Violenza a scuola, a Modena arrivano gli “school tutor”: ecco cosa faranno
Lo ha annunciato il sindaco Mezzetti: queste nuove figure, analoghe agli street tutor, monitoreranno la situazione all’esterno degli istituti e potranno anche intervenire in caso di episodi di “bassa tensione”, mentre in caso di episodi più gravi segnaleranno immediatamente alle forze dell’ordine
MODENA. Per prevenire gli episodi di violenza a scuola ed evitare che possano arrivare a trasformarsi in tragedie come quelle di La Spezia, a Modena arrivano gli “school tutor”. Lo ha annunciato il sindaco Massimo Mezzetti, interpellato a margine della conferenza stampa di presentazione del Motor Valley Fest nella sede della Regione Emilia Romagna, spiegando che a breve, dal 26 gennaio, sarà introdotta questa nuova figura.
Chi sono gli “school tutor”
«Analogamente allo street tutor – ha illustrato il sindaco – la nuova figura interverrà fuori dalle scuole col compito di monitorare e anche intervenire, in caso di episodi di “bassa tensione”, oppure segnalare immediatamente alle forze dell'ordine in caso di episodi più gravi. Lo school tutor serve ad evitare che ci siano casi che possono degenerare». Negli ultimi anni si è parlato molto di casi di bullismo e violenze tra giovani dentro e fuori dagli istituti scolastici, ultimo in ordine di tempo quello accaduto venerdì scorso – 16 gennaio – all’istituto tecnico Corni: «Lo “school tutor” è un altro strumento che mettiamo in campo in questo ambito, oltre ai maggiori controlli – ha proseguito Mezzetti –. Nell’ultimo anno gli episodi in questione sono infatti molto calati, sono stati ridotti al minimo. Una volta aumentati i controlli all'esterno, abbiamo però registrato nuovi episodi dentro alle scuole. Non possiamo militarizzare le scuole, dobbiamo quindi riflettere su come intervenire ancora».
La sicurezza a scuola e in città
Il sindaco ha ricordato che «dalla pandemia ad oggi, mentre tutti gli altri reati sono calati, il fenomeno della criminalità minorile è cresciuto del 30%. Questo ci impone di cambiare e dobbiamo perseguire anche i crimini dei minorenni, quindi anche la normativa deve essere rinnovata riducendo, più che il garantismo, i margini di impunità». Da una parte «dobbiamo essere duri contro il crimine anche minorile, quindi, e dall’altra dobbiamo essere anche determinati a scovare la radici di questo malessere profondo che sta crescendo tra i nostri giovani. Intervenendo in termini sociali, psicologici e psichiatrici: ce n’è grande bisogno, in una società che si chiude su se stessa, in una solitudine che attraversa appunto anche i più giovani e non solo gli anziani. E la solitudine genera devianza pericolosa. Dobbiamo intervenire su punizione e prevenzione, allora: bene le norme che reprimono il crimine minorile, investendo allo stesso tempo con più risorse per affrontare il disagio sociale», ha concluso Mezzetti.
