Guerrieri, un altro azzurro sogna agli Us Open: "Dalla gavetta al primo Slam, il mio viaggio fino a New York"
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(Adnkronos) - La colonna sonora per il suo debutto in uno Slam potrebbe essere proprio ‘Certe Notti’. Andrea Guerrieri, 27 anni e un percorso di gavetta e sacrifici, è nato a Correggio come Luciano Ligabue e si avvicina all’esordio nel tabellone principale degli Us Open anche ascoltando – tra un allenamento e l’altro a New York - qualche grande successo del celebre rocker. "Mi piace la sua musica - racconta all'Adnkronos - e sono andato due volte a sentirlo dal vivo. Una a teatro e una a Campovolo, a due passi da casa. Da piccolo lo incontravo spesso quando portava suo figlio a giocare al circolo di tennis". L'azzurro sfiderà Alex De Minaur al primo turno dello Slam americano, con ogni probabilità nella notte italiana tra lunedì 31 agosto e martedì 1° settembre. Certe notti, appunto. Come quella canzone che ogni tanto risuona nella testa. A gennaio era il numero 511 del ranking, oggi è 187esimo e si prepara al debutto nel main draw di uno Slam. Ci avrebbe mai creduto sei mesi fa? "È stato un bel salto di classifica. Prevederlo era difficile, chiaro, ma ho sempre avuto consapevolezza nei miei mezzi, credevo di poter fare qualcosa di buono. Stavo lavorando bene già da tanto tempo, speravo un giorno di poter raccogliere tutti i frutti insieme. Fatta questa scalata, cercherò di andare avanti con lo stesso spirito. C’è entusiasmo, sento una bella carica e sono molto contento per i tre match giocati fin qui nelle qualificazioni. Non vedo l’ora di tornare in campo". L’avversario non sarà morbido... "Diciamo di no, almeno sulla carta. Però ho tanto entusiasmo, anche nel confrontarmi con giocatori di questo tipo. Cercherò di entrare in partita al meglio e metterò in campo le mie armi. Poi, chissà". Come ha cominciato con il tennis? "Avevo 4 anni. Mi fece provare papà, grande appassionato e amatore. Mi portò al circolo al Correggio e mi piacque subito. Lì iniziò questo amore, poi continuato negli anni. Verso i 13-14 anni passai al circolo di Albinea, a Reggio Emilia. Poi al Ct Reggio Emilia a 18 anni e, verso l'inizio del 2021, a Foligno. Oggi mi alleno lì". Quando ha capito che il tennis sarebbe potuto diventare il suo mestiere? "Diciamo che, avendo avuto una discreta carriera junior, ci speravo. Sentivo che c'erano i presupposti per provarci, anche se poi è complicato arrivare all’élite, con tutte le difficoltà che accompagnano questa professione al giorno d’oggi. Ho comunque continuato pian piano, senza fretta. Sono sempre stato positivo e voglio esserlo soprattutto adesso". Prima di arrivare a un certo livello, quella dei tennisti non è una vita facile... "Nell'ambiente Itf capitava di dividere le stanze con degli amici o anche con sconosciuti, se i prezzi erano un po’ più alti. Il motivo è che spesso, a livelli inferiori, i guadagni portati a casa nei tornei nemmeno bastavano a coprire le spese. A volte ho fatto viaggi non comodissimi, magari di notte o per lunghe tratte con dei bus. È successo, ma è ovvio che non c’è solo quello e non sono un caso singolo. Tanti giocatori fanno lo stesso, magari per risparmiare qualcosa". Ha già pensato a un regalo per festeggiare il traguardo raggiunto? "Sono sicuro che questo risultato mi darà entusiasmo per lavorare con più carica e ancora maggiore positività. Salendo di livello, sarebbe bello investire su me stesso, in termini di team o magari portando con me, nei tornei, le persone care". Chi è il suo idolo? "Nadal. Non l’ho mai conosciuto e nemmeno incontrato, mi è capitato solo di vederlo giocare una volta agli Internazionali di Roma. Uno spettacolo". E Sinner lo ha conosciuto? "Anni fa ci siamo incontrati in un match Itf di doppio a Casale Monferrato. Era il 2017, o forse il 2018. Poi, a fine 2019, mi sono allenato insieme a lui un paio di giorni nell’Accademia di Riccardo Piatti. Jannik è cresciuto lì". Se potesse prendere in prestito una qualità del numero uno al mondo, quale sceglierebbe? "C’è l’imbarazzo della scelta (sorride). Direi però l'attitudine, la mentalità con cui gioca i punti più importanti. Quella concentrazione con cui cerca sempre di andare a prendersi i punti in qualsiasi momento". Fuori dal campo chi è Andrea Guerrieri? "Un appassionato anche di altri sport, a cominciare dal calcio. Tifo Juventus e mi piace il Real Madrid, sono cresciuto con il mito di Cristiano Ronaldo. Un fuoriclasse per la mentalità da vincente. E poi, amo la Formula 1. Se ho tempo, non mi perdo nemmeno una sessione di prove libere...". E allora... Kimi Antonelli o le Ferrari, per chi farà il tifo a Monza? "Questa è la risposta più complicata". E se la ride. "Forse un po’ di più per Antonelli, perché lo guardo e lo seguo da anni, da quando gareggiava nelle categorie minori. Mi fa piacere che stia facendo così bene, è davvero forte e se lo merita".
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