarà fra i protagonisti della serata d’onore del Poesia Festival promossa in collaborazione con la ditta Ocmis, che prevede la lezione magistrale della poetessa Alba Donati e lo spettacolo “Musica e parole” con gli interventi musicali di Marco Caronna (attore e musicista) e Giuseppe Tassoni (pianista) .

Ron, da musicista che rapporto ha con la poesia?

«Molti si mettono in bocca la parola poesia, ma bisogna pensarci bene, perché la poesia è qualcosa di sensazionale, meraviglioso, quando la incontri non riesci più a stare fermo per tutta la lettura. Ho con essa un rapporto molto bello».

Spesso si accosta erroneamente la forma canzone alla forma poesia: cosa ne pensa?

«Che è profondamente sbagliato. Le canzoni, pur se belle, importanti, anche se hanno fatto la storia della musica, sono un’altra cosa. La poesia deve rimanere sempre poesia».

Il suo sarà uno spettacolo pieno di storia ma anche di musica.

«Siamo in tre sul palco, e andrò a raccontare un sacco di cose che sono successe davvero alla mia vita, mi piace dirle in un certo modo, magari attaccandoci immediatamente la canzone di cui sto parlando in quel momento, sarà una cosa un po’ magica, anche perché è veramente tantissimo tempo che ho vissuto e vivo con la musica per cui ho tante cose da comunicare alle persone che ci saranno».

Musica e parole: cosa viene prima per lei nel processo creativo?

«Sono stato sempre, prima, una musicista: quando ero molto giovane già suonavo, avevo i miei gruppetti con cui facevo le piccole seratine, la musica è stato il primo regalo che è arrivato, mentre le parole non sono sempre state facili per me. Prediligo metterci prima la musica e poi in un secondo tempo le parole».

Qual è la canzone a cui si sente più legato?

«È una canzone per cui non ho scritto niente, né musica né parole, e venne fuori improvvisamente dopo aver conosciuto Jackson Browne con “Una città per cantare”: è una canzone che delinea una grande realtà, molto semplice ma piena d’amore».

E la poesia?

«Ho scritto una musica sul testo di una poesia di Pablo Neruda intitolata “I morti sulla piazza” a cui mi sento molto legato».

Cosa ci tiene a dire ai giovani che vogliono intraprendere il mestiere del musicista?

«Di giovani veramente bravi ce ne sono, e ce la stanno mettendo tutta. Spero riescano ad amare le parole un po’di più».

Dalla, De Gregori, Consoli, Mannoia, Daniele… Tanti gli artisti con i quali ha collaborato e condiviso toure. Per cosa è più grato alla musica?

«Sono grato alla musica sicuramente per aver realizzato un mio sogno, perché ero veramente un ragazzino quando sono andato per la prima volta a Sanremo, avevo 16 anni. Sono arrivato che nessuno mi conosceva, allora non c’erano i big e i giovani, e su quel palco, mentre cantavo e c’erano 15 milioni di persone che ci guardavano in bianco e nero, mi sono reso conto di che meraviglia è il nostro lavoro, che un lavoro faticosissimo, che sta cambiando molto e continuerà a farlo, ma va bene anche così».

Ha detto che si sta mettendo in gioco come mai prima d’ora: sta scoprendo una nuova fase artistica?

«Devo dire che più vado avanti con il mio lavoro, più mi sento libero di fare, sperimentare. C’è un mondo molto bello da continuare ad esplorare: poter cantare le mie canzoni davanti a un pubblico sempre attentissimo, sia verso le canzoni che già conosce ma anche verso quelle che ripropongo e che magari non sono altrettanto conosciute. A me piace sempre tanto inventare, studiare, vedere cosa posso fare di nuovo in una canzone piuttosto che andarne a riprendere una che c’è già e merita di essere ricantata. Credo che la cosa più bella è riuscire a scrivere ancora la musica: la musica è una cosa importantissima, che ci trasforma, me per primo».