Spazio, la sfida della frammentazione europea e la necessità di un capitale paziente
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Roma, 16 Giu.(Adnkronos) - Tra Spazio e Artico ci sono più similitudini di quanto si possa pensare. Entrambi sono freddi, inospitali, e contesi spesso dagli stessi grandi Paesi. A dettare i tempi della competizione sono logiche geopolitiche molto simili. Nel caso dello Spazio, l'Europa per ora ha ancora la medaglia di bronzo. Ma con nuovi player determinati come India e Brasile, potrebbe perderla presto. Se ne è parlato durante l’appuntamento che il Centro Studi Americani di Roma dedica alle relazioni internazionali. L'evento, realizzato con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e in collaborazione con Airpress, Aspen Institute Italia, Ecfr (European council on foreign relations), Geopolitica.info e Osservatorio artico, è stato inaugurato dai saluti istituzionali di Roberto Sgalla (direttore del Centro Studi Americani) e da Lorenzo Termine (presidente di Geopolitica.info). Il cuore del dibattito sullo spazio si è concentrato sulle nuove dinamiche extra-atmosferiche. Secondo il paper presentato da Riccardo Leoni, analista di geopolitica e difesa di Airpress, lo Spazio non è più relegato alla sola frontiera scientifica e di ricerca. L'Europa ha la medaglia di bronzo sulla scena spaziale globale e rischia di restare indietro in una competizione che si sta spostando dalla Terra allo spazio stesso, mentre l'industria europea è paralizzata da frammentazione interna ed egoismi nazionali che ne depotenziano la competitività rispetto ai giganti monolitici americano e cinese. La sfida critica per i prossimi decenni sarà superare questa frammentazione per consolidare un settore unificato. Il successo di questa operazione determinerà la rilevanza dell'Europa non solo sul piano economico, ma sempre più su quello della sicurezza strategica. La parola frammentazione torna più volte durante il dibattito, moderato dal giornalista di Repubblica Gianluca Di Feo. Ne ha parlato anche Simonetta Di Pippo, direttrice dello Space economy evolution lab (See Lab) in Sda Bocconi, già direttrice dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico. "Il problema è la frammentazione istituzionale, per l'Europa. Difficile raggiungere le dimensioni degli Stati Uniti, che hanno trovato un modello pubblico privato che sembra funzionare", ha detto. In Europa il problema principale per quegli attori privati "sono i finanziamenti. Lo sviluppo della space economy, che oggi vale oltre 600 miliardi di dollari, non decolla per la scarsa propensione al rischio di aziende e perché la finanza non comprende del tutto un settore complesso. Servirebbe un capitale più paziente". Secondo Paolo Gaudenzi, consigliere scientifico del Consolato Italiano a Boston, "dalla Space economy ormai si è passati alla Space finance. Basta guardare la quotazione di SpaceX, che ha superato di molto il valore di mercato dell'intera space economy. I bilanci annuali delle tre agenzie spaziali di Europa, Usa e Cina sono ben inferiori a quanto ha raccolto Elon Musk nella sua quotazione". Secondo il paper presentato da Leoni, gli Stati Uniti mantengono la leadership assoluta grazie alla sinergia tra istituzioni (Nasa), settore privato e le ingenti risorse finanziarie destinate alla neonata Space Force. Pechino intanto punta all'indipendenza tecnologica e al controllo attivo delle orbite tramite un modello centralizzato, mentre Mosca conserva un solido know-how storico ma fatica a innovare al ritmo dei competitor. L''Europa vanta eccellenze industriali ma sconta una frammentazione politica profonda e manca di un accesso logistico autonomo, dipendendo da terzi per i lanci. L'Italia possiede una filiera d'eccellenza e una crescente integrazione militare interforze, ma soffre per finanziamenti statali ancora troppo limitati. Per non restare ai margini come "junior partner", l'Europa deve colmare in fretta il divario logistico, sviluppare lanciatori propri e aumentare drasticamente gli investimenti pubblici, garantendosi un accesso autonomo, si legge nel paper . Secondo Gabriele Gambarara, vicepresidente di Elt Group, spazio e artico "condividono evidenti caratteristiche ambientali e geopolitiche: sono ambienti ostili, freddi e caratterizzati dall'assenza di luce”. Ma l’accesso allo spazio è al centro dei desideri anche di nazioni emergenti nel settore come l'India e il Brasile, spiega ancora. Barbara Negri, vicedirettore Scienza & innovazione e responsabile Volo umano e sperimentazione dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), dice che "esistono grandi sinergie fra lo spazio e l'Artico”. La possibilità di effettuare test in quelli che vengono definiti "analoghi dello spazio", ovvero aree che riproducono condizioni che si ritroveranno poi in ambito spaziale, rappresenta un grande banco di prova a livello scientifico. Anche secondo Arturo Varvelli, Head of the Rome office dell'Ecfr, parliamo di domini fondamentali per le dinamiche di competizione strategica attuali". Se lo Spazio rappresenta l'altitudine, nella nuova geopolitica, l'Artico ne rappresenta la latitudine più sensibile. Nella seconda parte della conferenza, l'attenzione si è spostata sul panel dedicato al Grande Nord. Partendo dal paper presentato da Leonardo Parigi (direttore di Osservatorio Artico), la discussione ha esplorato le rapide e inedite trasformazioni ambientali e politiche della regione. Un dibattito che ha visto i preziosi contributi di esperti come il generale Giorgio Cuzzelli, l'esperto di geopolitica Lucio Martino, l'inviato speciale del Maeci per l'Artico Agostino Pinna e la direttrice dell'Osservatorio di Intelligence sull’Artico Emanuela Somalvico, a conferma di come le nuove frontiere, in cielo o tra i ghiacci, siano oggi il vero banco di prova degli equilibri globali.
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