Malattie autoimmuni, a Giffoni la pellicola ‘Più forte io’ con 5 giovani pazienti
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Roma, 24 lug. (Adnkronos Salute) - Le sfide invisibili della quotidianità, la solitudine della diagnosi e la forza di guardare oltre la malattia autoimmune cronica. Sono i 3 principali temi al centro del documentario ‘Più forte io’ che è stato presentato ieri pomeriggio in anteprima alla 56.esima edizione del Giffoni Film Festival. La pellicola - prodotta da Telomero Produzioni e realizzato con il patrocinio delle principali associazioni pazienti e con il contributo non condizionante di AbbVie - accende i riflettori sulle vite di 5 ragazzi che convivono con patologie molto impattanti: artrite reumatoide, malattia di Crohn, spondilite anchilosante, psoriasi e dermatite atopica. Attraverso le immagini e le parole si offre uno sguardo intimo sul loro percorso di vita e di cura. La tenacia personale, l’appoggio delle reti di supporto e l’evoluzione medico-scientifica e delle terapie - riferisce una nota - possono aiutare a gestire con successo la malattia cronica. “Troppo spesso di fronte alla comparsa di sintomi cronici i pazienti tendono a isolarsi, a nascondere il proprio malessere o ad accontentarsi di una qualità di vita fortemente limitata”, affermano i rappresentanti di Alomar-Associazione lombarda dei malati reumatici, Amici- Associazione nazionale per le malattie infiammatorie croniche dell'intestino, Andea- Associazione nazionale dermatite atopica, Anmar-Associazione nazionale malati reumatici, Apiafco-Associazione psoriasici italiani e Apmarr-Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare. “Il rischio più grande per un giovane che riceve una diagnosi cronica è l'isolamento sociale e psicologico - avvertono - Questo documentario è un contributo prezioso alla conoscenza delle malattie autoimmuni perché dimostra che chiedere aiuto è il primo vero passo verso la guarigione. Le associazioni esistono per creare ponti fra i pazienti, le famiglie e i clinici. Sentire le storie di coetanei che hanno superato i propri limiti grazie alla terapia corretta dà la spinta decisiva per non arrendersi e per riprendere in mano i propri sogni”. Ad arricchire la narrazione della pellicola è il contributo dei medici specialisti: Alessandro Armuzzi, professore ordinario di Gastroenterologia Humanitas University; Fabiana Castiglione, professoressa di Gastroenterologia Università Federico II di Napoli; Lorenzo Dagna, professore ordinario di Medicina interna, Università Vita-Salute San Raffaele, direttore Unità di Immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare, Irccs Ospedale San Raffaele, Milano; Maria Antonietta D’Agostino professore ordinario di Reumatologia Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore Uoc di Reumatologia e immunologia clinica Fondazione policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e Piergiorgio Malagoli, responsabile Unità Dermatologica Irccs Policlinico San Donato. “Oggi lo scenario terapeutico per le malattie autoimmuni è radicalmente cambiato e i giovani devono saperlo per non perdere la speranza - commentano Armuzzi, Castiglione, Dagna D’Agostino e Malagoli - La ricerca scientifica e l’innovazione hanno consentito passi da gigante e se un tempo queste patologie erano sinonimo di invalidità progressiva, oggi l'obiettivo della remissione clinica è una realtà concreta. Il successo è iniziato con l’introduzione delle terapie mirate di ultima generazione. Un'altra parola chiave nel trattamento di queste insidiose patologie è tempestività. Una diagnosi precoce ci permette di intervenire con nuove cure, come farmaci biologici o jak inibitori, prima che la malattia condizioni la vita del paziente. Non ci accontentiamo più di ridurre i sintomi, perché oggi esiste una terapia giusta per ogni singola persona. I giovani pazienti possono e devono pretendere di tornare a vivere una vita piena e senza rinunce. È fondamentale riuscire a bloccare il danno d’organo prima che diventi irreversibile. Per farlo bisogna anche incoraggiare i pazienti a non rassegnarsi e coinvolgerli attivamente nella valutazione della terapia più adatta alle specifiche esigenze”. “Con ‘Più forte io’ volevamo dare voce a un silenzio che spesso isola i ragazzi nel momento più delicato della loro crescita - spiegano Romani e Amato - Il nostro obiettivo non era raccontare la malattia, ma la reazione e la rinascita grazie alla innovazione terapeutica. Abbiamo voluto mostrare la forza di chi decide di non nascondersi, di chiedere aiuto e di non farsi definire da una diagnosi. Giffoni è il luogo perfetto per lanciare questo messaggio: la vulnerabilità condivisa può diventare una forza straordinaria, e nessun giovane deve sentirsi solo nel proprio percorso di cura e di vita”. Sottolinea Caterina Golotta, direttore medico di AbbVie Italia: “Sostenere questo progetto significa per noi andare oltre l’offerta di soluzioni terapeutiche, mettendo al centro la persona nella sua interezza. L’innovazione scientifica ha valore solo se accompagnata dalla capacità di ascoltare chi convive ogni giorno con la malattia: è così che i progressi della ricerca si traducono in storie di vita reale, di traguardi raggiunti e di serenità ritrovata”. Aggiunge Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia: “Supportare ‘Più forte io’ è il nostro modo di confermare l’impegno a fianco dei pazienti, dei clinici e delle associazioni. Crediamo in una forte cultura dell’informazione e del dialogo, perché solo costruendo consapevolezza condivisa si può guardare a un futuro libero dai limiti imposti dalla malattia”. Nella realizzazione dell’evento - conclude la nota - un ruolo strategico è stato ricoperto da Giffoni Innovation Hub che, nel contesto del Giffoni Film Festival, ha amplificato il messaggio garantendone la distribuzione direttamente sul proprio target di riferimento e assicurando in questo modo un'efficace diffusione tra le giovani generazioni, potenziando enormemente la risonanza e l'impatto del messaggio di sensibilizzazione alla base dell'intero progetto.
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