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Scuola 2030

Il preside Vaccari: «Scuole sicure, si può fare»

di Margherita De Bastiani e Pauline Losavio*
Il preside Vaccari: «Scuole sicure, si può fare»

Il dirigente del Muratori San Carlo a studenti e genitori: «Decisivo lavorare con le famiglie. Metal detector? Sono contrario»

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MODENA. Alla luce del recente avvenimento drammatico di La Spezia nel quale uno studente è stato accoltellato a morte da un suo compagno all’interno dell’aula, si sono sollevati molti dubbi riguardo la sicurezza scolastica: genitori che hanno paura a mandare i propri figli a scuola, studenti stessi che non si sentono più al sicuro in un ambiente che dovrebbe proteggerli e tutelarli. Abbiamo quindi deciso di intervistare il nuovo preside del liceo Muratori San Carlo, Luigi Vaccari.

Ritiene che quanto successo a La Spezia sia un evento isolato o una manifestazione di una violenza sempre più dilagante al giorno d’oggi?

«La scuola non è un'isola deserta, ma è lo specchio della società in cui si trova. L'episodio di La Spezia rappresenta la punta dell'iceberg: il problema alla base è che per tanti ragazzi si è persa la distinzione tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Basti pensare a tutto quello che succede anche qui a Modena: leggiamo sui giornali ogni giorno di episodi di aggressioni, spray al peperoncino, minacce. Credo che la scuola debba occuparsi in prima persona di creare dei percorsi che aiutino tutti i ragazzi a comprendere le conseguenze delle loro azioni».

L’area in cui si trova la nostra scuola, prossima al parco Novi Sad e all’autostazione, è diventata “zona rossa”, ovvero ad alta criticità per la sicurezza urbana. Come si può garantire l’incolumità di chi raggiunge la scuola?

«Questo spetta a chi gestisce l'ordine pubblico. Può essere un’idea positiva quella del sindaco Mezzetti, che ha recentemente proposto l’attivazione di school tutor: addetti al monitoraggio davanti agli ambienti scolastici che permettono agli studenti di percorrere in tranquillità il tragitto da casa a scuola».

Come si sente ai giorni nostri a mandare i ragazzi a scuola proprio dopo quello che è successo?

«Tranquillissimo: io non percepisco una situazione di insicurezza, né l'ho percepita in nessuna delle altre scuole in cui ho lavorato. Ho sempre considerato la scuola come un contesto protettivo, che non deve essere garantito tanto da strumenti di controllo, ma da persone consapevoli di ricoprire un ruolo educativo. I docenti non sono soltanto dei trasmettitori di informazioni, ma dovrebbero essere prima di tutto degli educatori che si accorgono dei momenti di crisi dei loro studenti e li aiutano a risolverli. Nella nostra scuola abbiamo anche delle psicologhe dello sportello d'ascolto per tutti coloro che ritengono di affrontare delle situazioni di disagio. Tanti docenti sono molto attenti ad accorgersi di quelli che vengono chiamati eventi sentinella, che fungono da campanello d’allarme per situazioni di difficoltà. Quello che talvolta manca è la collaborazione delle famiglie: bisognerebbe davvero che le famiglie si prendessero cura dell’aspetto educativo genitoriale e non diventassero soltanto degli avvocati difensori quando si tratta di relazionarsi con la scuola o che, al contrario, rimanessero estranei a tutto quello che succede ai loro figli durante gli anni di scuola. Se si avesse un dialogo propositivo tra docenti e genitori tanti problemi si risolverebbero».

Cosa ne pensa della proposta di Valditara sull'introduzione dei metal detector all'interno della scuola?

«Non la condivido: credo che rappresentino un falso problema perché lavorano sugli effetti. Inoltre se tu vuoi portare delle armi contundenti ci riesci anche con metal detector. Una scuola non è un aeroporto: più che pensare a degli strumenti di ispezione dobbiamo giocare la sfida di far capire agli studenti che certi strumenti non devono neanche varcare le porte delle scuole. È necessario quindi un percorso di formazione e di educazione civica, che insegni il rispetto e porti ad acquisire consapevolezza. Non è dunque solo una questione di controllo, di metal detector, di telecamera o di quant'altro, la vera sicurezza la si costruisce in altro modo».

*studentesse del Liceo Muratori San Carlo, classe 5E