Orfani o separati dall’Ebola: l’emergenza dei bambini soli in Congo
Oltre 1.900 i minori senza genitori o lontani dalle proprie famiglie. «Servono asili nido nei centri di cura e un’assistenza immediata»
A Bunia, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, l’epidemia di Ebola iniziata a maggio sta lasciando dietro di sé una traccia di solitudine che colpisce direttamente l’infanzia. I dati raccolti dall’Unicef insieme alla Divisione Provinciale degli Affari Sociali indicano che sono già più di 1.900 i minorenni rimasti orfani di uno o entrambi i genitori, oppure separati dalle proprie famiglie a causa dei ricoveri e dell’isolamento sanitario. Il bilancio censito conta 1.581 casi nella sola provincia dell’Ituri e 322 nel Nord-Kivu, numeri che rappresentano solo una stima per difetto, limitata alle zone in cui le équipe di soccorso riescono ad accedere. «Per i minorenni, l’Ebola può innescare una rapida catena di conseguenze negative - spiega la nostra collega Lucia Elmi, direttrice delle Operazioni di Emergenza dell’Unicef, rientrata da una missione sul posto - Un genitore si ammala e un figlio può essere esposto al contagio. Quel genitore viene poi ricoverato in ospedale o muore, e il minorenne rimane senza la persona da cui dipende, mentre la paura dell’infezione e lo stigma impediscono a parenti e vicini di intervenire».
A Bunia la crisi tocca anche 214 ragazzi che vivono e lavorano per strada. Senza genitori o tutori, questi giovani rischiano di sfuggire al tracciamento dei contatti, arrivano alle cure quando è troppo tardi e restano esposti a gravi rischi di sfruttamento. L’impatto del virus sui più piccoli è misurato dai numeri del Ministero della Sanità. Su oltre 8.224 casi confermati e quasi 4.000 decessi complessivi in sette province, i minorenni rappresentano più di un quarto dei contagi e circa un terzo delle vittime, con almeno 2.076 casi positivi e 1.162 decessi. La fascia più fragile è quella sotto i cinque anni: sette bambini su dieci che contraggono l’Ebola perdono la vita, spesso prima di poter accedere a un trattamento specifico. Tutto questo avviene in un contesto segnato da anni di conflitti e dalla presenza di 4,4 milioni di sfollati interni, dove la diffidenza e gli spostamenti continui rendono difficile la diagnosi precoce. Sul campo, la risposta cerca di costruire spazi di protezione per i più piccoli fin dai primi momenti del ricovero dei familiari.Tra i vialetti del centro di cura di Bunia si muove Lina, una bambina di sette mesi sopravvissuta all’Ebola ma rimasta sola dopo la morte della madre. «La sua storia ci ricorda con forza che curare un bambino colpito da Ebola non è sufficiente - sottolinea Lucia Elmi - Gli asili nido devono diventare una componente standard di ogni Centro di Cura per l’Ebola: proteggono i più piccoli e danno ai genitori la fiducia necessaria per cercare cure, sapendo che i propri figli sono al sicuro e a portata di mano».
L’Unicef sostiene attualmente dodici asili nido allestiti a ridosso delle strutture sanitarie in Ituri, Nord-Kivu e Sud-Kivu. In questi spazi i bambini esposti al virus o non accompagnati ricevono assistenza, vengono monitorati per cogliere l’insorgere dei sintomi e possono accedere subito alle cure pediatriche. Parallelamente, gli operatori sociali lavorano alla ricerca dei parenti per organizzare i ricongiungimenti familiari o individuare famiglie affidatarie locali. Fino a oggi, gli interventi di supporto psicosociale e le sessioni informative hanno raggiunto oltre 90.000 persone e 15.000 nuclei familiari. Per garantire asili nido in tutti i centri di trattamento, potenziare l’assistenza pediatrica e impiegare un numero adeguato di assistenti sociali servono risorse finanziarie immediate. Il piano di risposta per l’Ebola richiede 150,8 milioni di dollari, di cui 113,4 milioni destinati alla Repubblica Democratica del Congo, ma finora è stato coperto poco più di un terzo dei fondi necessari. Fino a quando un minorenne rimarrà orfano o separato dai propri cari a causa della malattia e dell’isolamento, l’impegno sul campo non potrà fermarsi.
*Portavoce Unicef Italia
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