Gazzetta di Modena

Modena

Sicurezza

Scuola, gli studenti modenesi contro Valditara: «Metal detector all’ingresso? No grazie»

di Mattia Vernelli
Scuola, gli studenti modenesi contro Valditara: «Metal detector all’ingresso? No grazie»

Scetticismo sulla proposta del ministro: «Non è vero che qui ci sono i coltelli». E intanto si prepara il debutto degli “school tutor” annunciato dal sindaco Mezzetti per presidiare gli istituti della città

5 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Studenti critici sulla proposta di introdurre controlli con il metal detector all’ingresso delle scuole. Il tema è al centro del dibattito dopo l'accoltellamento in una scuola di La Spezia nel quale il 18enne Abanoud Youssef ha perso la vita per mano di un compagno. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha aperto alla possibilità dello screening magnetico all’ingresso nelle scuole “a rischio”.

Gli studenti contrari

Lo scetticismo degli studenti del Corni Tecnico parte da un presupposto: «Qui di coltelli non ce ne sono. Gira voce che ce ne siano, ma noi in cinque anni non ne abbiamo mai visti». A parlare è un gruppo di studenti di quinta. Preferiscono rimanere anonimi, ma hanno le idee ben chiare: «Se questa proposta fosse passasse, come si farebbe a controllare tutti all’ingresso? Qui ci sono migliaia di studenti, e la mattina si fa la fila per entrare perché c’è una grande folla. Se poi ci fosse un ulteriore filtro, non oso immaginare i problemi che causerebbero». Anche Edoardo Ascari aggiunge: «Non credo sia il caso di “militarizzare” la scuola, che deve essere un luogo aperto e di condivisione. Non trovo il senso del metal detector: non è uno strumento necessario nonostante purtroppo della nostra scuola se ne parli sempre male». Emanuele Riccardi è uno studente dello Ial: «È un modo per spostare i problemi senza risolverli. Se uno studente si presenta con un coltello c’è un serio problema di educazione, e non sarà risolto dal metal detector. Invece che portare l’arma a scuola, a quel punto, la utilizzerebbe in altre zone della città. Insomma, credo che bisogna partire dall’educazione. È certo però che nelle scuole la criminalità è in aumento, e bisogna fare qualcosa».

Gli school tutor

Se la maggior parte degli studenti è contraria alla decisione, il sindaco Massimo Mezzetti, pur sottolineando che «non si può militarizzare le scuole», annuncia che «da lunedì 26 gennaio arriveranno gli school tutor». Di cosa si tratta? «Analogamente allo street tutor, la nuova figura interverrà fuori dalle scuole col compito di monitorare e anche intervenire, in caso di episodi di 'bassa tensione', oppure segnalare immediatamente alle forze dell'ordine, in caso di casi più gravi. Lo school tutor serve ad evitare che ci siano casi che possono degenerare. È un altro strumento che mettiamo in campo in questo ambito, oltre ai maggiori controlli. Nell'ultimo anno gli episodi in questione sono infatti molto calati, sono stati ridotti al minimo. Una volta aumentati i controlli all'esterno, abbiamo però registrato nuovi episodi dentro alle scuole. Rimarca ancora Mezzetti, richiamando che «dalla pandemia ad oggi, mentre tutti gli altri reati sono calati, il fenomeno della criminalità minorile è cresciuto del 30%. Questo ci impone di cambiare e dobbiamo perseguire anche i crimini dei minorenni, quindi anche la normativa deve essere rinnovata riducendo, più che il garantismo, i margini di impunità». Da una parte, riassume il sindaco, «dobbiamo essere duri contro il crimine anche minorile, quindi, e dall'altra dobbiamo essere anche determinati a scovare la radici di questo malessere profondo che sta crescendo tra i nostri giovani. Intervenendo in termini sociali, psicologici e psichiatrici: ce n'è grande bisogno, in una società che si chiude su se stessa. E la solitudine genera devianza pericolosa. Dobbiamo intervenire su punizione e prevenzione, allora: bene le norme che reprimono il crimine minorile, investendo allo stesso tempo con più risorse per affrontare il disagio sociale», conclude Mezzetti.

Studenti divisi

È diviso un gruppo di ragazze del Cattaneo Deledda sul tema sicurezza: «Ogni giorno, quando entriamo a scuola – dice una di loro –, vediamo una pattuglia della polizia, ma un rafforzamento dei controlli, ad esempio con il metal detector, è davvero troppo», mentre un’amica non è concorde, perché «può essere un modo per aumentare la sicurezza nella scuola. Se si è arrivati a proporlo, un motivo c’è: guardiamo ad esempio quello che è successo al Corni tecnico». L’episodio citato dalla giovane è quello di venerdì scorso, quando nei corridoi dell’Istituto che affaccia sua via Aldo Moro è scoppiata una rissa, e qualcuno ha spruzzato lo spray al peperoncino, mentre altri hanno lanciato dalle finestre dei petardi dalle finestre. «Noi eravamo lì e abbiamo respirato il gas urticante – raccontano Shahjaha Gibellini e un’amica – è stato davvero terribile. Bruciava la gola e si faticava a respirare». Anche Michelle era lì: «Siamo entrati nelle classi e l’aria ha continuato a essere urticante anche diverse ore dopo l’episodio».

Il Corni Tecnico

Un caso che ha riacceso il tema della sicurezza al Corni tecnico. Piersilivio Martucci ha studiato nella sede di via Aldo Moro per due anni, e ora la sua classe è stata spostata al Polo Leonardo. «È una scuola pericolosa – racconta – sono contento che mi hanno spostato perché non ero affatto sicuro in via Aldo Moro. Credo che la proposta di inserire i metal detector all’ingresso sia positiva: non ho mai visto un coltello con i miei occhi, ma sicuramente ce ne sono». Pietro Guaraldi, Ayoub e Giovanni Formisano lanciano un appello: «Si parla sempre delle cose negative di questa scuola – dicono a proposito del Corni tecnico – ma in realtà c’è una sovra-rappresentazione della criminalità. Ciò che succede qui accade in tutte le altre scuole. La realtà è che sono spesso gli studenti del Professionale che creano problemi all’interno del Tecnico».

La politica

La capogruppo Avs in Assemblea legislativa Simona Larghetti ha commentato così le dichiarazioni del ministro Valditara: «Se trattiamo i ragazzi come criminali, non dovremmo poi stupirci quando lo scontro sociale si inasprisce. Parliamo di persone che avrebbero bisogno di ascolto, presenza, strumenti educativi». «Non sarà un metal detector a risolvere il problema di un disagio che c’è ed è un fatto nuovo: quando i problemi cambiano, servono soluzioni innovative» fa notare Carmelo Randazzo, leader di Cisl Scuola Emilia Centrale. Sul tema è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle Modena: «La sicurezza nelle scuole non può essere affrontata esclusivamente con misure punitive. È necessario che metta al centro la prevenzione, l’educazione e soprattutto l’ascolto del disagio e delle fragilità giovanili».